akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

30 aprile 2009

1287. Questione d'interpretazione (mai prendere i precetti religiosi troppo alla lettera...)

A questo punto Albino Cecina intervenne: - Ho riscontrato un mutamento di sacrificio analogo a quello che hai menzionato, Pretestato, anche nei Compitali, quando per tutti i crocicchi della città si celebravano i giochi istituiti, come è noto, da Tarquinio il Superbo in onore dei Lari e di Mania, in séguito ad un responso di Apollo che aveva prescritto di intercedere con teste in favore delle teste. Tale precetto fu osservato alla lettera per qualche tempo, e per la buona salute dei famigliari si immolavano fanciulli alla dea Mania, madre dei Lari. Giunio Bruto, divenuto console dopo la cacciata di Tarquinio, decise di modificare tale tipo di sacrificio. Ordinò di compiere le suppliche con teste d''aglio e di papavero: si obbediva così all'oracolo di Apollo che parlava di teste senza peraltro compiere il misfatto di un infausto sacrificio...

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29 aprile 2009

1286. La linea di confine

Ma in fondo la grande domanda è: dove si trova, di preciso, la linea di confine fra il cosa e il come di una storia?

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28 aprile 2009

1285. Unità e separazione

Del nascere e del perire i Greci non hanno una giusta concezione, perché nessuna cosa nasce né perisce, ma da cose esistenti ogni cosa si compone e si separa. E così dovrebbero propriamente chiamare il nascere comporsi, il perire separarsi.
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27 aprile 2009

1284. A te che ci guardi

Si racconta che prima di diventare l’Orsa Maggiore si chiamava Callisto, figlia di quel Licaone che regnò sull’Arcadia. Spinta dalla passione per la caccia, entrò nel seguito di Diana, che l'amava in modo speciale per l’affinità del carattere. Poi Giove la notò e, come era uso fare, la violentò. Lei se ne vergognava e non disse nulla a Diana. La punizione della dea fu terribile: la ragazza venne tramutata in un’orsa...

Recensione al libro Mitologia astrale di Igino
a cura di G. Chiarini e G. Guidorizzi

[Bookowski]
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26 aprile 2009

1283. Lo scetticismo assoluto

...nessun assoluto può vivere senza uno scetticismo adeguato e compatibile.

>>>Dalla recensione di Toni Negri* a Lezioni di storia della filosofia politica di John Rawls

Abstract: Escono finalmente per Feltrinelli le "Lezioni di storia della filosofia politica" di John Rawls. Un'opera monumentale che cerca di legittimare, cercando nei classici, l'anima imperiale dei paesi liberali. E che considera i conflitti sociali, di classe e di potere come incidenti di percorso nel buon governo della società.

* Questo link è provvisorio

>>>Qui sono disponibili tre interventi audio di Salvatore Veca dedicati al testo e all'opera di Rawls.

Fonti: Il manifesto - Feltrinelli

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25 aprile 2009

1282. La sfida

La sfida odierna, per la neuroscienza, è riuscire a misurare come l’uomo prende decisioni che cambiano i comportamenti automatici.
Claudio Funes > Perché ti comporti così? > note a margine su> Perché l'hai fatto? di Read Montague

Abstract: Il contributo delle neuroscienze alla formazione dei comportamenti organizzativi. Quando ci prefiggiamo uno scopo, il nostro cervello produce segnali di scostamento dal risultato (errore) che producono elementi importanti per correggere il nostro comportamento in modo da renderlo sintonico all’obiettivo desiderato.

[Eccellere.com]
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1281. Il terzo occhio






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1280 In scienza e coscienza

Nel suo libro L’errore di Cartesio, Antonio Damasio prendeva le distanze da due aspetti del pensiero cartesiano: l’uso dell’orologio come metafora della mente e la dichiarazione di priorità insita nel suo Cogito ergo sum. Damasio capovolge quest’ultima, e dimostra come la vita della mente emerga da quella del corpo. Secondo lui, concepire la mente come processo di programmazione informatica, o come cablaggio nell'hardware, rappresenta una derivazione fuorviante della metafora dell’orologio. Egli si occupa delle componenti biologiche – wet stuff – che costituiscono i tessuti viventi del corpo e del cervello.

