akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 marzo 2009

1249. Lettere dalla zona interdetta [XXXIV] Il confine conteso



...Hai ragione, il riconoscimento del mio vero essere si manifesta solamente nel momento in cui io ammetto il mio sbaglio, eppure in questo mio errore c'è per intero la mia possibile volontà di sbagliare e dunque torniamo all'annosa questione del libero arbitrio. Io ho la possibilità di comprendere fino in fondo la mia situazione, di capire il senso della mia esistenza, di decidere anche di sbagliare. E' in questa volontà - che tu chiami "peccato" e io libertà - la nostra sostanziale divergenza.
[Senza contare poi il corollario non irrilevante del confine ermeneutico fra errare e sbagliare. Su quel confine si potrebbero costruire intere città].

In risposta a una lettera di P.
18 giugno 1999

P.S. (attuale): Non è mutato molto il tuo pensiero sull'argomento,
e nemmeno il mio, del resto. Ma ci capiamo e stimiamo lo stesso,
perché siamo amici. E non è cosa da poco, mi pare.


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30 marzo 2009

1248. La via del bene



Pensando al tuo bene io ti parlerò [...].
E' facile scegliere la vita infelice, puoi averne quanta ne vuoi e la strada è semplice e vicina.
Gli dèi immortali, invece, hanno messo il sudore in fronte alla vita prospera, e una via lunga e difficile, in principio, incontra chi vuole percorrerla. Man mano che ci si avvicina alla vetta, però, essa diventa più agevole.
Migliore di tutti è colui che la percorre seguendo le proprie idee, meditando su tutto quello che al termine risulterà essere il meglio; ma è da lodare anche colui che ascolta chi lo consiglia bene. Chi invece non pensa con la propria testa, e nemmeno dà retta ai buoni consigli, è un uomo senza speranza.


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28 marzo 2009

1247. Lettere dalla zona interdetta [XXXIII] Una strada non secondaria



Sono venuta a trovarti e a lungo ho parlato con te di quelli che chiami "princìpi", ma che in cuor tuo intendi come "dogmi". Tu sai quanto io sia lontana dai precetti, dagli obblighi e dalle presunte verità. Non starò qui a tediarti con i miei argomenti che - tra l'altro - conosci benissimo. I tuoi princìpi non sono regole geometriche che puoi applicare meccanicamente alla vita una volta acquisiti; o almeno, anche se fossero tutto questo, non potrai applicarli a "tutte" le vite. Ma non voglio apparire presuntuosa e quindi mi limiterò a dire che non potrai sicuramente applicarli alla mia vita.
Detto questo non dirmi che non "ho alcun principio", penso infatti che se si crede in qualcosa lo si debba fare per presa di coscienza, attraverso un'intuizione, un'emozione, persino attraverso la conoscenza diretta, esperienziale della condizione morale che ha generato una simile "necessità". La mistica non c'entra, e non c'entra neanche - e parlo sempre per me - un presunto "senso spirituale". La filosofia, in questo caso, basta e avanza. Parlo qui della filosofia di Seneca o, se preferisci, di Pirrone, laddove con "filosofia" si intende "esempio di vita" e non puro e semplice sofisma.
Come puoi dirmi che le pagine dei miei autori prediletti sono "pagine morte"? Come puoi affermare che non sono nate per essere rilette?
Gli autori sono un mero strumento di se stessi; ciò che vivifica la loro "arte" sono proprio io, io che ripercorro i loro pensieri, che li rinnovo e li rianimo. Non sono morti, non in me almeno.
Vorrei che tu capissi, vorrei che tu scegliessi.
Non sono nata per scrivere, io sono nata per leggere. E' attraverso la lettura che si riformula l'antico atto della trasmissione del pensiero, così come è nell'ascolto che si manifesta l'idea di base della comprensione. Se tutti parlassimo (o scrivessimo) che merito ne avremmo? Che senso avrebbero tante voci sovrapposte, tante idee che si perdono nel caos informe di una lingua incomprensibile?
Se ti adoperi a comporre parole con la maggior cura possibile pensa a me che dovrò leggerle, pensa a me che potrò capirle, pensa a me che saprò trasmetterle. I piccoli caratteri che vergherai su un foglio non avranno nessun senso se non ci sarà - nel futuro - una persona qualsiasi (proprio come me) che saprà comprendere la tua azione e trasformarla in reazione, che saprà andare oltre il gesto puro e semplice dello scrivere per approdare - nuova - a quello del comprendere.
Lascia perdere i "principi" di verità e cerca di seguirmi sulla strada - non secondaria - della conoscenza.
Che poi è quella degli uomini, quella della vita pura e semplice.

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Gabri ha visto giusto
in effetti - come annunciato - sono stata >>>qui.
Poi, sulla via del ritorno, mi sono fermata a Bruxelles dove mancavo da tanto (troppo) tempo.
Ho visitato un amico caro e ho vissuto giorni sereni, ad ascoltare e capire, senza pensare troppo a quello che poteva essere, ma solo a ciò che era.
La realtà sopra ogni cosa.
La vita sopra tutto.
Un saluto collettivo a chi è passato di qui e ha lasciato i suoi (graditi) pensieri.

