akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

10 gennaio 2010

1477. Ideografia del quotidiano (fra ontologia e verità)

Anche al di fuori della ricostruzione strettamente storiografica, coloro che pongono l’alfabeto al vertice delle scritture (rispetto alla scrittura ideografica, n.d.b.) non sembrano tener conto del fatto che la praticità (o essenzialità) dell’alfabeto risulta pesantemente contraddetta dalla circostanza per cui le nostre scritture rigurgitano di ideogrammi, che non sono solo gli elementi sintattici, ma, ad esempio, i numeri, con i quali ci troviamo benissimo, tanto quanto invece si trovavano male i latini, la cui numerazione aveva elementi alfabetici. Basterà comunque guardare la tastiera di un computer, ossia di una macchina per scrivere una scrittura che si suppone alfabetica, per vedere quanti ideogrammi possieda: | \ ! “ £ $ % & / ( ) = ? ^ 1 2 3 4 5 6 7 8 9 0 [ + * ] @ ° # § > < ; , : . _ -. Sono 38 ideogrammi. E vi ho risparmiato i simboli per far andare avanti e indietro il dvd o alzare il volume (che non servono per scrivere), le emoticon che si possono ottenere dalla combinazione di punti, virgole, parentesi (che invece servono per scrivere), così come tutto ciò che posso ottenere dal «menù simboli». Se davvero l’alfabeto possedesse una incondizionata superiorità rispetto all’ideogramma, non si capisce perché, in tanto tempo, non abbia vinto la partita, proprio come è successo all’Homo sapiens rispetto all’uomo di Neanderthal.


Each special science aims at truth, seeking to portray accurately some part of reality. But the various portrayals of different parts of reality must, if they are all to be true, fit together to make a portrait which can be true of reality as a whole. No special science can arrogate to itself the task of rendering mutually consistent the various partial portraits: that task can alone belong to an overarching science of being, that is, to ontology. But we should not be misled by this talk of 'portraits' of reality. The proper concern of ontology is not the portraits we construct of it, but reality itself.



...Infatti la verità dell'ermeneutica non è un traguardo teleologico fisso da scoprire e da raggiungere, ma verità di un soggetto e per un soggetto. Non c'è una verità da identificare mediante l'interpretazione, ma l'interpretazione è essa stessa verità, nel senso che che niente si dà all'uomo al di fuori e indipendentemente da essa.

Anne Escher De Stefano - Historimus e ermeneutica

1 Comments:

  • At 13/2/11 3:37 PM, Anonymous Anonimo said…

    Chiamare ideogrammi i segni d'interpunzione è ben grossa. Del resto Maurizio Ferraris non è nuovo a un certo grado di imprecisione. Mi permetto di aggiungere, a questo proposito, un link al nostro blog.
    http://terminedellanotte.splinder.com/tag/giornalismo.
    Che sta anche come firma.

     

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