akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

21 gennaio 2010

1487. Abissi



L'abisso senza fondo è il modo di essere originario del fondamento. Il fondamento è l'essenza della verità. Se dunque lo spazio-tempo viene concepito come abisso senza fondo e, viceversa, a partire dallo spazio-tempo, l'abisso senza fondo viene colto in modo più determinato, ecco che si apre il rapporto che svolta dall'appartenenza allo spazio-tempo all'essenza della verità.

Beiträge zur Philosophie
(1936-1938)
(tr. P. Kobau, in "Aut-aut", n. 236/1990)

3 Comments:

  • At 23/1/10 2:00 AM, Blogger Nome : Giovenale Nino Sassi said…

    Sono d’accordo con Heidegger (sob !!!) quando afferma che l’uomo può superare la paura, l’angoscia che deriva dalla propria finitezza e quindi dalla morte se recupera il nesso fondamentale che lo lega all’essere.
    Penso che ogni ‘’uomo’’ rappresenti un progetto unico e irripetibile.
    Entro in ansia scontenta quando ‘’la strada’’ diventa difficile o se a causa dei limiti (che dovrei accettare) smarrisco l’orizzonte del mio divenire che poi è la missione per cui sono nato e vivo. …

    L’inferno comincia su questa terra quando capisci che potevi scrivere un bel libro, dipingere un quadro, scrivere un’opera musicale, accarezzare un bambino e di non averlo fatto…..
    Ecco allora che la verità diventa inquietudine e potenti, risuonano i versi di ANTONIO MACHADO Y RUIZ

    Tu verdad?
    No, la Verdad,
    y ven conmigo a buscarla.
    La tuya, guàrdatela

    I poeti conoscono la verità dell’attimo ….pensieri.

    ..............

    Nel commento trovi i miei limiti
    Buona domenica, Clelia...
    Nino

     
  • At 26/1/10 7:22 PM, Anonymous Anonimo said…

    "Spazzare il nostro cielo dalle nubi della necessità: questa è una speranza che rimane. La fede nella realtà del tempo, nella supremazia della ragione ha devastato la nostra vita, ma tempo e ragione hanno una matrice comune: la necessità. Il grande pensiero indiano ignora lungo i millenni la categoria della necessità. E quando Eraclito dice <>, non vuole certo insegnare il divenire, ma opporsi alla tirannia della necessità. La necessità non può dominare incontrastata; il suo trionfo, se fosse possibile, spegnerebbe la vita stessa. Questo spettro ci guida, senza che ce ne avvediamo, illanguidisce gli appassionati; è un avvoltoio che scava dentro di noi, una mignatta che succhia il nostro sangue. Neppure Nietzsche se n'è accorto, e innalza le sue lodi alla necessità, lui che ha dato inizio alla grande inversione, che ha fornito gli strumenti per svelare le mire di questa dea perversa."
    "Dietro alla necessità sta la violenza, la sua matrice. Si può allontanare, sopprimere la prima, ma la seconda rimane."
    ("Dopo Nietzsche" di Giorgio Colli)

    L'idea della fisica moderna su cosa sia un orologio, ammesso che un orologio sia qualcosa. Gli orologi non possono misurare il tempo - e quindi neanche le pause - in quanto il tempo è intangibile (teoria quantistica) e addirittura che non ha alcun significato oggettivo (teoria della relatività). Di fatto, il mondo non cambia nel tempo, ma è un gigantesco orologio fermo (la scioccante rivelazione è nota ai fisici come il "problema del tempo"). Una recente teoria (di Julian Barbour) suggerisce che ciò che noi percepiamo come <> non sia in realtà una variazione nel tempo, ma solo una diversa distribuzione delle componenti dell'universo e ciò origina una visione relazionale del tempo ossia che ogni "pezzetto" dell'universo (ad esempio, la Terra) 'misura' il resto dell'universo (ad esempio, le orbite degli altri pianeti in base al movimento della Terra) e ne viene misurato, finché esiste. E quindi non può esserci 'divenire' se non esiste un pezzo del sistema che può "catturare" perfettamente - misurare - il tutto. E ogni pezzo dell'universo sarebbe quindi un microcosmo del tutto, per di più impreciso. In altre parole, per tornare all'esempio della Terra e degli altri pianeti, l'orbita della Terra sarebbe un orologio che però non misura il tempo, ma la posizione degli altri corpi celesti. E, come ogni orologio, la Terra prima o poi perde un colpo (basta pensare al terremoto di Sumatra che ha variato la lunghezza del giorno o alla mutua iterazione tra Luna e Terra in cui le forze di marea stanno facendo rallentare la Terra) e magari va indietro ed è destinato a fermarsi. Per questo la rappresentazione è solo l'ordine in cui percepiamo dinamicamente qualcosa che, di per se, è statico.