C.

22 marzo 2009

1246. Verso il paese che mi somiglia



Nel paese che mi somiglia ardo solitaria. Nessuno mi ha invitata al viaggio; allora giungo e riparto. Le vene sopportano tanta silenziosa voluttà, favole dolci fingendosi d'amore, d'amore per cui si muore.
Nel paese che mi somiglia.


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Lettera a D.

21 marzo 2009

1245. Un ambizioso progetto di significato



E' appena più di un truismo il fatto che, fin dalle sue origini, la filosofia abbia sempre cercato di presentarsi come il tentativo più autorevole di investire di significato il mondo circostante e, almeno da Socrate in poi, la stessa insensatezza del comportamento umano. Essa si è così storicamente configurata come una essenziale tecnica di rassicuramento nei confronti di ciò che rappresenta una minaccia per l'uomo: in primo luogo il male fisico e la morte naturale (da cui l'identificazione classica, in età antica e tardo-antica, tra sapere filosofico e meléte thanátou, meditatio mortis), ma anche il male e la morte che altri esseri umani, in cui dovrebbe ritrovarsi un'eguale volontà di senso e una identica ricerca della ragionevolezza, potrebbero e possono arrecare. La filosofia, insomma, come spiegazione della natura e insieme come dialogo tra esseri ragionevoli, si autocostituisce in qualche modo come il più sofisticato progetto di esorcizzare la violenza, di organizzare un senso contro ciò che appare insensato, inesplicabile, irriducibile all'ordine del discorso.


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20 marzo 2009

1244. Verità allo specchio



Una profezia non si misura in base al fatto che si realizzi: questa efficace affermazione non si limita a enunciare una verità, indecente e inattuale, non chiede che riconosciamo noi stessi al punto in cui siamo giunti; ci domanda qualcosa in più. [...] Tutti sanno che più ci si avvicina agli specchi, più gli oggetti circostanti si allontanano: allo stesso modo, la parola profetica non punta a realizzare ciò che minaccia, ma ad allontanarlo.


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1243. Il senso di un'idea



Il senso fondamentale di un evento sta nell'idea che in esso si esprime; e la potenza di tale idea sta nella sua forza di rigenerarsi e di rivivere [...]. L'idea vive se e soltanto se, generando, entra in contatto con il ricettacolo della forza originaria, al fine di ridestare alla vita in esso qualcosa di affine e di equivalente, mai però di identico: allora si riconoscerà come spirito dallo spirito affine, non come mero calco operato su materiale deteriore.


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19 marzo 2009

1242. Profondità spontanea



La guida al guado del fiume, Teeteto, diceva:
sarà l'acqua stessa a mostrare quanto è profonda.

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1241. La linea dell'ignoto


...Paola fissa la linea incolore dell'orizzonte, la linea dell'ignoto, che ciascuno attraversa secondo le possibilità della sua fantasia. I navigatori dovettero essere uomini di molta fantasia. Un pescatore canta; l'anima araba vive attraverso lunghe generazioni nella sua malinconia. Un giorno su queste zolle gli uomini di Allah, stanchi della conquista, si sono riposati e qualcuno di essi, più speculativo degli altri, nel lucidare la lancia ha pensato al perpetuo avvicendarsi del destino di grandezza tra i popoli, così come l'acqua passa dai torrenti ai fiumi. Pure quel qualcuno ha continuato a lucidare la lancia e si è preparato a ricominciare l'indomani una giornata di guerra, perché gli uomini fanno così, anche sono speculativi.

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18 marzo 2009

1240. Tra plicum e plexum: vita è complessità


...Ciascuno di noi è una combinatoria di esperienze, di relazioni, storie, vissuti individuali e collettivi. Multiple interconnessioni e cause intrecciate a effetti: vita è complessità. A volte è anche complicatezza, ma nella sua essenza è complessità. Complessità è qualcosa di diverso da complicatezza e necessita di strumenti diversi di approccio.
La differenza si coglie già dall'etimologia. Complicato deriva dal latino cum plicum, dove plicum indica la piega di un foglio. Complesso deriva dal latino cum plexum, dove plexum indica il nodo, l'intreccio. La complicatezza rimanda alla linearità del plicum, la complessità all'interconnessione del plexum.

Alberto F. De Toni > Luca Comello
> Viaggio nella complessità

17 marzo 2009

1239. Ospiti dalle mani sicure (e dalla voce chiara)


...E poi, piegate le membra sui seggi candidi,
fu la volta del lauto pranzo servito su molti tavoli,
mentre le Parche, danzando quasi senza figura,
iniziarono il loro canto di verità.
Vesti bianche avvolgevano i loro corpi frementi
e un laccio color porpora stringeva le loro caviglie,
veli rosa pendevano dalle loro teste
posandosi sui capi canuti.
Le mani lavoravano sicure:
nella sinistra la conocchia era piena di lana
mentre la destra filava leggera,
le dita non si fermavano mai:
il pollice obliquo stringeva continuamente il fuso
formando un vortice veloce.
Il dente mordeva
e staccava lo stame appena filato
che cadeva ai loro piedi morbidi e bianchi
fino agli esili cesti di vimini.
Allora, recuperando la lana,
si misero a profetizzare sul destino degli uomini,
con una voce chiara
che mai nessuno potrebbe permettersi
di accusare d'inganno...

