akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

25 dicembre 2009

1471. Attesa



Se io capissi
quel che vuole dire
- non vederti più -
credo che la mia vita
qui - finirebbe.

Ma per me la terra
è soltanto la zolla che calpesto
e l'altra
che calpesti tu:
il resto
è aria
in cui - zattere sciolte - navighiamo
a incontrarci.

[...]


Antonia Pozzi
da Parole

24 dicembre 2009

1470. Voci dal passato

Com’era il mondo sonoro dell’antichità? Il filologo classico Maurizio Bettini ricostruisce la “fonosfera”, cioè l’insieme dei suoni che riempivano l’aria, nell’antica Grecia e nella Roma repubblicana e imperiale attraverso i non pochi indizi presenti nelle fonti classiche.Ne scaturisce un ritratto molto diverso dal mondo contemporaneo. Solo le voci umane rappresentano un elemento immutabile nel corso dei secoli, mentre tipici del mondo antico dovevano essere i rumori delle attività artigianali, quali i colpi dei fabbri e le mole dei mulini cittadini. Soprattutto i suoni prodotti dagli animali, ricorda Bettini, erano molto più variegati e presenti rispetto a oggi, visto che le “fonti” che le emanavano erano parte fondamentale del mondo produttivo della città antica.

Un estratto è leggibile >>>qui


1469. Strumenti umani


La voce limpida di Danielle Licari interpreta magistralmente
il
>>> Concerto pour une voix <<< di Saint-Preux.

23 dicembre 2009

1468. Tre passi fra le nuvole

1467. Fra i pochi (l'attimo che non perdona)



Non c'è un unico tempo: ci sono molti nastri
che paralleli slittano
spesso in senso contrario e raramente
s'intersecano. E' quando si palesa
la sola verità che, disvelata,
viene subito espunta da chi sorveglia
i congegni e gli scambi. E si ripiomba
poi nell'unico tempo. Ma in quell'attimo
solo i pochi viventi si sono riconosciuti
per dirsi addio, non arrivederci.


Eugenio Montale
Tempo e tempi


22 dicembre 2009

1466. ...'a te convien tenere altro viaggio'...



Anche te, cara, che non salutai
di qui saluto, ultima. Coraggio!
Viaggio per fuggire altro viaggio.
In alto, in alto i cuori. E tu ben sai.

In alto, in alto i cuori. I marinai
cantano leni, ride l'equipaggio;
l'aroma dell'Atlantico selvaggio
mi guarirà, mi guarirà, vedrai.

Di qui, fra cielo e mare, o Benedetta,
io ti chiedo perdono nel tuo nome
se non cercai parole alla tua pena,

se il collo liberai da quella stretta
spezzando il cerchio della braccia, come
si spezza a viva forza una catena.

Guido Gozzano
Congedo

21 dicembre 2009

1465. Nova et vetera


Allora Hsien domandò della vergogna:
- Percepire gli emolumenti per le magistrature dello Stato, quando nello Stato si segue la Via, è cosa buona. Percepirli quando nello Stato non si segue la Via, questa è una vergogna - rispose Confucio.

Lun Yü
Dialoghi
§ XIV, 33

20 dicembre 2009

1464. Mattina d'inverno



Ecco le voci cadono e gli amici
sono così distanti
che un grido è meno
di un murmure a chiamarli.
Ma sugli anni ritorna
il tuo sorriso limpido e funesto
simile al lago
che rapisce uomini e barche
ma colora le nostre mattine.


Vittorio Sereni
da Frontiera

19 dicembre 2009

1463. Ciò che abbiamo in comune


Faremmo bene a commiserare la nostra mutua ignoranza, e a sforzarci di rimuoverla tramite tutti i mezzi garbati e graziosi dell'informazione, e non precipitarci a considerare gli altri cattivi e cocciuti solo perché non rinunciano alle loro opinioni per ricevere le nostre, o almeno quelle che vorremmo imporre loro, quando è più che probabile che noi stessi non siamo meno cocciuti nel rifiutarci di abbracciare alcune delle loro. Perché dov'è l'uomo che possiede l'evidenza incontestabile della verità di tutto ciò in cui crede, o della falsità di tutto ciò che condanna; può forse sostenere di avere esaminato a fondo tutte le proprie e le altrui opinioni?

