akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

14 gennaio 2010

1481. Le pagine morte


I dogmi non sono regole matematiche ricevute una volta per tutte e applicate meccanicamente. Devono diventare, se così si può dire, prese di coscienza, intuizioni, emozioni, esperienze morali che hanno l'intensità di una esperienza mistica, di una visione. Ma questa intensità spirituale e affettiva svanisce velocemente. Per risvegliarla non è sufficiente rileggere ciò che si è già scritto. Le pagine scritte sono già pagine morte. I pensieri non sono fatti per essere riletti. Ciò che importa è formulare di nuovo, è l'atto dello scrivere, di parlare a se stessi, nell'istante, in quell'istante preciso in cui si ha bisogno di scrivere; è anche l'atto di comporre quelle parole con la maggior cura possibile, cercando la versione che, al momento, produrrà l'effetto maggiore, aspettando di appassire quasi immediatamente, appena scritta. I caratteri impressi su un supporto non fissano nulla. Tutto sta nell'azione dello scrivere.

Pierre Hadot - La cittadella interiore (p. 54)

1 Comments:

  • At 14/1/10 8:59 PM, Blogger Gioacchino said…

    Scrivere, e non solo. Passare dall'improvvisa esaltazione di credere a/in se stessi - forse non proprio subito dopo aver generato la legge del proprio cambiamento o stasi temporanea - al momento della fiducia nel passo successivo, un passo già compiuto ma privo di regole, prevede un intervallo in cui il tempo del vivere sembra un elastico posto sotto sforzo. E si aspetta il rimbalzo, ma fuori da quel tempo, il tempo del credere, in cui anche se vi è azione è insignificante: si vive guardinghi la disillusione, o il prossimo passo nella direzione giusta (fortuita? ma non importa realmente).

    Saluti,

    Goacchino

     

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