1238. Chi tace resiste



Nel corso della sua vita l'uomo non solo agisce, sogna, parla e pensa, ma tace anche qualcosa - per tutta la vita tacciamo su quel qualcuno che siamo, di cui non possiamo parlare a nessuno. Ma noi sappiamo che quell'uomo e quel qualcosa di cui tacciamo sono "la verità", siamo noi quelli di cui tacciamo.
[...]
In letteratura come nella vita solo chi tace è sincero. Se sveli il tuo più intimo segreto, ti arrendi, cessi di essere te stesso.


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16 marzo 2009

1237. Il contatto assoluto



Molti di coloro che hanno passato gran parte della vita a leggere sono convinti, credo, che il rapporto tra scrittore e lettore sia la forma più autentica del dialogo. Sono convinti, cioè, che la conoscenza più profonda e sottile che nel nostro mondo imperfetto ci sia dato di avere di un altro essere umano, si debba a quei miracolosi istanti di contatto assoluto che ci regala a volte la lettura

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15 marzo 2009

1236. La pace dei giorni perduti



Sul tavolo tondo di sasso
due versi a matita, parole
per musica fiorite su una festa.
Di occhi ardenti, di capelli castani?
Come fu quel tuo giorno, e tu com'eri?

E oggi qui attorno la quiete
dei vetri indifferenti, oggi il minuto
sfaccendare dei passeri là fuori.

14 marzo 2009

1235. Il massimo traguardo

SenofaneLa verità nessun uomo la conosce, nè mai potrà conoscere le cose che io dico a parole sugli dèi e sul tutto.
La parola può forse avvicinarsi alla realtà, ma non conoscerla: il massimo traguardo è l'opinione*.


___________________________

Visto che ci pensavo proprio >>>stamane, ringrazio Lars per la preziosa integrazione.


*
il corsivo e il grassetto sono miei
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1234. Rosso di sera...

The GOCE Ion Propulsion Assembly

Tra due giorni, da Plesetsk, parte >>>GOCE.
Buon viaggio, Testarossa.



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1233. L'esercito della (presunta) verità

Che cos'è la verità?...La verità diventa allora un mobile esercito di metafore, metonimie, antropomorfismi* [...] e di lì un ordine piramidale di caste e gradi, leggi e delimitazioni, interamente costruito dal linguaggio, un immenso ‘colombaio romano’, cimitero delle intuizioni...
*Il corsivo è mio
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1232. Tra mercoledì e sabato (può esserci una vita)

Fred VargasNon amo il realismo, ma il reale. Né faccio storie che si svolgono in altre epoche, ho bisogno di una storia che cominci mercoledì e finisca sabato. Ma i dialoghi veri che accadono nella vita, nella scrittura sono noiosissimi. Per me è importante il suono delle parole, e i miei personaggi sono reali senza essere realisti. Riguardo allo stile, il primo insegnamento venne da mio padre, che mi fece leggere Nerval troppo presto. Gli dissi che lo avevo trovato scritto molto bene. Mi rispose: se un libro è scritto bene non diresti mai che è scritto bene; se dici che è scritto bene vuol dire che non è scritto bene. A 14 anni quella frase era un enigma, col tempo mi è divenuta evidente. Così è per la vita, che deve sembrare tale anche se è completamente ricreata nella scrittura.
Fred Vargas intervistata da Beppe Sebaste
> Venerdì di Repubblica, 13 Marzo 2009

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13 marzo 2009

1231. Da spezzarti il cuore

James Rosenquist - 2-61-07... Ma quello che vedevo sempre sopra la stradina dietro la South Pacific era uno stupendo squarcio di nuvole, sbuffi fluttuanti da Oakland o dal Gate of Marin a nord o da San José a sud, in quell'aria californiana, trasparente da spezzarti il cuore. Era l'incredibile torpore dei pomeriggi di languore senza nulla da fare, la vecchia Frisco con quella tristezza da confine estremo della terra - la gente - il passaggio pieno di auto e camion delle ditte del vicinato e nessuno che sapesse né tanto meno si preoccupasse di sapere chi fossi, a tremilacinquecento chilometri da dove ero nato la mia vita si era spalancata e finalmente mi apparteneva nella Grande America...

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1230. Il distacco, più forte dell'assenza


Una frattura originaria
non una colpa, una lacerazione
riprende a battere
la sua presenza immaginaria
più forte dell'assenza.
Vive isolato l'io dei precedenti
itinerari certi della mente
in una sola via: ora è presente
come la sola forza il distacco
a cui ora mi affido.