1462. Sefirot letterarie


Da Il genio, opera magistrale di Harold Bloom:
[...] Keter, la prima sefirah, potrebbe essere chiamata «la corona» poiché è rappresentata come la testa coronata dell'Adamo primordiale, il Dio-Uomo, prima della cacciata. Tuttavia, come tutte le sefirot, Keter è un paradosso, dal momento che i cabalisti la chiamano anche Eyin o «nulla». Borges osservò che Shakespeare era «tutti e nessuno», affermazione che io modificherei in «tutto e niente», «la corona» della letteratura eppure il principale «nulla». Essendo io l'ammiratore numero uno di Shakespeare, non ritengo azzardato considerare il genio di Shakespeare una sorta di divinità secolare e questo è il motivo per cui lo metto al primo posto tra i miei cento rappresentanti del genio del linguaggio.
Ho fatto seguire a Shakespeare, nel capitolo intitolato Keter, quattro figure praticamente paragonabili a lui: Cervantes, il «primo romanziere», Montaigne, il primo autore di saggi brevi di argomento personale, Milton, che ha reinventato la poesia epica, e Tolstoj, che ha fuso l'epica e il romanzo. Nel secondo gruppo si trovano una serie di grandi biografi di se stessi e del proprio io: i poeti Lucrezio e Virgilio, lo psicologo e teologo Agostino e i sommi poeti (insieme a Shakespeare e Omero) Dante e Chaucer. Queste cinque figure sono ordinate in sequenza a seconda della loro influenza reciproca: ognuno di essi ha tratto ispirazione dal precedente, a eccezione di Lucrezio, che si è orgogliosamente ispirato al filosofo Epicuro [...].

[Il resto dell'estratto può essere letto
>>>qui]

18 dicembre 2009

1461. Come non ne nascono più


Un gentiluomo è una persona che dice ciò che pensa e che pensa a ciò che dice; un gentiluomo sa trovare parole che rendano con precisione il suo pensiero e, soprattutto, possiede una dirittura morale che garantisce per le sue parole.


17 dicembre 2009

1460. Desiderio immutato [R]


Mi piacerebbe che coloro che decideranno di ricordarmi lo facessero per ciò che ho letto e non per quello che ho scritto. Perché dentro di me cresce (e in maniera esponenziale) la soddisfazione di vivere, ogni volta che - pacificata dalla lettura finita - chiudo un libro battendo col palmo della mano sopra la controcopertina.

[da >>>qui]

1459. Più utile che mai

1458. Non chiederci la parola...


Il circolo glossematico è nato e opera in Italia sin dal 1995.
Ovviamente si ispira agli imprescindibili lavori di Louis Trolle Hjelmslev.
Sempre a cura del circolo, esce anche una rivista, intitolata Janus.

1457. Il punto che non muta


Come cerchio da cerchio e suono da suono, sorgono l'uno dall'altro piccoli drammi dentro la mente e si dissolvono e tornano a formarsi intorno al punto che mai non muta. Quella che aspetto e quella che mai ho scordato, quella in cui mi riposo o quella a cui non voglio pensare o quella che è ritornata improvvisa attraverso il buio del sonno? Passano a una a una e ognuna è la prima e la sola. Il pensiero si attacca a quel punto unico, come la bocca alla bocca; guarda la faccia e ode le parole, ripete l'incontro e ricomincia il dialogo, lo ripete e lo ricomincia, lo tenta e lo moltiplica, lo abbandona e lo sopprime e poi lo ritrova e lo rinnova tante volte, fin che l'incanto è esaurito; si scioglie, si rompe, si disfà come una bolla d'aria scolorata; e non ne resta più niente, è distrutto; è soltanto la contentezza vaga e amara che sia distrutto; la contentezza così intenta e così fissa che a poco a poco lo torna a creare...
Passano le ore, i giorni, gli anni: non so più da quando. Ci devono essere tante cose dietro, che mi aspettano forse; pendono e ondeggiano nella memoria come i brandelli di una tela non compiuta. Ma tutto è interrotto, sospeso, disciolto nella dolcezza del vivere, così uguale e così piana nel suo liquido velo, che alla fine non ne resta nulla tra le mani che vorrebbero stringerla. Mi resta lo sbattimento vago e doloroso degli occhi che devono ingranarsi con la realtà, e il vuoto e la stanchezza di questo minuto.


