akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 agosto 2009

1403. Come uno straniero


Non hai mai avuto la sensazione di trovarti come uno straniero in questo mondo, di avvertirlo come qualcosa di simile a una regione nuova, insolita, sconosciuta che percorri solo di passaggio? Se hai avuto talvolta questa sensazione [...] capisci cosa intendeva Mazzini quando [...] scriveva: "questo non è che un viaggio dell'anima" (Lettera a L.A. Melegari, 24 maggio 1829); convinzione che era quella di Renouvier: "l'individu n'est sur la terre qu.un passant, venant d'autre part, et d'un lieu où retournera après avoir tiré de ce monde malhereux ce qu'il contient pour son instruction et son perfectionnement*" (Le Personnalisme, Paris 1903, p. 210).

XXX

°


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*L'individuo è sulla terra soltanto un passeggero che viene da un'altra parte, e da un luogo dove ritornerà dopo aver tratto da questo mondo infelice ciò che esso contiene per la sua istruzione e per il suo perfezionamento

29 agosto 2009

1402. Miserie



Quosdam torquet cupido militiae, numquam non aut alienis periculis intentos aut suis anxios*.


*Alcuni, smaniosi di guerra, sono continuamente occupati a creare pericoli agli altri o a stare in ansia per i propri.
Seneca,
De brevitate vitae, II, 2

21 agosto 2009

1401. All'ombra di nessun dio


1401.1
L'importanza dei "cognates".


1401.3 La luce delle stelle ora impassibili era più misteriosa sulla terra infinitamente deserta: una più vasta patria il destino ci aveva dato: un più dolce calor naturale era nel mistero della terra selvaggia e buona. Ora assopito io seguivo degli echi di un’emozione meravigliosa, echi di vibrazioni sempre più lontane: fin che pure cogli echi l’emozione meravigliosa si spense. E allora fu che nel mio intorpidimento finale io sentii con delizia l’uomo nuovo nascere: l’uomo nascere riconciliato colla natura ineffabilmente dolce e terribile: deliziosamente e orgogliosamente succhi vitali nascere alle profondità dell’essere: fluire dalle profondità della terra: il cielo come la terra in alto, misterioso, puro, deserto dall’ombra, infinito. Mi ero alzato. Sotto le stelle impassibili, sulla terra infinitamente deserta e misteriosa, dalla sua tenda l’uomo libero tendeva le braccia al cielo infinito non deturpato dall’ombra di Nessun Dio.

1401.4 In visions of the dark night / I have dreamed of joy departed- / But a waking dream of life and light / Hath left me broken-hearted. // Ah! what is not a dream by day / To him whose eyes are cast / On things around him with a ray / Turned back upon the past? // That holy dream- that holy dream, / While all the world were chiding, / Hath cheered me as a lovely beam / A lonely spirit guiding. // What though that light, thro' storm and night, / So trembled from afar- / What could there be more purely bright / In Truth's day-star?

1401.5 ...il viaggio non finisce mai: “Solo i viaggiatori finiscono”. La fine di un viaggio è l’inizio di un altro...

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18 agosto 2009

1400. Profumo di donne


Grazie a M. (che ne possiede una preziosa copia degli anni '70, oltretutto ampiamente commentata a lato da sua madre) rileggo il Das Mutterrecht di Bachofen.
Magari superato (o mai compiutamente documentato) dal punto di vista storico- antropologico, credo che il suo lavoro resti invece tuttora prezioso per un approccio "altro" alla storia umana, laddove anche la parte femminile ha il suo ruolo, indefinito e unico, nel contesto della condizione attuale dell'Uomo.

°

Il diritto materno è il diritto della vita materiale, il diritto della terra, dalla quale la vita deriva la sua origine. Viceversa il diritto paterno è il diritto della natura immateriale, incorporea. Il primo è il diritto delle divinità che abitano nelle oscure profondità antiche; il secondo è il diritto dell'Olimpo che troneggia la di sopra della terra, ad altezza solare. Il primo è il diritto fisico, il secondo il diritto metafisico. Al livello del loro massimo sviluppo, sia Apollo che Atena hanno infatti una natura metafisica: Atena, priva di madre, scaturisce tutta intera dalla testa di Zeus, ossia dalla sede del più elevato intelletto divino, così come la parola esce dalla bocca. Il diritto materno caratterizza l'umanità e la sua concezione religiosa in un periodo che concepiva la materia, ossia la terra, come la sede più certa della forza materialle. Il diritto paterno caratterizza invece un periodo in cui, secondo quanto Plutarco ascrive a merito di Anassagora, accanto alla materia si è posto un "artefice".