    (mIaudit@gmail.com)

     
  • At 26/1/10 7:25 PM, Anonymous Anonimo said…

    (scusate, ri-posto causa perdita di alcune frasi)

    "Spazzare il nostro cielo dalle nubi della necessità: questa è una speranza che rimane. La fede nella realtà del tempo, nella supremazia della ragione ha devastato la nostra vita, ma tempo e ragione hanno una matrice comune: la necessità. Il grande pensiero indiano ignora lungo i millenni la categoria della necessità. E quando Eraclito dice 'il sole è nuovo ogni giorno', non vuole certo insegnare il divenire, ma opporsi alla tirannia della necessità. La necessità non può dominare incontrastata; il suo trionfo, se fosse possibile, spegnerebbe la vita stessa. Questo spettro ci guida, senza che ce ne avvediamo, illanguidisce gli appassionati; è un avvoltoio che scava dentro di noi, una mignatta che succhia il nostro sangue. Neppure Nietzsche se n'è accorto, e innalza le sue lodi alla necessità, lui che ha dato inizio alla grande inversione, che ha fornito gli strumenti per svelare le mire di questa dea perversa."
    "Dietro alla necessità sta la violenza, la sua matrice. Si può allontanare, sopprimere la prima, ma la seconda rimane."
    ("Dopo Nietzsche" di Giorgio Colli)

    L'idea della fisica moderna su cosa sia un orologio, ammesso che un orologio sia qualcosa. Gli orologi non possono misurare il tempo - e quindi neanche le pause - in quanto il tempo è intangibile (teoria quantistica) e addirittura che non ha alcun significato oggettivo (teoria della relatività). Di fatto, il mondo non cambia nel tempo, ma è un gigantesco orologio fermo (la scioccante rivelazione è nota ai fisici come il "problema del tempo"). Una recente teoria (di Julian Barbour) suggerisce che ciò che noi percepiamo come 'cambiamento' non sia in realtà una variazione nel tempo, ma solo una diversa distribuzione delle componenti dell'universo e ciò origina una visione relazionale del tempo ossia che ogni "pezzetto" dell'universo (ad esempio, la Terra) 'misura' il resto dell'universo (ad esempio, le orbite degli altri pianeti in base al movimento della Terra) e ne viene misurato, finché esiste. E quindi non può esserci 'divenire' se non esiste un pezzo del sistema che può "catturare" perfettamente - misurare - il tutto. E ogni pezzo dell'universo sarebbe quindi un microcosmo del tutto, per di più impreciso. In altre parole, per tornare all'esempio della Terra e degli altri pianeti, l'orbita della Terra sarebbe un orologio che però non misura il tempo, ma la posizione degli altri corpi celesti. E, come ogni orologio, la Terra prima o poi perde un colpo (basta pensare al terremoto di Sumatra che ha variato la lunghezza del giorno o alla mutua iterazione tra Luna e Terra in cui le forze di marea stanno facendo rallentare la Terra) e magari va indietro ed è destinato a fermarsi. Per questo la rappresentazione è solo l'ordine in cui percepiamo dinamicamente qualcosa che, di per se, è statico.

    (mIaudit@gmail.com)

     

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