Abstract: Antonio Damasio riconduce le neuroscienze alle loro origini filosofiche, ovvero al binomio spinoziano "mente-corpo" e – sostiene Antonia S. Byatt – svela la "coscienza incarnata" dell’arte.

[Adelphi.it]
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23 aprile 2009

1279. Un respiro contro vento

"Quando non ci sei, non mi esci di mente", / mormorava il guerriero ed aggiunse / "e quando ci sei, io non riesco a distogliere gli occhi da te né ho bisogno // di dirtelo perché lo sai molto bene". / Lei assentì in un cenno impercettibile. / Entrambi sentivano voluttà e timidezza / e paura che il tempo non bastasse. // Una corda vibrava, intima e fonda / al suono di quel che dicevano o tacevano, / ancor più se tacevano. Tutto era così urgente / ed è così breve la vita, breve vita / che mezze parole arrivavano a sconvolgere. / Dal mondo li preservava un pudore insperato / come il cavo della mano protegge la fiamma / d'un fiammifero sfregato contro il vento // ed era forse tutto in bianco e nero, / leggermente sfocato nella nebbia che saliva / dalle acque, come la gioventù oziosa, quando, / perduta la vita per delicatezza, con Rimbaud, // si espone al soprassalto insperato. / Neppure prolungata la vita si risolve. / Restano soavi malinconie sfumate. / Egli andava costruendo così la sua torre più alta, // per respirare senza distogliere gli occhi da lei / e senza che lei gli uscisse di mente, / ma non sapendo con certezza che fare: / erano forse per sempre sventurati, // e cercavano forse dolci complicità, / come se il desiderio fosse un gioco fatto / di azzardo e di disperazione a fine notte. / Qui starebbe la radice della loro infelicità // e per delicatezza si sarebbero rovinati la vita. / Questa sarebbe la gromma dell'interdetto, / fatto di cui non dissero né osarono, / che più avrebbe giovato se non fosse stato così, // anche se Pentesilea si allontanava dalle ombre, / anche se il figlio di Peleo oltrepassava la morte, / anche se il sole incendiava le pietre / che incorporarono per sempre il loro mito alle parole.

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1278. Beata gioventù

Ma uno di quei sacerdoti (egizi), un vecchione, gli disse: "O Solone, Solone, voi Elleni siete sempre dei fanciulli, e un Elleno vecchio non c'è." Ed egli, sentito ciò: "Che vuoi dire con questo?", chiese: "Giovani siete," rispose, "d'anima tutti; giacché in essa non avete udita nessuna antica opinione o scienza, che col tempo sia per voi diventata vecchia"...
L'interpretazione che mi sento di dare a questo interessantissimo passaggio del Timeo platonico è questa: ciò che per il sacerdote egizio è un difetto, il fatto cioè che i Greci abbiano un approccio "evolutivo" alle idee, che una nuova idea rincorra incessantemente le vecchie per migliorarle ed emanciparle, è per Solone un pregio: il non avere una verità rivelata, da accogliere acriticamente, ma un insieme di teorie da "svelare" (e mai in maniera definitiva), è questa la forza della filosofia greca. Sta in questa diversità tutta la differenza tra "rivelazione" e "svelamento". Il primo approccio è passivo, il secondo è attivo e potenziale.
Inutile dire da che parte stia la sottoscritta.
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1277. Le piccole cose

“Tutte le cose grandi nascono da cose piccole” diceva Smith aggiungendo cautamente ”ma le nuove piccole cose sono distrutte dai loro ambienti a meno che non siano tenute da conto per ragioni piu’ di apprezzamento estetico che di utilita’ pratica.” Parole simili all’estetica del cambiamento di Umesao.

Articolo un po' datato ma da leggere ugualmente, perché certe buone idee non scadono mai.
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22 aprile 2009

1276. Sguardi diversi

La curiosità [...] evoca la "cura", l'attenzione che si presta a quello che esiste o potrebbe esistere; un senso acuto del reale, che però non si immobilizza mai di fronte a esso; una prontezza a giudicare strano e singolare quello che ci circonda; un certo accanimento a disfarsi di ciò che è familiare e a guardare le stesse cose diversamente; un ardore di cogliere quello che accade e quello che passa; una disinvoltura nei confronti delle gerarchie tradizionali tra ciò che è importante e ciò che è essenziale...