12 marzo 2009

1229. Tentazioni


Sull'ultimo numero di >Intelligent Life, >>Jonathan Meades parla di >>>questa mostra al Barbican dedicata al grande Le Corbusier.
Se entro Maggio dovessi mancare da queste pagine per due o tre giorni il motivo sarà sicuramente questo.
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1228. Un lembo di tutto

Barcellona, Monumento a Mercè RodoredaUn urlo che dovevo portarmi dietro da molti anni, e con quell’urlo, così ampio che aveva fatto fatica a passarmi per la gola, dalla bocca mi uscì un pezzetto di niente che mi era vissuto tanto tempo dentro era la mia giovinezza che fuggiva con un urlo che non sapevo bene cosa fosse … distacco?

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1227. Un'azione scientifica per la felicità

DervishesPoiché la felicità, scopo ultimo degli antichi e dei moderni, la si può ottenere solo con la scienza e con l'azione, ognuna delle quali necessita di essere appresa secondo la sua essenza e il suo valore, e poiché è obbligatorio sapere cosa sia la scienza e distinguerla da ciò che non lo è [...], è ora indispensabile sapere quale sia l'azione che procura la felicità e distinguerla da quella che conduce alla miseria. Simile proposito impone di trovare una bilancia; e a questo fine vogliamo dirigere la nostra indagine, dimostrando come la negligenza nella ricerca della felicità sia assurda.
Dimostreremo che il cammino verso la felicità implica la scienza e l'azione, per cui studieremo prima la scienza e il modo di ottenerla; quindi l'azione che procura la felicità e il modo di ottenerla: il tutto seguendo un metodo che impone il passaggio dal limite del conformismo all'autorità a quello della chiarezza autoevidente...

>>>qui un'ottima recensione di Gianfranco Cordi al volume di Al-Gazālī

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1226. Coltivazioni e cure

Coltivazioni e cure ...alcuni provano a coltivare gli alberi per averne frutti, ma di questo possesso che porta ogni bene, e che si chiama amicizia, i più si prendono cura di mala voglia e senza alcun impegno.
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1225. Dal silenzio al senso della vita

Dal silenzio al senso della vitaL'ineffabile è muto. In coloro che hanno conosciuto la profondità dell'ineffabile non si esaurisce la necessità di comunicare. Al contrario, questa necessità cresce, perché la solitudine è straziante, quando da ogni parte ci seguono i penetranti occhi dell'epoca calamitosa. Si vuole allo stesso tempo vedere, allo stesso tempo imbattersi nella profondità. La parola non è in grado di esprimere l'ineffabile: resta la musica. Ma la musica è incitamento all'azione. E dal momento che in essa si esprime il fondamento incondizionato dell'esistenza (la volontà), la musica costituisce il segno incondizionato dell'azione, quello che dà espressione all'esistenza...

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11 marzo 2009

1224. Maestri. Tra fortuna e sorpresa

Tramonto alpino...Sono i maestri. E trovarli è una fortuna. A volte sono anche solo canzoni. Parole scritte sul diario. Donne che ci hanno fatto crescere. I padri veri, anche con le cose non dette. Un capo che ti trasmette passione. Un figlio che ti fa impazzire. Un libro che ti fa riflettere. Un viaggio, e tutto ciò che è capace di sorprenderti...

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1223. Quel treno per la vicevita

Un modesto consiglio per chi ama leggere per leggere, per il puro gusto della lettura, per l’amore della parola, per lo stupore che proviamo di fronte a una digressione o a un’osservazione. Un consiglio insomma per chi legge per il divertimento senza altri reconditi scopi: leggete La vicevita. Treni e viaggi in treno, di Valerio Magrelli, in uscita per Laterza. Io l’ho letto: sul treno. Ho fatto un viaggio piacevolissimo.

Quanto tempo ho trascorso sui treni! E a fare cosa, poi? A spostarmi. Ma per spostarsi non serve la vita: basta la vicevita. Questa, perciò, è una vice-autobiografia, dove il passato appare sub specie ferroviaria. [...]ta-tàm / ta-tàm / ta-tàm. Mi ritrovai cullato dal rimbombo del treno, quella scansione indimenticabile, inesorabile, inconfondibile...
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10 marzo 2009

1222. Eppure sembra ieri

Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere. La bottiglia vicino, i portaceneri pieni, i pensieri in volo. Charles Bukowski. Il primo bicchiere, come sempre, era il migliore. Serviva a far scivolare le idee, a donare l'ispirazione, a disfare matrimoni e convenzioni, a lasciare dietro le spalle tutti quelli che non l'avrebbero seguito. Quindici anni fa, Hank se ne andò per una leucemia. A San Pedro, in California, circondato da gatti, fiori e poesie. Nasi e occhi umidi e la processione degli amici, quelli incontrati sul bancone di bar dalle grandi speranze e quelli raccattati per strada, quando l'alba si avvicinava e bastava una poltrona per appoggiare il corpo per qualche ora. I primi e gli ultimi. Nell'indistinto universo di Bukowski, gli ordini di arrivo si invertivano...