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16 agosto 2009

1399. Gemme d'irrealtà (ritorno a Tukholmaa)


Et saepe incidunt magnae res,
ut discendendum sit ab amicis...
Cicerone, Laelius de amicitia, XX 75

Si dice che sotto il "fungo" di cemento della Stureplan metà della popolazione di Stoccolma aspetti l'altra metà.
Credo sia vero, vista la gran marea di gente che gira intorno alla strana costruzione, ed è proprio lì che ci siamo date appuntamento io e M.
Quando la intravedo, fra le braccia tese di altre persone che corrono incontro agli amici, lei ancora non mi ha visto, poi si volta, mi riconosce, cammina in fretta verso di me, ci abbracciamo.
Non ci vediamo da molti anni eppure, dopo pochi minuti, la confidenza è la stessa di sempre.
Ci incamminiamo verso il Ladugårdsgärdet (dove credo che passerò molto tempo durante questa mia nuova permanenza a Stoccolma) e passeggiamo nel bel mezzo di questa distesa d'alberi riassumendo in poche parole tutto quello che è stato già detto nella nostra corrispondenza, quella sì per me così preziosa e mai interrotta.
Un leggero vento solleva sopra di noi una possente mongolfiera rossa che prima era seminascosta da questa specie di foresta cittadina. Vederla salire verso il cielo sembra quasi uno spunto onirico, una gemma d'irrealtà che si costruisce in questo presente discreto, vissuto intensamente come mai. Gli sguardi che noi, con tutti gli altri, rivolgiamo al cielo sono carichi di quell'ansia febbrile che spesso si prova nel momento del distacco.
Qui l'estate non ha il tono greve del silenzio che segna la controra, eppure sembra ben più presente a queste latitudini il senso precario della vita, così ben rappresentato da quel pallone pieno di gas che, ormai lontano, si è lasciato alle spalle i nostri sguardi e i nostri pensieri.
Riprendiamo il cammino, io e M., questa volta in silenzio, ognuna con i propri pensieri, che non hanno più bisogno di reciprocità né di parole.
La sera giunge discreta qui a Stoccolma.
Ce ne saranno molte per parlare e ridere, per sentirci leggère, come portate dal vento.

°

Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l'aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.

Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.


°

Del mio passaggio precedente da queste parti avevo parlato - en passant - >>>qui.

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13 agosto 2009

1398. Il segreto del faro


Si avvicina il momento della partenza. Come sempre non sarà semplice separarmi da questa terra posta all'estremo orizzonte del mare. Mi consolo pensando che si è trattato di un ritorno e che molti altri "infiniti ritorni" caratterizzeranno ancora la vita a venire. Mai lasciarsi sopraffare dalla malinconia del distacco, meglio pensare alla gioia futura di una nuova visita, fra qualche anno.
Lascio qui persone care che ho ritrovato e alcune nuove che ho conosciuto; lascio anche una parte di me che sarà indelebilmente legata al lento scorrere del tempo, qui, dove il tempo sembra non avere alcun rapporto con la dimensione dello spazio.

Ieri ultima puntata all'estremo Nord, sull'isola di Unst, a visitare il faro di Muckle Flugga (un rito che va compiuto prima del commiato). Dopo questa ultima appendice di terra non c'è più nulla. L'orizzonte è piatto e sereno e sembra invitare alla pace (quella da cercare dentro). Se mai qualcuno capitasse quassù non dimentichi di sollevare il coperchio di un contenitore verde che sta proprio all'ingresso del faro; ci troverà dentro un segreto che qui non dirò, ma che lascio a futura memoria.

Al ritorno, verso Oddsta, sull'isola Fetlar, sono riuscita anche a incrociare gli occhi di un gufo bianco, evento rarissimo che un passeggero che viaggiava con me in traghetto sulla via del ritorno ha interpretato come un ottimo auspicio. Bene.

Probabilmente le prossime note di diario le scriverò da Stoccolma, dove mi trasferirò a breve.

