1436. Avviso ai naviganti

Questo "(non)luogo" non è chiuso né chiuderà, anche se ormai ho deciso di trasferirmi quasi in pianta stabile nella >>>foresteria.
Uno spazio più a misura del mio percorso attuale.
Auguro ogni bene a tutti.
C.
o degli infiniti ritorni

Questo "(non)luogo" non è chiuso né chiuderà, anche se ormai ho deciso di trasferirmi quasi in pianta stabile nella >>>foresteria.
Uno spazio più a misura del mio percorso attuale.
Auguro ogni bene a tutti.
C.

L'anticipazione dell'avvenire, la proiezione dell'avvenire, accreditate come l'aspetto essenziale del tempo da tutte le teorie da Bergson a Sartre, non sono altro che il presente dell'avvenire e non l'avvenire autentico [...]. L'avvenire è l'altro. La relazione con l'avvenire è la relazione stessa con l'altro. [...] La relazione con altri [autrui] è l'assenza dell'altro; non assenza pura e semplice, non l'assenza del puro nulla, ma l'assenza in un orizzonte di avvenire, un'assenza che è il tempo.
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Ho perso varie cose a Buenos Aires. Per la fretta o la sfortuna, nessuno sa dove siano andate a finire. Me ne sono andato con qualche vestito ed una manciata di fogli.Non mi lamento. Con tante persone perdute, piangere per le cose sarebbe come mancare di rispetto al dolore. Vita nomade. Le cose mi accompagnano e se ne vanno. Le ho di notte, le perdo di giorno. Non sono prigioniero delle cose; loro non decidono nulla. Quando mi sono separato da Graciela, ho lasciato la casa di Montevideo intatta.Là sono rimaste le conchiglie cubane e le spade cinesi, gli arazzi del Guatemala, i dischi e i libri e tutto il resto. Portarmi via qualcosa sarebbe stata una truffa.Tutto ciò era suo, tempo condiviso, tempo a cui sono grato; e me ne sono andato alla ventura, verso l’ignoto, pulito e senza pesi.
La memoria conserverà ciò che ne sarà degno. La memoria sa di me più di quanto ne sappia io; e lei non perde ciò che merita di essere salvato. Febbre delle mie viscere: le città e la gente, staccatesi dalla memoria, navigano verso di me: terra dove sono nato, figli che ho avuto, uomini e donne che mi hanno accresciuto l’anima.

Mi trovo proprio nella villa di Scipione l'Africano e mi riposo; intanto ti scrivo dopo aver tributato un atto di adorazione ai suoi Mani e all'altare che, come immagino, preserva i resti di un uomo così grande. Quanto alla sua anima, mi induco a credere che sia tornata in cielo da dove era venuta, non perché fu condottiero di grandi eserciti - ne ebbe anche il folle Cambise, che seppe utilizzare con successo la sua pazzia -, ma per la sua straordinaria umiltà e per il sacro senso del dovere; un sentimento, questo, che, a mio avviso, fu in lui più ammirevole quando lasciò la patria che quando la difese.
Perché tra il dubbio: o Scipione a Roma, o Roma libera, lui optò per quest'ultima scelta.Lucio Anneo Seneca
Epistole a Lucilio
LXXXVI, 1


Camilla, allo specchio, a volte, vengono in mente pensieri e storie che si fanno da sé. Sono pensieri e storie, che disegnano percorsi lievi e appena accennati. Con pochi tratti. Costellazioni di senso, arabeschi o sequenze, un po’ con lo stile delle associazioni libere. Guardandomi allo specchio come filosofo, può accadere allora che sia naturale – anche per me - il desiderio di narrare una certa storia. Per metterla giù in modo meno solenne, è meglio dire che vorrei, a questo punto, raccontare alle lettrici e ai lettori delle nostre scorribande e dei nostri giri, qualcosa come una storiella: la mia, grosso modo. Chi ci ha seguito nelle nostre scorribande, Camilla, è chi ha forse accompagnato, nella lettura e nei nostri buffi giochi acchiappa-qualcosa, un bambino o una bambina come te. Forse, un nonno o una nonna, una mamma o un papà, o forse gli zii.[...]Quand'ero ragazzo, due grandi amori: matematica e mitologia o, al massimo, tragedia greca. Questo, non so bene perché, era ciò che mi affascinava: i numeri e gli dei. Quand'ero ragazzo, non sapevo ancora che la filosofia è l'infanzia o l'adolescenza dell'intelletto e che, si può dire, una cultura che cerchi di farne a meno non crescerà mai, come sostiene Thomas Nagel. Nagel ha scritto, in quello splendido libro di filosofia che è la sua brevissima introduzione alla filosofia:le nostre capacità analitiche sono spesso altamente sviluppate prima che abbiamo imparato granché sul mondo, e intorno ai quattordici anni di età le persone cominciano a pensare per conto loro ai problemi filosofici - su quello che esiste davvero, se possiamo conoscere qualcosa, se qualcosa è veramente giusto o sbagliato, se la vita ha un qualche significato, se la morte è la fine. Si è scritto per centinaia di anni su questi problemi, ma il materiale grezzo viene direttamente dal mondo, e dalla nostra relazione con esso, non dagli scritti del passato. Ecco perché quei problemi si ripresentano continuamente nella testa delle persone che non hanno letto nulla in proposito.[il link apre un file .pdf]Il brano è tratto dal volume Il giardino delle idee, ed. Frassinelli, 2004