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1221. Attese e visi al sole

Siviglia - Il ponte di TrianaIl mese più bello di Siviglia non è aprile. E' marzo. Con queste attese cariche di ottimismo e di buonumore per l'imminente primavera, che in città significano Semana Santa, Feria de Abril e Romeria del Rocio, i tre grandi appuntamenti irrinunciabili per ogni sivigliano che si rispetti. [...]
E' marzo, dicevo, il mese più bello. Si raggiunge il Guadalquivir e si legge El Pais o il Diario de Sevilla su una delle panchine davanti al fiume, sorseggiando un tinto de verano comprato nel chiringuito sul Paseo de Colón e gettando un'occhiata alla calle Betis, sull'altra riva. Ma, la cosa più bella è offrire il viso al sole. I turisti e gli stranieri si riconoscono per questo, per l'espressione felice e goduta con cui porgono il viso al sole. Starebbero ore così, a godersi questo tepore che invidiano a Siviglia, pensando che sia così gentile e piacevole tutto l'anno. I turisti. Ce ne sono già tanti a Siviglia. In Mateos Gago, la deliziosa via che dalla Cattedrale sale verso Santa Cruz, i tavolini all'aperto dei bar sono affollati di lingue straniere...

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1220. "Se vuoi restare, te ne devi andare"

...Quella frase che ho fatto ripetere >alla fine a Gaetano, come fosse un mantra, è un po’ come il seme in cui è condensato un sentimento che ho l’impressione oggi sia molto diffuso tra i giovani più consapevoli non solo in Sicilia, ma in Italia: il sentimento di chi sa che nella terra bisogna che ci si riconosca, per poterla definire la propria terra, magari prendendo le distanze (culturali prima ancora che fisiche) da tutto ciò che ci sembra umili l’idea stessa di cittadinanza, e che fa di alcuni di noi «ospiti» in casa propria, come dice il padre di Gaetano, «ospiti» che devono starsene quieti «al loro posto» e «accontentarsi», ridimensionando le proprie aspirazioni... Che cos’è questo, se non un modo per negare cittadinanza ai giovani, che dovrebbero invece essere stimolati a «non accontentarsi» mai?...

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1219. Senza nobiltà ma ricchi in curiosità

In fatto di libri sarebbe un errore snobbare gli snob. Potrebbero aprirvi inesplorati orizzonti. Amate Jack Kerouac? Lo snob vi dirà che è nulla in confronto al poeta beat John Giorno: “Ma come, non lo conoscete?” vi domanderà, constatando con grande soddisfazione la vostra ignoranza. Adorate André Malraux? “Dovreste leggere piuttosto le opere della sua ultima amante: Louise de Vilmorin” vi incalzerà lui, sprezzante.Una conversazione del genere potrebbe forse irritarvi. Ma potrebbe anche servire a rileggere la storia della letteratura da un punto di vista inedito. È quanto fa la casa editrice Excelsior 1881 mandando in libreria il Dizionario di letteratura ad uso degli snob, di Fabrice Gaignault. Dimenticate le centinaia (e mai univoche) definizioni di “snob”. Dimenticate Thackeray e il suo Libro degli snob, volumetto che sdoganò la definizione popolare di "sine nobilitate" (senza nobiltà). Nel dizionario di Gaignault lo snobismo letterario non è un mero sfoggio di erudizione e originalità. È bensì una forma di ansia conoscitiva...

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1218. La logica del rompicapo

Jacopo de Barberi - Ritratto di Fra' Luca Pacioli -  Napoli, Museo di CapodimonteÈ una nebbiosa serata invernale, siete con un gruppo di amici e volete rilassarvi dopo una dura giornata di lavoro. Che fare? Andare al più vicino centro commerciale con annesso multisala, comprare popcorn, patatine con ketchup ed entrare al cinema a vedere l’ultimo successo di botteghino? Si potrebbe fare. L’unico problema è che non esiste un cinema nel vostro paese e neppure in provincia. Ma neanche nella vostra regione, e a dirla tutta, in nessun posto sulla terra. E a voler essere pignoli, nel vostro continente non esistono popcorn, patate né tantomeno il pomodoro. No, non siete in un futuro apocalittico post-terza guerra mondiale. Voi e i vostri amici siete seduti in una taverna fumosa, riscaldata dal camino e poco illuminata, con un boccale sul tavolaccio di legno e l’odore di un agnello arrostito che sfrigola sul grande spiedo in fondo alla sala. È il 1478, forse a Venezia, forse a Perugia, o magari a Milano. Come passare la serata allora, se non potete accendere la televisione, i romanzi gialli non sono ancora stati inventati, non potete andare ad un concerto, o in discoteca?...
Qui di seguito la soluzione di questo e di altri "arcani": Blog | Scienza in cucina » Il vino di Luca Pacioli

09 marzo 2009

1217. Invisibili, non perse

Forse le cose amate sono soltanto invisibili, non perse. Questa sensazione che l'infinito passato di tutti si accumuli in qualche luogo e di là, come un film, tornerà a svolgersi, o comunque lo ripossiederemo un giorno realmente, concretamente, io credo che sia comune a molti e conforta. Non credo sia vergognoso per l'intelligenza. L'intelligenza vede in ciò che è solo alcune linee, dei segni ironici. L'identificazione fulminea e costantemente dimenticata di ciò che sta dietro la prima soglia appartiene veramente soltanto all'intuizione e talvolta invece al semplice istinto...