°
Ora vedi quello che sai: che cioè la terra è rotonda. E' un momento storico. Poiché non ne eri sempre consapevole: fra sapere e vedere, fra l'immagine che ha del mondo l'intelletto e quella che ne ha la sensibilità, fra la Terra di Newton e quella di tutti i giorni, c'era un abisso incolmabile. C'erano, in realtà, due terre. Ora [...] il tuo occhio, quasi divino, vede la terra come globo e come paesaggio. L'abisso si è colmato [...]. Paesaggio terrestre: questo è la terra senza di noi.

Günther Anders
Der Mann auf der Brücke

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12 agosto 2009

1397. Una prospettiva vaga, ma dolce


C'è un verso dell'Oreste di Euripide (e precisamente il 234) che mi accompagna da qualche ora con piacevolezza:
Il cambiamento è dolce in tutte le cose.
[μεταβολή πάντου γλυκου]
Nonostante la tremenda tensione che si respira in tutta quella tragedia, questo è un punto ampio, uno slargo verso la pace, una tendenza a intravedere una luce sul fondo del tunnel della disperazione.
Se il cambiamento diventa una "cosa dolce" ciò accade in forza del nostro essere inadeguati nel momento dato; si cambia (tendenzialmente) in meglio quando lo si fa con volontà positiva. Ci "riassestiamo" cercando un luogo e un tempo migliori.
Non è detto che sempre ci si riesca, ma tentare di farlo diventa - a volte - la sola strada praticabile.
L'unica che abbia una prospettiva, per quanto vaga, di futuro.

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11 agosto 2009

1396. Un vuoto che riempie


Sulla B9081 fra Ulsta (dove approdano i traghetti dal Mainland) e Burravoe (sull'isola Fetlar) c'è la casa - si dice - più antica delle Shetland. Viene chiamata Old Haa e pare sia stata costruita nel 1672.
La data invero non m'interessa fino in fondo, quello che mi ha colpito è stato il silenzio. Un silenzio che, come sempre inseguito, mi ha oggi insegnato qualcosa di nuovo, e cioè che la voce è un privilegio che merita di essere trattato con molto riguardo. (O dovrei dire piuttosto la parola, che è quellla che trasforma un suono inarticolato in concetto, in "espressione"?)
Sia come sia oggi, qui, non c'era traccia di voce, di parola, di concetto o di espressione.
C'era solo il silenzio, a insegnarmi il vuoto, forse per farmi capire che ogni "pieno" vocale ha senso solo e soltanto se esiste qualcuno pronto a recepirlo, a trasformarlo in un "messaggio" articolato, trasmissibile.
In lógos, insomma.

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09 agosto 2009

1395. In dubio abstine


Nel periodo elettorale, mentre i candidati si affannano nei loro templi e uno promette denaro, un altro sguinzaglia i suoi galoppini, un altro ancora consuma di baci le mani di coloro da cui, una volta eletto, non si lascerà nemmeno toccare, mentre tutti sono in ansiosa attesa della voce del banditore, non è forse la cosa migliore starsene tranquilli a guardare quel mercato, senza né comprare né vendere?

Lucio Anneo Seneca
CXVIII, 3

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08 agosto 2009

1394. Pensieri sul margine della sera


In ferry alle Out Skerries, minuscole isole poste 8 miglia a est di Lunna.
Una settantina gli abitanti, una piccolissima scuola con due soli allievi e un vecchio faro a fare la guardia su questo punto di passo per migliaia di uccelli (anche molto rari, mi dicono).
Un posto fuori dal mondo sul quale - non lo nego - ho fatto volentieri un pensierino per abitarci per sempre, magari in una delle molte case disabitate che ho visto.

[Come tutto appare lontano visto da qui, sembra quasi di vivere in una realtà rovesciata].

A Lunna, invece, ho visitato la chiesa di St Margaret, risalente al Settecento (ma assai rimaneggiata nei secoli successivi), munita di fori nel muro dai quali assistevano alle funzioni i lebbrosi del posto. Incredibile anche il cimitero annesso con molte lapidi risalenti a epoche molto remote (e dagli epitaffi lunghi e molto "romanzati").

Torno a Lerwick con un nuovo carico di emozioni. Nei prossimi giorni mi sposterò verso le isole del Nord (Yell, Fetlar e Unst) che conosco meno e che - sono convinta - mi meraviglieranno ancora di più.