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1275. Mète (forse) simili, percorsi (senz'altro) diversi

Dal sito della casa editrice Arianna ricavo il testo di un bell'articolo di Pierre Hadot dal titolo molto significativo: >>>Esercizi spirituali e filosofia antica.
Nel corpo dell'articolo (che non è altro che un abstract della più complessa opera omonima) l'autore svolge varie tesi, tutte condivisibili. Una è quella portante: il filosofo antico non può essere in alcun modo estrapolato dal suo contesto di vita e di pensiero.
Ricollocare un qualsiasi filosofo dell'antichità in un alveo non suo, volgarizzarlo, attualizzarlo, renderlo partecipe di eventi che non gli appartengono, è una pratica scarsamente utile, soprattutto per chi la compie. Una pratica all'interno della quale non si celano sempre ragioni storiche ma che, al contrario, è spesso portatrice di vere e proprie mistificazioni.
Le strade della filosofia e della storia hanno ampi tratti comuni, ma non sempre il cammino che conduce alle rispettive mète del conoscere ha un percorso parallelo.
Questo è bene ricordarlo, e Hadot - per fortuna - ci aiuta a farlo.
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21 aprile 2009

1274. Mappe incerte

Una mappa del sapere non è data dall’alto, non è data in anticipo: non si può sorvolare neppure per un momento, a volo di uccello, il territorio delle conoscenze nella sua totalità. Siamo inevitabilmente e costitutivamente all’interno del territorio, e dall’interno apriamo e percorriamo sentieri, raggiungiamo regioni diverse e progressivamente ci figuriamo, disfiamo e nuovamente disegnamo le nostre mappe...

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1273. Un metodo senza emozioni


L’articolo di Elisabetta Amalfitano, tratto dalla rivista Il sogno e la farfalla, prende in considerazione il periodo della Rivoluzione Scientifica, quando il pensiero razionale e il metodo sperimentale si impongono sulla scena filosofica escludendo a priori la sensibilità e l’immaginazione e imponendo la prospettiva logico-razionale come unica e assoluta. Il ’600 è tuttavia un secolo che vede emergere sulla scena cultura e pubblica le donne: in Europa governano ben cinque regine, a Parigi si impongono nei salotti le précieuses e le donne divengono interlocutrici privilegiate dei filosofi. Analizzando in particolare il carteggio fra la principessa Elisabetta di Boemia e Cartesio, l’articolo tenta di evidenziare come il filosofo imponga alla fanciulla il dominio assoluto, se non l’annullamento, di tutto ciò che razionale non è. Passioni, sensazioni, emozioni devono essere bandite per raggiungere la “beatitudine”. Sarà Spinoza a radicalizzare questo razionalismo che si rivela complice del pensiero religioso. La filosofia, alleandosi con la geometria, cerca di estendere il metodo scientifico all’ambito umano, ma così facendo, perde completamente quella sensibilità, quella immaginazione che le avrebbero consentito di non fermarsi al visibile e al misurabile.

[Sito di riferimento: Nuove Edizioni Romane]
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1272. Senza più tempo


In occasione della recente, tragica scomparsa del filosofo Franco Volpi, il portale Filosofia.it ripropone una sua intervista dal titolo Essere, tempo, esistenza, dedicata alla nuova traduzione del capolavoro heideggeriano Essere e tempo, curata dallo stesso Volpi. Un'occasione per riascoltarlo e, forse, per rimpiangerlo.
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1271. Al riparo

Vedi quei ragazzi? Sono esattamente come noi ai nostri tempi, desiderano le stesse cose e sognano lo stesso sogno ma è tutto più concentrato, più piccolo. Quando viaggiano per il mondo si confondono nel sistema e nell'esistenza di tutti i giorni. Nel loro bisogno di amore si sentono molto più soli di noi ai nostri tempi. Ma di tanto in tanto si radunano in un luogo segreto, al riparo dalla civiltà, e per qualche giorno vivono alla maniera in cui noi abbiamo vissuto per anni, ballando abbracciandosi e stordendosi alla luce della luna. Una buona parte di loro sa bene che si tratta di un sogno limitato nel tempo e nello spazio. Quelli che non ne sono consapevoli dovranno comunque guardare in faccia la realtà. […] Io non so più se un altro mondo è davvero possibile ma seppure lo è, prima bisogna trovare il modo di fuggire da questo.