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1216. Filosofia politica

...e colui che domandò a Crate fino a quando bisognasse filosofare, ricevette questa risposta: fino a quando non ci siano più degli asinai a guidare i nostri eserciti. Eraclito lasciò il regno a suo fratello; e agli Efesini, che gli rimproveravano di passare il tempo a giocare coi bambini davanti al tempio, rispose: Non vale meglio far questo, che governare la cosa pubblica in compagnia vostra?


...in ogni modo, egli era senza città, senza tetto, bandito dalla patria, mendico, errante, alla ricerca quotidiana di un tozzo di pane. Era solito dire di opporre alla sorte il coraggio, alle convenzioni la natura, alla passione la ragione. Mentre una volta si stava scaldando al sole giunse a trovarlo il re Alessandro che gli disse: "Chiedimi ciò che vuoi". - Allora spòstati, che mi stai parando il sole -, così gli rispose Diogene.

1215. Correlativi (s)oggettivi

Sera sul lago
come in fondo a certe fotografie si nasconde un quadro che non ha trovato nessun pittore disposto a dipingerlo, così in fondo a certi amori si nascondono amicizie che non sono riuscite a venire alla luce.


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08 marzo 2009

1214. Quel che se ne va, quello che invece rimane

1214.1 Giudicherai sventura gravissima la perdita di una persona che ami, eppure ciò sarà altrettanto insensato quanto piangere la caduta delle foglie dagli alberi leggiadri che ornano la tua casa. Tutti gli esseri che ti danno gioia, guardali come guarderesti quegli alberi, godili finché sono in fiore. La sorte farà cadere un giorno l'uno, un giorno l'altro. Ma come la caduta delle fronde è un evento facile da sopportare perché le foglie rinascono, così si può dire della perdita delle persone che ami e che tu consideri come la gioia della tua vita, perché, anche se non rinascono, possono essere rimpiazzate da altre. "Ma non saranno le stesse", mi dici. Neppure tu lo sarai. Ogni giorno, ogni ora produce in te un cambiamento, senonché negli altri quest'azione travolgente del tempo appare con più evidenza, mentre in te rimane nascosta, perché è un processo che non si svolge apertamente. Gli altri ci sono strappati, noi, invece, siamo tolti a noi stessi furtivamente. Orbene, non farai alcuna di queste riflessioni e non opporrai rimedi alle ferite, ma ti creerai motivi di inquietudine, ora sperando, ora disperando? Se sei saggio, tempererai l'una cosa con l'altra: non spererai senza una nota di disperazione e non dispererai senza una nota di speranza.

1214.1.1 Il contadino, se sono stati abbattuti degli alberi, perché il vento li ha sradicati o un turbine scatenatosi con furia improvvisa li ha spezzati, copre di cure i germogli che ne restano e, al posto degli alberi perduti, dispone sùbito con ordine sementi e polloni; e in un attimo - poiché il tempo, se è travolgente nel danneggiare, è altrettanto veloce a incrementare - crescono più rigogliosi di quelli perduti. Orbene, così fai tu, sostituisci i cari che hai perduto con quelli che ti restano (o che verranno) e riempi i posti vuoti; allevierai così un solo dolore con una doppia consolazione. E' vero che la natura dei mortali è fatta così: nulla ci piace di più di quello che si è perduto. Ma così facendo siamo ingiusti verso ciò che ci ci rimane, perché non facciamo altro che rimpiangere ciò che invece ci è stato ormai definitivamente strappato.

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1213. A margine di una probabile partenza

The EndLa morte si sconta vivendo, eppure / vivere non sembra quella condanna / ferale, pistola con colpo in canna / puntata alla tempia, quand’anche pure // compendio del peggio le strade e oscure / siano in questa vita (che a volte inganna, / quando il peggior danno è creduto manna / dal cielo) e si aprino a te sicure // di fronte coese nel depredarti / l’anima, gemente sotto le cure / dei neuroni che s’incartano in scarti // di coscienza, eppure in Brianza (oppure / altrove) comunque esistere è un piatto / forte, sia esso fumo o arrosto ben fatto.

>>>Brian annuncia così la probabile, prossima cessazione dell'attività del suo blog (che comunque pare resterà disponibile come testimonianza). Lungi da me dall'interferire sulla sua decisione, mi permetto solo di augurargli ogni bene, ringraziandolo anticipatamente - qualora decidesse di portare effettivamente a termine la sua opera - per tutte  le ottime cose che mi ha fatto leggere in questi ultimi anni.


