akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

15 gennaio 2010

1482. Quello che resta (dopo i frantumi)



Chi ritiene che un mondo non più unitario (ancorché 'globalizzato') rifletta un soggetto equipollente, cioè dionisiacamente parcellizzato, finisce, proprio lui, col riabilitare la 'vecchia' funzione ordinatrice del soggetto. Un mondo 'a pezzi', si vuol dire, sarà governato meglio, ma non meglio pensato, da un soggetto 'a pezzi'. Se invece si invocherà la forma del soggetto, lo sguardo fisso sulla scatola muta dell'identità, proprio per questo viene meno, proiettata su uno sfondo inequivocabilmente senza fondo, 'faustiano', la sua funzione ordinatrice.
In breve: il soggetto è ancora visibile, anzi è la condizione stessa del visibile, siamo noi; semplicemente, non si può più credere o peggio ancora "sperare" nella sua libera funzione ordinatrice o dominatrice. Tuttavia, decretare la morte del soggetto solo perché questo non ordina o non domina alcunché, è, in un caso, un pregiudizio logico, nell'altro organicistico. Orbene, cesserà la funzione o l'utilità o il senso, ma rimane, inerte, il significato; rimane la forma.
E' proprio della forma, sempre e comunque,
rimanere.

[Intr., § 1]