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18 aprile 2009

1270. A futura memoria. Dal lato del sogno

L'esperienza giovanile di una generazione ha molto in comune con l'esperienza del sogno. La sua figura storica è una figura di sogno. Ogni epoca possiede questo lato incline ai sogni, il lato infantile. Per il secolo scorso esso emerge con estrema chiarezza nei passages. Mentre però l'educazione delle passate generazioni ha fornito loro nella tradizione, nell'istruzione religiosa, un'interpretazione di questi sogni, l'educazione odierna tende invece semplicemente alla distrazione dei bambiini. Proust poteva presentarsi come fenomeno ineguagliato solo in una generazione cui fosse venuta meno ogni risorsa corpooreo-naturale della reminiscenza (Eingedenken) e che, più povera delle precedenti, fosse abbandonata a se stessa, e potesse perciò impadronirsi solo in modo isolato, frammentario e patologico dei mondi infantili. Quello che io intendo operare è invece un esperimento di tecnica del risveglio: il tentativo di prendere atto della svolta copernicana e dialettica della reminiscenza.

Ho pensato a questa preziosa citazione leggendo l'ottimo (quasi) romanzo di Antonio Scurati, Il bambino che sognava la fine del mondo, un'opera spiazzante e per la quale è necessaria un'ulteriore lettura. Nel corso di questa approfondirò anche i motivi che mi hanno spinto all'associazione con il particolare testo di Benjamin. Per ora la lascio a futura memoria.

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17 aprile 2009

1269. Uno sguardo di rimando [II] Un dolore sul vento di niente



Giunge un dolore da un posto lontano.
Ha attraversato un oceano per raggiungerti e tu lo raccogli stremato alla fine del viaggio.
Non sai cosa dirgli, che fargli, come mitigarlo.
E' lì che ti guarda, segreto e inaccessibile: una scatola piena di occhi imploranti che non riesci ad aprire. Ma anche se l'aprissi, saresti certa di riuscire poi a comprendere? Potresti mettere mano alla tua vita in cerca di un piano che sia minimamente redimibile?
E' questa la domanda che ti lascio quest'oggi, è questa la domanda per la quale io stessa cerco risposta da anni, ogni volta che un dolore lontano mi raggiunge e, d'imperio, scarta i miei (dolori) minimi, che sono vento di niente.
Puri e semplici annunci del male a venire.

°

I

16 aprile 2009

1268. Uno sguardo di rimando [I] Fiducia consapevole



Non c'è ragione per cui tu abbia così tanta fiducia in te stessa.
Vedrai che se scruterai un po' meglio dentro dii te, qualcosa da eccepire lo troverai.
Eccome se lo troverai.
Prova a guardarti con gli occhi di un altro, sotto altre prospettive; oppure lìmitati ai reali progressi (lasciando da parte quelli "potenziali").
Il sano principio dell'esame di coscienza, quello che ti hanno insegnato i tuoi maestri e che tu, crescendo, hai sempre di più abbandonato, dovrà tornare a informare i tuoi mattini.
Sì, l'alba di domani deve trovare una persona uguale ma diversa, ricca di una fiducia consapevole.

°

Il nome della sezione che inauguro quest'oggi (e che spero abbia la stessa fortuna delle "Lettere") lo devo a una frase perfetta di Vittorio Sereni che così scrive (stranamente in prosa nel suo "quasi racconto" L'opzione):


[E'] ingiusto che l'impegno di uno sguardo non sia ripagato da uno sguardo di rimando.

15 aprile 2009

1267. Mitologia del presente


Ecco che si unisce il filo azzurro delle notti
soffia, su tutto ciò che ho di più caro
e mentre qualcuno chiama, con languore,
io mi soffermo sulle amarezze della sera.
E' accaduto questo quando sulle barche
si sono accese tre stelle tutte d'oro
e quando una tuia solitaria
ha disteso su un sepolcro le sue fronde.
Sì, è accaduto quando i Titani
indossavano turbanti di porpora
e l'impeto osceno del monsone
era così bello
(anche se ne ignoravamo il motivo).
Questo accadeva quando i pescatori
ci cantavano i versi di Odisseo
mentre in lontananza, sulla schiuma del mare,
si levava obliquo il volo di un uccello.