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1212. Antropofagia sentimentale

...Non si era mai soffermata a considerare che le persone straordinarie diventano tali consumando frammenti della vita altrui, di cui poi si sentirà la mancanza in eterno, come un braccio, una gamba, o un pezzo di cuore.

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07 marzo 2009

1211. Congiunzioni audaci

...Insomma, prendete Cormac McCarthy e Alice Munro, convinceteli ad accoppiarsi (in effetti è un'immagine piuttosto scabrosa), e la figlia illegittima di questa unione sarà un produttore di storie molto simile ad Annie Proulx...

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1210. Fugerit invida aetas...

*Occasione (Occasio) - Come divinità allegorica era venerata nel mondo greco, soprattutto a partire dalla tarda età classica e dall'ellenismo, e in quello romano. Rappresentava la personificazione del momento opportuno, che si presenta un'unica volta, fuggevolmente, per non più ricomparire. Più che come divinità minore oggetto di un particolare culto, divenne un soggetto frequente nelle arti figurative, a partire dal Kairós, appunto il momento opportuno - l'occasione in greco - opera realizzata da Lisippo, il grande scultore greco dell'età di Alessandro. Lisippo >>>lo aveva rappresentato come un giovane con un grande ciuffo sulla fronte, ma con la nuca rasata, a suggerire che se non lo si afferra subito il momento opportuno sfugge e non lo si può più fermare; la sua precarietà era simboleggiata dalla bilancia che reggeva sulla sottile lama di un rasoio. Nel mondo romano alcuni particolari iconografici erano mutati: il personaggio poteva essere maschilie o femminile, aveva un piede alzato e l'altro appoggiato su una sfera, e reggeva un velo mosso dal vento, che serviva a suggerire la rapidità con cui l'occasione fugge per non più ripresentarsi.

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1209. Anche parole, non solo fatti

Ignoto - The DualismSpesso si sente dire che la scienza è lo studio, meglio l'analisi dei fatti e che la produzione scientifica è una continua accumulazione di fatti; tuttavia fra gli scienziati non vi è ancora sufficiente accordo circa l'interpretazione dei fatti. Alcuni dicono che un "fatto" è qualcosa che accade in modo completamente indipendente dall'osservatore (chiameremo questi realisti), altri dicono che un "fatto" non può neppure essere enunciato se non esiste un linguaggio in cui quel fatto può essere enunciato (chiameremo costoro nominalisti o contestualisti).
Il contrastro fra realisti e contestualisti invero non è un episodio recente nella storia della cultura occidentale, ma risale alle origini del pensiero greco e si distende attraverso il nominalismo di Guglielmo di Ockham in tutta la cultura del Medio Evo. Dopo Cartesio esso riceve una ulteriore definizione nel pensiero degli empiristi inglesi (Hobbes, Locke, Hume) fino ad arrivare, attraverso il notevole contrasto di J.S. Mille G. Frege, alle soglie del pensiero contemporaneo.
La filosofia della scienza contemporanea [...] non ha ancora definitivamente risolto il dibattito fra "nominalismo" e "realismo"; tuttavia in prima istanza, è opportuno accettare come uno dei più importanti risultati della odierna metodologia della scienza che, per poter enunciare un "fatto", bisogna postulare un linguaggio in cui quel fatto possa essere enunciato...

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06 marzo 2009

1208. Fino al bordo estremo del mondo

Fino al bordo estremo del mondo...Tatiana vuole immergersi in se stessa, perché vuole credere che non vi sia nessun ieri, ma solo il momento in cui sta vivendo adesso, su Deer Isle, una delle lunghe isole con le scogliere a strapiombo poco distante dalla costa del Maine, collegata al continente da un traghetto e da un ponte sospeso di trenta chilometri; e proprio passando sul ponte sono arrivati lì con il camper, il loro Schult Nomad Deluxe di seconda mano. Hanno attraversato Penobscot Bay, sopra l'Atlantico e verso sud, fino al bordo estremo del mondo, fino a Stonington, una candida cittadina annidata nell'insenatura formata dalle colline coperte di querce. Tatiana, tentando con tutte le forze di vivere soltanto nel presente, pensa che non vi sia nulla di più bello o pacifico di quelle case di legno bianco incassate nei pendii di anguste strade sterrate, affacciate sulla distesa d'acqua increspata che lei guarda giorno dopo giorno. Quella sì che è pace. Quello è il presente. Quasi come se non esistesse nient'altro...

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1207. Verità nascoste

Verità nascosteCosa succederebbe se il “non detto”, il segreto silenzioso e immobile che si cela dentro di noi, esplodesse di colpo? Cosa comporta, nelle esistenze di ognuno, nascondere una verità per tanto, troppo tempo?