°
Il viaggio è forse sempre un cammino verso quelle lontananze che splendono rosse e viola nel cielo della sera, oltre la linea del mare e dei monti, nei paesi su quale sorge il sole che da noi tramonta.
Il viandante avanza nella sera, ogni passo lo inoltra nel tramonto e lo conduce oltre la striscia infuocata che si spegne.


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07 agosto 2009

1393. Gli dèi ci invidiano?


Pare di sì, secondo quanto scrive Velleio Patercolo nella sua Historiae Romae (I, 10, 4), a proposito delle parole pronunciate dal console Lucio Emilio Paolo (in procinto di celebrare il trionfo per la vittoria riportata su Perseo di Macedonia):

...ante triumphi diem ordinem actorum suorum commemoraret, deos immortalis precatus est, ut, si quis eorum invideret operibus ac fortunae suae, in ipsum potius saevirent quam in rem publicam*.

[Detto per inciso, gli dèi, a quanto sembra - gradendo l'offerta - ammisero l'invidia; e due figli del console morirono repentinamente, uno poco prima del trionfo, l'altro qualche giorno dopo].

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...*Prima del trionfo, (Paolo), nel fare la relazione del suo operato, pregò gli dèi che, se qualcuno di loro guardava con invidia le sue imprese e i suoi successi, si accanisse contro la sua persona e non contro lo Stato.


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05 agosto 2009

1392. Senza respiro (verso il promontorio dell'immaginazione)


Domani tornerò a passeggiare per le piccole strade di Voe, poi su verso il Nord del Mainland fino a Brae e Mavis Grind dove su una piccola striscia di terra attraverserò il confine che divide l'Oceano Atlantico dal Mare del Nord. Arriverò poi a Hillswick dove sono attesa dalla mia guida d'eccezione, che questa volta mi ha promesso, oltre alla visita alla Riserva naturale, anche una passeggiata indimenticabile sul promontorio (uno dei luoghi rimasti ignoti nel viaggio precedente e che attendo da tempo di visitare).
Spero solo che il vento sia clemente, anche se ormai credo di aver fatto l'abitudine a quest'aria continua che - a volte - toglie il respiro (non solo in senso figurato).
Porto con me solo Leopardi, è strano eppure mi sembra così affine a questi luoghi, tanto che la sua lettura, così ampiamente conosciuta, mi pare rivelare lati nuovi che - incomprensibilmente - paiono essermi sfuggiti fino ad oggi.
Magari non è il luogo, forse è solo l'età...

°
Chi ha viaggiato gode questo vantaggio, che le rimembranze che le sue sensazioni gli destano, sono spessisimo di cose lontane, e però tanto più vaghe, suscettibili di fare illusioni, e poetiche. Chi non si è mai mosso, avrà rimembranze di cose lontane di tempo, ma non mai di luogo (che monta pur tanto che è più assai che nel teatro la scena), le sue rimembranze saranno sempre di cose, per così dire, presenti; però meno soggette all'immaginazione e quindi meno dilettevoli.

Giacomo Leopardi
Zibaldone

p. 4485

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04 agosto 2009

1391. Con la testa appoggiata sul dubbio


In un bel brano dei suoi Essais (III, 13), con una metafora come al solito ben scelta, Montaigne scrive così a proposito del dubbio:

Oh! Si tratta di un più che morbido e soffice cuscino, e anche sano, dove l'ignoranza e la mancanza di curiosità non albergano.
Veramente un buon posto dove poggiare la testa!

Su questo cuscino, nelle ultime notti (che poi qui sono giorni), ho dormito i miei sonni migliori.



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03 agosto 2009

1390. Fra tempo, speranza e (buone) intenzioni


Oggi e domani mi dedicherò all'antica capitale.
Sulle orme di Brentano traccerò i solchi delle mie (buone) intenzioni.
Che siano vento, che siano mare, che siano terra per tornare, questo è prematuro da dire.
L'importante è che ci siano, e che portino con sé il sole giusto e la giusta misura del conoscere.
- Dai speranza al tempo - mi dicevi tu una volta, e io acconsentivo, non dimenticando mai quanto fosse però anche necessario dare tempo alla speranza, per camminare leggeri, in cerca di (buone) intenzioni.
Oggi dunque mi incammino, sperando di incontrarti in quello scarto d'ombra che è sospeso tra la gioia dell'illusione e la più realistica sobrietà della consapevolezza.