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14 aprile 2009

1266. Lenimenti spirituali

Nessun mortale esiste che dolore non assalga / e malattia; molti devono seppellire i figli, / ancora generarne e morte a tutti è stabilita. / Ciò al genere umano angoscia invano arreca: / la terra deve ritornare alla terra, e la vita a tutti / dev'essere mietuta come messe. Così ordina il Fato.
Carneade sosteneva che un discorso di questo genere non ottiene nessun effetto per alleviare l'afflizione. Diceva che è motivo per addolorarsi il fatto stesso che siamo incorsi in un destino tanto crudele, e che d'altra parte il discorso fondato sul ricordo dei mali altrui può andar bene per consolare le persone malevole. Io invece non sono affatto di questa opinione. Il destino inevitabile che ci costringe a subire la condizione umana ci vieta, per così dire, di lottare con la divinità e ci ricorda che siamo uomini: questo pensiero allevia molto il cordoglio; e si ricorre all'enumerazione degli esempi non per dilettare l'animo del malevoli, ma per convincere chi è afflitto che egli pure deve sopportare, con calma e moderazione, ciò che molti hanno già sopportato. A questo servono certi esempi.
Non ho, per Ercole, una così cattiva opinione del tuo carattere da pensare che tu possa sopportare con minor pena la tua sventura se io ti schiererò davanti l'immenso numero di chi piange in lutto: è un tipo di conforto che si compiace del male altrui, la turba degli sventurati. Te ne rievocherò, tuttavia, certuni, non perché tu sappia che questo è accadimento normale per gli uomini - sarebbe infatti ridicolo ammassare esempi del nostro essere soggetti a morire - ma perché tu sappia che sono stati in molti a lenire le avversità sopportandole con rassegnazione...

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1265. Cose immeritevoli

Domandandogli un giorno in cosa consistesse la felicità, Demonatte disse: "Non è felice che l'uomo libero [...] e libero è chi non ha né timore né speranza [...]. In realtà le cose umane non meritano né speranza né timore: tutto finisce, il dolore come il piacere".
Luciano di Samosata - Vita di Demonatte, 20

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13 aprile 2009

1264. L'anello passivo

Io non lo so; ma, per me, temo che Natura abbia costruito la nostra specie quasi anello passivo dell'incomprensibile suo sistema, dotandone di cotanto amor proprio, perché il sommo timore e la somma speranza creandoci nell'immaginazione una infinita serie di mali e di beni, ci tenessero pur sempre affannati di questa esistenza breve, dubbia, infelice. E mentre noi serviamo ciecamente al suo fine, essa ride del nostro orgoglio che ci fa reputare l'universo creato solo per noi, e noi soli degni e capaci di dar leggi al creato.
> 19 Gennajo

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12 aprile 2009

1263. Le reliquie degli spiriti

"Studiare il valore degli uomini e delle cose!..." pensava il giovane romito, vedendo fissarsi in lui dai profondi scaffali l'occhio vitreo e miscredente dei morti scrittori; "Converrebbe aver tra la mano le anime, non i libri!... pure anche il notomista cerca nei cadaveri la scienza della vita, e cosa son altro i libri se non le reliquie degli spiriti?"
Ippolito Nievo > Il Barone di Nicastro
> Ed. Studio Tesi, 1987

[Devo la feconda rilettura alla cara Gabrilu, che in uno, anzi due commenti a >>>questo post, mi ha sollecitato un nuovo interesse per l'autore e la sua opera tutta. Di questo la ringrazio].
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11 aprile 2009

1262. L'invenzione della verità

Ho molte volte detto e scritto che la poesia è l'invenzione della verità. La poesia, non solo naturalmente quella in versi, ma in prosa, in pittura, in forme plastiche, in note, in spazi: l'arte in tutte le sue mutliformi e infinite manifestazioni, è il linguaggio stesso, come linguaggio espressivo dei sentimenti, come parola rivelatrice, non semplicemente un mezzo pratico e convenzionale. Questa mia affermazione, la poesia è l'invenzione della verità, non pretende di essere una rigorosa enunciazione filosofica, non ho nessuna intenzione, qui, oggi, di inquadrarla in un sistema: ma essa nasce prima di essere dedotta, dall'esperienza. Nasce, per me, dal senso interno della mia opera, da quello che io stesso ho provato ogni volta che ho avuto l'impressione o ho avuto il sentimento di questa invenzione di verità, che si accompagna al più sublime e intenso dei piaceri, quello che accompagna l'amore intellettuale dell'assoluto, che mi consolava nei tempi più neri e atroci della guerra...