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1206. Il bandolo della complessità

Edgar Morin - 5/03/2009Cos'è oggi un filosofo? Edgar Morin si guarda attorno e sorride. Nella misurata eleganza di un gilé indiano di lana a spina di pesce su una camicia tibetana, all'ironia non sa rinunciare: “In realtà siamo dei professori di filosofia degradati a ripetere la storia del pensiero senza più l'ampiezza del punto di vista che era propria dei filosofi del passato, innanzitutto dei saggi. Invece dovremmo riflettere, che è il nostro compito, e riflettere sulle informazioni che arrivano da un mondo complesso [...] abbiamo perso il senso di una riflessione ampia che ci aiuti a capire la complessità. Ma a ben vedere questo non è un problema solo dei filosofi ma degli esseri umani"...

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1205. Per orientarsi nelle terre della fine

Scrivo per orientarmi. I miei segnavia sono le parole, quelle dei miei pazienti e dei miei amici, e quelle di scrittori il cui eccezionale talento ci insegna a capire in che modo esse funzionano e come siano capaci di conservare e comunicare un significato e di farci sentire meno soli. E' un metodo che ho appreso da Walter Benjamin, come ricorda Susan Sontag in Sotto il segno di Saturno. Imparare è una forma di collezionismo, come dimostrano le citazioni e i frammenti delle letture quotidiane che Benjamin accumulava nei taccuini, per portarli sempre dietro e leggerli forte agli amici. Anche pensare era una forma di collezionismo, per lo meno nelle fasi preliminari. Registrava coscienziosamente idee vaganti, sviluppava dei minisaggi nelle lettere agli amici.
[via Francesco Morace]
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1204. La distanza è un altalena

Baghdad, Moschea KazimaynA Baghdad attraversammo una foresta di vetro grigio, / più alta delle grida mentre trasciniamo i passi, / le parole sono rifugi per il fango e le brecce, / le palme sventano l'astuzia del vento, / la distanza è un altalena, / le stazioni nelle città straniere sono cuori e arterie. / Abbandonammo la Resafa nei blocknotes degli informatori / e ai bombardieri che volano ora nel pieno della notte / e del sonno. / Ho in corpo n muro di Baghdad, / il Karkh tossisce, / vecchie nubi sono sui minareti, / e nell'alba la luce delle lanterne / non si coagula più. / L'estate lava i suoi piedi negli incendi, / l'anima è la dimora del sale, / le finestre aprono i loro bottoni, / i bracieri e l'anima si denudano in un singulto, / è l'alba che si affaccia da ogni morte. / Donne attraversano giardini incolti / dove sono le piaghe del tempo. / Da città che si svegliano a città martoriate, / da una notte di rugiada a una di canicola, / il Tigri rubato dalle telecamere, / sulle sue sponde villaggi, slogan, martiri, / lo abbandonammo in una notte di precoce allarme / sui fronti, amiamo, veniamo colpiti / e dolenti guariamo, / è un fiume o un tempio per gli annegati, / erranza d'acque nelle tane della creazione / che porta il figlio alla procreazione, / l'argilla alle mie parole...

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05 marzo 2009

1203. La trama dei giorni sottili

Amedeo Modigliani - Ragazza con le trecce (1918)... La treccia se l'era annodata dietro la nuca. Nella foto non si vede. La treccia era molto bella, lucida, quando era sciolta le arrivava ai fianchi. Non se la taglierà per tutta la vita. Quando saranno già tutti morti – nuora, marito, figlio, fidanzata del figlio –, quando nel grande appartamento buio al primo piano saranno rimaste in due, lei e una bambina di otto anni, la sua nipotina, si riannoderà la treccia ogni mattina, invariabilmente. Di tanto in tanto la nipotina si inginocchierà sul pavimento, reggendo un giornale in una mano e le forbici nell'altra, e le pareggerà le punte dei capelli. Saranno sempre più sottili, sempre più tristi.

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1202. Lo spettro visibile


Colori
Dario ci invita a >>>un "florilegio cromatico" vario e gradevole.

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1201. Leggere (ovvero l'arte della pazienza)

1201.1 Fa anche parte del mio gusto non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente "frettolosa". Filologia, infatti, è quella onorevole arte che esige dal suo cultore essenzialmente una cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, diventare silenzioso, lento, essendo questa un'arte e una perizia di orafi della parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge lento. Ma proprio per questo fatto è oggi più necessaria che mai. E' proprio per questo mezzo che essa ci attira e ci incanta quanto mai fortemente, nel cuore di un'epoca del "lavoro", intendo dire della fretta, della precipitazione indecorosa e sudaticcia, che vuol dire "sbrigare" immediatamente ogni cosa, anche ogni libro antico e nuovo: per una tale arte non è tanto facile sbrigare una qualsiasi cosa, essa insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini lasciando porte aperte.

1201.1.1 Il libro esige pazienza. Chi vuole comprendere deve leggere tutto. Ogni pensiero viene ideato da un punto di vista, ma, dopo viene superato. Il lettore non può farsi irretire da singole asserzioni che appaiono per via. Questi orientamenti portano a situazioni-limite. Renderli presenti non significa ancora un mutamento. Ma essi possono ispirarlo. Questo stesso mutamento rinchiude in sé una nuova maniera di pensare.

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