[via faranews]

16 dicembre 2009

1456. L'altro io (concentrico o eccentrico?)


Je pense, donc je suis (Cogito ergo sum) non è solo la formula in cui si costituisce, con l’apogèo storico di una riflessione sulle condizioni della scienza, il legame con la trasparenza del soggetto trascendentale della sua affermazione esistenziale. […] Il posto che occupo come soggetto del significante è, in rapporto a quello che occupo come soggetto del significato, concentrico o eccentrico? Ecco il problema. Si tratta qui di quell’essere che appare solo per il lampo di un istante, nel vuoto del verbo "essere", e ho detto che pone la sua questione per il soggetto. Che vuol dire? Non la pone davanti al soggetto, perché il soggetto non può venire al posto in cui esso la pone, ma la pone al posto del soggetto, cioè in questo posto pone la questione con il soggetto, così come si pone un problema con una penna, e come l’uomo antico pensava con la sua anima. […] Ciò che pensa così al mio posto è dunque un altro io? […] In altri termini, questo altro è l’Altro che è invocato persino dalla mia menzogna come garante della verità in cui sussiste. Nel che si osserva che è con l’apparizione del linguaggio che emerge la dimensione della verità.
[via EMSF]

1455. Jours tranquilles

1454. Diritto all'Oblio

15 dicembre 2009

1453. Iperboli

12 dicembre 2009

1452. Gioia postuma


Essere abbandonato, può essere un gran bene...
Per quella luce immensa che viene dal passato
che, dopo l'estate, all'arrivo del freddo
il sole non ti fa dimenticare.

Ti resta qualche fiore disseccato
nei fasci delle lettere d'amore,
il ricordo di quei due occhi chiari
che nella prima volta ti sorrisero.

E' vero che ora non hai che buio e poi dolore:
ma in quel ricordo la gioia li sovrasta.
E quella gioia ti apre un mondo nuovo,
e anche una consapevolezza che si fa ragione.

Ecco perché dico che essere abbandonato
potrebbe essere un bene,
se penso al destino triste
di chi l'amore non ha mai provato.

in La violetta notturna
Antologia dei poeti russi del '900
a cura di Renato Poggioli
Ed. Carabba, 1933

11 dicembre 2009

1451. A null'altro


Non riporterò tutto. Bisogna concedere alla dimenticanza ciò che le spetta di diritto. Ma non voglio nemmeno abbandonare ai capricci della mia memoria i cinque mesi straordinari che ho appena vissuto. La memoria è solita fare del mio passato una scelta assai poco giudiziosa. Sovente infatti s'ingombra di minuzie che non hanno alcun interesse e lascia invece che svaniscano immagini di cui anche il minimo particolare mi sarebbe stato caro. La cernita che essa compie è sempre così maldestra... ecco perché questa volta voglio che il ricordo sia rimesso unicamente alla mia ragione.
E a null'altro.


1450. Una vaga certezza


E’ facile esser certi. Basta essere sufficientemente vaghi.


cit. tratta dal pregevole studio Del certo e del vago: l'analisi del senso comune in Peirce e Wittgenstein di Rossella Fabbrichesi Leo



1449. Dolcezze di carta


...Gli scaffali più belli del mondo, tutti coperti di libri, mandavano un misterioso odore di cioccolata antica...

Michail Bulgakov

10 dicembre 2009

1448. Una testa, una colpa


Disserebatur contra: paucorum culpam ipsis exitiosam esse debere, nihil universorum iuri derogandum*.

Tacito
Libri ab excessu Divi Augusti (Annales)
XIII, 27, 1

[
*Altri, invece, pensavano che la colpa dei pochi dovesse essere di rovina soltanto a loro, e che non era per questo il caso di minare i diritti di tutti.]

1447. Ha tirato il sasso e non ha nascosto la mano


Tre giorni fa David Randall aveva "scandalizzato" i lettori di Internazionale (e non solo loro) con >>>questo articolo (il cui assunto era secondo me più provocatorio che reale, anzi, per certi aspetti era persino condivisibile).
Ieri, lo stesso autore, ha sentito il bisogno di >>>tornare sull'argomento. Da ciò che scrive mi pare si possa dedurre che l'idea della provocazione non era poi così peregrina.

09 dicembre 2009

1446. Progenitori di gioia e dolore


Da centomila anni sto guardando
quello che ora soltanto vedo.
Dunque è un attimo tutto il tempo
che centomila avi in me stanno guardando.

Quello che non videro, intenti a zappare,
a ubbidire, a uccidere, ad amare,
e quello che vedono, giù nella materia,
più a fondo di me - bisogna confessarlo.

Ci conosciamo noi, come la gioia il dolore.
Io possiedo il passato, essi il presente.
Scriviamo versi - mi guidano la penna.
Ricordo, e in me li sento.

Attila József
da "Poeti ungheresi del Novecento"
a cura di Amedeo di Francesco e Marta Koszegi
Ed. Lucarini, 1990

1445. Forse qualcuno non lo sa...


...ma la casa editrice Interlinea è l'unica (almeno credo) ad avere una specifica collana dedicata al Natale.