°

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni / che, perduti nel tempo, c'incontrammo / alla nostra incresciosa intimità. / Ci siamo sempre lasciati / senza salutarci, / con pentimenti e scuse da lontano. / Ci siamo rispettati al passo, / bestie caute, / cacciatorii affinati, / a sostenere faticosamente / la nostra parte di estranei. / Ritrosie disperanti, / pause vertiginose e insormontabili, / dicevano, nelle nostre confidenze, / il contatto evitato e il vano incanto. / Qualcosa ci è sempre rimasto, / amaro vanto, / di non creduto ai nostri abbandoni, / qualcosa ci è sempre mancato.

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02 agosto 2009

1389. Raffiche di solitudine


Di certe solitudini non mi restano che reticoli di tempo sospeso dove - a volte - m'impiglio, contenta di non sapermi liberare.

°

...Ma solitude m’appartient, amère et douce à la fois. Plus jamais je ne l’offrirai en partage à quiconque. Le vent balaie ciel et mer par rafales. Les nuages effilochent leurs filaments sur les crêtes. Le soleil brûle ma joue. En d’autres temps caresse bienfaisante. Sans doute ai-je rêvé, sans doute n’était-ce qu’illusion ? Il me semble avoir vécu pendant des mois dans le mensonge. Je me suis laissé croire que nous survivrions à mon éloignement. Il me faut ne plus y songer, fermer la parenthèse du passé, de ce passé-là ; déposer là, dans ce creux de roche, les promesses et les fictions, abandonner aux amas de pierres et d’infortunes les gestes de la tendresse et la complicité, faire un tas de tous ces oripeaux ― horribles peaux d’orpailleurs ! ― et les laisser aller au vent.

§ 2

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01 agosto 2009

1388. Non per me almeno, non ora


Sei, sette chilometri di prati verdissimi e solo una sottile linea di sabbia che separa due tavole di cristallo. Ecco cosa ho visto passando a fianco del St. Ninian's tombolo, uno dei tanti luoghi metafisici che mi sono ri-apparsi da quando sono tornata qua.
A dire il vero non ero diretta lì, ma leggermente più a Sud, verso la Loch of Spiggie Reserve, dove mi attendeva una guida d'eccezione che mi ha condotta per mano quasi fino a Sumburgh Head. Migliaia di volatili (che eleganza quei cigni...) e un vento impetuoso mi hanno scossa fino alle fondamenta dell'anima.
Avevo con me la fotocamera, ma ho fatto pochissimi scatti; ho capito subito che non sarebbe stato l'occhio a immortalare quegli attimi irripetibili. Erano altre le corde da toccare, altri i tasti da percuotere, e allora ho affidato al mio taccuino il compito di testimone silenzioso, mentre il mio accompagnatore - quasi avesse compreso - si limitava a indicarmi col dito ora uno squarcio di luce, ora una frullìo d'ali leggere.
A sera, dopo il rientro a Lerwick, mi sono chiesta il perché di tanto immotivato stupore; in fondo erano luoghi e luci che avevo già visto da ragazza. Mi sono risposta che ripercorrere il tempo attraverso lo spazio non è un vuoto esercizio di comparazione. Lo sarebbe se venisse a mancare la variabile che unisce le due "dimensioni", e cioè l'io di chi osserva.
I luoghi possono essere rimasti immobili, in silente attesa di qualcuno che tornasse a guardarli dopo un certo lasso di tempo. Potrebbe anche darsi che nessuna pietra, nessuna pianta, nessun tratto di fiume o di lago sia mutato da allora. Ma nulla potrebbe essere più come prima. Perché sono io che non sono più quella di prima. E questo è bene, perché la comparazione è tutta interiore. Ecco perché non poteva essere la macchina fotografica a "certificare" un cambiamento, ma un diverso strumento; e allora sarà un differente "album" a raccogliere domande interminabili che cadranno come polvere di stelle su risposte che arriveranno fra giorni, mesi, magari fra anni.
Perché tutto mi appare oggi indefinito: sento di avere un'anima chiara, che tutto raccoglie e comprende; ma testimoniare questa "chiarezza", offrire a mia volta ciò che ho raccolto e compreso non è cosa semplice.
Non per me almeno, non ora.

°

In questi giorni il diario di un altro viaggio mi sta appassionando.


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