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10 aprile 2009

1261. Parole (un omaggio alla realtà mancata)

Questa è una parola che si aggirava accanto
alle parole,

Una parola sul modello del silenzio
recinta di cespugli
di pervinca
e di afflizione.
Paul Celan > "Di soglia in soglia" > Ciocca di capelli

La parola - come il sogno - non è altro che un omaggio alla realtà mancata.

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1260. La freccia che brucia

Velocemente nell'ingresso, accanto allo stipite, tese il suo arco e prese una freccia intatta, / apportatrice di pene. Poi, senza farsi notare, / varcò la soglia ammiccando con passo leggero, / facendosi invisibile scivolò ai piedi di Giasone; / adattò la cocca in mezzo alla corda e tendendo l'arco con le braccia, / scagliò il dardo verso Medea, e sùbito un muto stupore le prese l'anima. / Poi corse fuori, ridendo, dall'altissima sala, / ma la freccia ardeva profonda nel cuore della fanciulla / come una fiamma; e lei sempre gettava il lampo degli occhi / in fronte al figlio di Esone, e il cuore, che pure era saggio, / le usciva per l'affanno dal petto; non pensava ad altro / e consumava il suo animo in un dolore dolcissimo (γλυκερη άνίη). / Come una filatrice, che vive lavorando la lana, / getta rami sopra il tizzone ardente, e nella notte / brilla la luce sotto il suo tetto (si è alzata prestissimo) / e la fiamma si leva immensa da quel piccolo legno, / e riduce ben presto in cenere tutta la legna; così in questo modo / il terribile (τετρηχώς) Eros, insinuatosi dentro il cuore, / ardeva in segreto; e, smarrita la mente, / le morbide guance diventavano pallide e rosse...

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09 aprile 2009

1259. La nostra felicità


Ora lo spirito non guarda
né avanti né indietro
e solo il presente
è la nostra felicità.


08 aprile 2009

1258. Pene d'amor perdute

Lo struggimento per l'oggetto d'amore perduto comporta dipendenza, ma si tratta di una specie di dipendenza che opera da stimolo alla restaurazione e alla preservazione dell'oggetto. [...]Ci è ben noto che talvolta esperienze penose di vario genere stimolano le sublimazioni. Vi sono persone nelle quali la pressione di frustrazioni e di avversità dolorose fa nascere addirittura attitudini creative del tutto nuove, per cui cominciano a dipingere, a scrivere o a intraprendere attività produttive di tipo diverso. Altre persone diventano più produttive su un piano differente: diventano più capaci di apprezzare cose e persone, più tolleranti nei rapporti con gli altri, diventano insomma più sagge. [...] Imbattersi in avversità dolorose di qualsiasi tipo riattiva sempre la posizione depressiva infantile, e superarle implica un'elaborazione psichica analoga al lavoro del lutto.
Melanie Klein > Mourning and its relation to manic-depressive states
> The Writings of Melanie Klein, Vol. 1

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1257. I conti con la realtà


Ricordo il giorno in cui per la prima volta vidi il mare. Il mare è grande e vasto, il mio sguardo spaziava lontano dalla spiaggia nella speranza di essere liberato: laggiù in fondo però stava l'orizzonte. Perché ho un orizzonte? Dalla vita avevo atteso l'infinito.

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Ma neanche dolore

07 aprile 2009

1256. Sangue di lacrime

La luce, questo fuoco che consuma. / Questo paesaggio grigio che m'attornia. / Questa pena per quest'idea una. / Quest'angoscia di cielo e terra e d'ora. / Questo sangue di lacrime che illustra / inerte lira, torcia senza presa. / Questo urto del mare e la sua frusta. / Questo scorpione entro di me in attesa. / Serto d'amore, branda di ferito / sono ove sogno insonne la presenza / tua fra queste macerie del mio petto, / e se un vertice cerco di prudenza / il tuo cuore mi dà un dirupo fitto / di cicuta e affanno d'amara scienza.