...Perché questa è la sfida cruciale per chi voglia essere, nell'analisi della cognizione umana, materialista e monista, senza essere meccanicista, nonché evitare il neo-dualismo proposto dalla filosofia funzionalista: come può il nostro cervello, in cui l'hardware ed il software sono tutt'uno, unità di materia biologica, a suo agio solo nella scatola cranica di un uomo vivente, e vivente nella storia, essere allo stesso tempo luogo di costruzioni concettuali di grande generalità e stabilità?[il link apre un file .pdf]

Ora so perché dal nostro incontro non è potuto nascere nulla di concreto: perché tu, o eri me con tutte le tue forze e quindi sovrabbondante, oppure eri il mio Contro-Io, diventando ovviamente un advocatus diaboli, un doppio pallido e un costante oppositore, senza fondamenta personali. Quanto io possa aver sofferto per tutto questo è difficile da dire, è comunque sarebbe del tutto inutile indagarlo ora, per tutti e due. Le belle lettere che di quando in quando mi scrivevi, sembravano in realtà scritte da me, nel mio stile; ma erano più i giorni in cui non mi scrivevi affatto...

‘Passato’! Che parola stupida!Perché ‘passato’?Passato e puro nulla sono un tutt'uno.E perché allora questo continuo creare?Per travolgerenel nulla quello che è stato creato?‘È passato!’ Come dobbiamoconcepire questa parola?
È come non fosse mai statoeppure vi giriamo in tondo, come esistesse.Se fosse per mepreferirei al passatovv. 11596-11603

Il tempo non è affatto un concetto discorsivo o - come si dice - generale, bensì una forma pura dell'intuizione sensibile. Tempi differenti sono semplicemente parti di un solo e medesimo tempo. Ma la rappresentazione che può essere data soltanto da un unico oggetto, è intuizione. La proposizione che tempi differenti non potrebbero essere simultanei, inoltre, non si potrebbe dedurre da un concetto generale. Tale proposizione è sintetica, e non può derivare soltanto da concetti.[...]L'infinità del tempo non significa null'altro se non che ogni grandezza determinata di tempo è possibile soltanto attraverso limitazioni di un unico tempo che sta alla base. L'originaria rappresentazione di tempo deve quindi essere data come illimitata.
[...]Il tempo non è qualcosa che sussiste per se stesso o inerisca alle cose come una determinazione oggettiva, e quindi permanga quando si astrae da tutte le condizioni soggettive dell'intuizione di tali cose. Nel primo caso, difatti, esso sarebbe qualcosa che, senza un oggetto reale, sarebbe tuttavia reale. Per quel che riguarda poi il secondo caso, il tempo, in quanto determinazione o ordine inerente alle cose stesse, non potrebbe precedere gli oggetti come loro condizione, né potrebbe essere conosciuto e intuito a priori mediante proposizioni sintetiche. Tutto ciò - per contro - ha invece perfettamente luogo, se il tempo non è altro che la condizione soggettiva, sotto la quale tutte le intuizioni possono verificarsi in noi. In tal caso, infatti, questa forma dell'intuizione interna può essere rappresentata anteriormente agli oggetti, e quindi a priori.
Immanuel Kant
Kritik der reinen Vernunft
I, 2, 57-59

Le sere che saranno e che sono statesono una sola, inconcepibilmente.Un solo e chiaro cristallo dolenteintangibile al tempo smemorato.Sono lo specchio di questa sera eternache in un cielo segreto si fa tesoro:lo stesso in cui sta il pesce e sta l'aurora,la bilancia, la spada e la cisterna.Ogni archetipo. Ugualmente Plotinoci insegna nei suoi libri (sono nove)che forse nella nostra vita brevesi intravede un riflesso del divino.E la casa ci appare attorniatada quell'unica sera elementare:sera d'oggi, di ieri, non ancora passata.Versione dal castigliano di Vittorio Gassman