1444. Musicisti incomprensibili


La metafisica, l'etica, la religione e l'arte non producono conoscenza, ma manifestano soltanto il bisogno dell'uomo di esprimere il proprio sentimento della vita, il proprio atteggiamento emotivo e volitivo verso l'ambiente, verso la società, verso i compiti cui egli è dedito e verso le traversìe che deve sopportare, cosicché i metafisici non sono che dei musicisti senza capacità di suonare, senza uno strumento.

Il superamento della metafisica mediante l'analisi logica del linguaggio
Ed. UTET, Torino, 1978 (p. 529)

L'empirista non dichiara al metafisico: "Le tue parole affermano il falso", ma piuttosto: "le tue parole non affermano assolutamente nulla!". Egli non polemizza col suo interlocutore, ma si limita a dirgli: "io non capisco ciò che dici".

Positivismo e realismo
Ed. Il Mulino, Bologna, 1974 (p. 111)

1443. Il fuoco del dolore


...che qualcos'altro, ancora, brucia il cuore:
fuoco, anche questo, di cui io, vile,
non vorrei parlare: come di un dolore
troppo interiore e misero, per dire
l'interiore e misera grandezza
che pure ha in sé ogni nostro dolore...

08 dicembre 2009

1442. Lotta di liberazione mentale


Ciò che io voglio offrirvi è la morfologia dell'uso di un'espressione. Vi mostro che essa ha tipi di uso che voi non avevate nemmeno immaginato. In filosofia uno si sente costretto a guardare un concetto in un certo modo. Ciò che io faccio è invece di suggerirvi di provare a inventare anche altri modi di guardarlo. Vi suggerisco possibilità alle quali non avevate pensato prima.
Voi pensavate che esistesse soltanto una possibilità o due al massimo, ma io vi ho costretto a pensare a molte altre. Inoltre, vi ho fatto notare che era assurdo aspettarsi che il concetto si adeguasse alle vostre minuscole possibilità. In questo modo vi ho liberato dal vostro crampo mentale, e ora potete guardarvi intorno nel campo dell'uso dell'espressione e descrivere i suoi diversi tipi d'uso come mai avevate fatto prima.

citato da Norman Malcom in Ludwig Wittgenstein: A Memoir
Oxford University Press, 1958

1441. Nell'immutabile varietà


E' importante che la filosofia resti quello che è sempre stata: un'analisi critica di tutti i tipi di discorsi e del sapere nella crescente e affascinante varietà delle sue forme.

1440. In profondità


Non esiste un mistero della vita, o del mondo, o dell'Universo. Tutti noi, in quanto nati dalla vita, facenti parte della vita, in realtà sappiamo tutto, come anche l'animale e la pianta. Ma lo sappiamo in profondità. Le difficoltà incominciano quando si tratta di portare il nostro sapere organico alla coscienza. Ogni passo, anche piccolo, in questa direzione è di un valore infinito. Ma quante forze - in noi e fuori di noi - sorgono, si coalizzano per impedire, ritardare, quel piccolo passo...

07 dicembre 2009

1439. Il vincolo cogente


Anche se non vi fossero mai state azioni derivate da questa pura sorgente (il pensiero razionale, ndb), non si tratta per noi di sapere se è avvenuto questo o quello, ma di sapere che la ragione comanda per sé e - indipendentemente da tutti i fatti - essa è ciò che deve avvenire; che quindi azioni, delle quali il mondo non ha forse mai ancora offerto il minimo esempio fino ad oggi, e la cui stessa possibilità potrebbe essere messa in dubbio da chi tutto fonda sull’esperienza, sono tuttavia comandate inesorabilmente dalla ragione

1438. Il testimone consapevole


Tu sei l'unico testimone di tutto, completamente libero.
La causa della sofferenza è nel ritenere il testimone qualcosa di diverso da questo.
Finché sei stato ingannato dal nero serpente dell'opinione di te stesso, hai creduto stoltamente: "io sono colui che agisce"; ora dissetati col nettare dell'evidenza: "io non sono colui che agisce", e sii felice ora.
Brucia la foresta dell'illusione con il fuoco della comprensione.
§ 1

1437. Graffi dal silenzio


...Questa è la nascita dell'anima nel dolore,
una nascita con guadagni e perdite.
La mente vede il mondo come una cosa staccata,
e l'anima rende il mondo una cosa sola con se stessa.
Uno specchio graffiato non riflette immagini:
e questo è il silenzio della saggezza.

Edgar Lee Masters