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1255. L'oceano di nulla


Al fondo di tutta l'epoca moderna, sembra risiedere una sola parola, una sola aspirazione: voler essere. L'uomo vuole essere, prima di ogni altra cosa. Cieco, prima ancora di preoccuparsi di aprire gli occhi, vuole ciecamente. E quando guarda è per essere. Per questo non vuole vedere altro se non l'assoluto. La sua sete d'assoluto può essere saziata solo dall'assoluto. Tuttavia non si mette alla sua ricerca, dal momento che, in qualche modo, l'assoluto già respira in lui. In realtà, l'uomo di quest'epoca non si sente affatto incompleto, non sente il bisogno di uscire alla ricerca di qualcosa, niente gli manca. Ma al di sotto del suo "assoluto" c'è - oceano di nulla -, cieca e indifferente, l'angoscia.
E sull'angoscia, gli alti muri del sistema.


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05 aprile 2009

1254. Conforto


Egli riteneva che nulla fosse incurabile (άνίατον) per la filosofia e che, anzi, per opera della filosofia, tutti potessero liberarsi (καθαίρεσθαι) da ogni genere di pratica deteriore, dagli affanni, dalle passioni e, in breve, da tutte le preoccupazioni della vita.

Giuliano > Epistole > LXXXII, 445

[L'imperatore parla di Fedone di Elide]

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1253. Rivoluzioni

Ogni rivoluzione scientifica ha reso necessario l'abbandono da parte della comunità di una teoria scientifica un tempo onorata, in favore di un'altra incompatibile con essa; ha prodotto, di conseguenza, un cambiamento dei problemi da proporre all'indagine scientifica e dei criteri secondo i quali la professione stabiliva che cosa si sarebbe dovuto considerare come problema ammissibile o ciò che invece si sarebbe dovuto valutare come soluzione legittima di esso.

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04 aprile 2009

1252. Il meglio di un uomo

La responsabilità è una funzione del potere e del sapere, dove per altro questi due elementi non si trovano affatto in un rapporto reciproco semplice. Entrambi erano un tempo così limitati che la maggior parte del futuro doveva essere affidata al destino e alla stabilità dell'ordine naturale, mentre tutta l'attenzione veniva a concentrarsi sul giusto adempimento di ciò che nel presente di volta in volta toccava fare. Perciò l'etica aveva specialmente a che vedere con la virtù, che rappresenta il miglior essere possibile dell'uomo, e poco si cura, al di là del suo operato immediato, di ciò che verrà dopo.

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02 aprile 2009

1251. Mala tempora currunt II

Alcuni si sono chiesti da dove mi fosse venuta questa improvvisa passione per la filosofia, altri desideravano sapere che cosa ritenevo sicuro su ciascun problema; ho notato inoltre che molti erano sorpresi del fatto che accordassi la mia approvazione soprattutto a quella filosofia che toglie la luce e stende per così dire l'oscurità della notte sulle cose (quae lucem eriperet et quasi noctem quandam rebus offunderet), e che intraprendessi inaspettatamente la difesa di una disciplina abbandonata e già da tempo tralasciata. Ma io non ho incominciato a occuparmi di filosofia all'improvviso, e fin dalla giovinezza ho dedicato a questo studio energie non trascurabili, e mi sono dedicato più intensamente alla filosofia quanto meno sembravo occuparmene (cum minime videbantur tum maxime philosophabamur) [...]. E se è vero che tutti gli insegnamenti della filosofia fanno riferimento alla vita, ritengo di aver osservato nella mia attività pubblica e privata i precetti della ragione e della dottrina. Se poi qualcuno chiedesse qual è il motivo che mi ha spinto a scrivere queste riflessioni solo così tardi, non c'è nulla che possa spiegare con più facilità. Siccome languisco nell'inattività, dato che la situazione dello Stato è tale che per guidarlo non si sente più bisogno del Senato ma basta un solo "uomo forte", allora ho ritenuto che fosse necessario per il bene dello Stato stesso esporre ai miei concittadini la filosofia, perché ritengo di grande importanza per il prestigio e per la gloria di Roma che concetti così importanti e famosi figurino anche nella sua letteratura...

°
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01 aprile 2009

1250. Il viaggio della vita


Come una conversazione o una lettura o un pensiero di maggiore intensità inganna chi sta viaggiando, e ci si trova arrivati prima di rendersi conto di stare arrivando, così questo viaggio della vita, ininterrotto e rapidissimo, che compiamo con il medesimo passo da svegli e da addormentati, agli uomini - troppo indaffarati - non appare chiaro se non quando è giunta la fine.


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