akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

28 febbraio 2009

1180. Il libro giusto sul bancone giusto

Nick HornbySe siamo stati fortunati, abbiamo letto il libro giusto al momento giusto.
Così pare abbia detto - tra l'altre cose - Nick Hornby aderendo alla richiesta di Waterstones che ha chiesto allo scrittore di indicare i suoi 40 libri preferiti. E lui l'ha fatto. Pur con >>>qualche distinguo.

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1179. Quando uscivamo "a riveder le stelle"

Il Cairo a sera...Ho rivisto le piramidi, ora sono circondate da un muro e si paga il biglietto per vederle. Ero giovanissima quando a neanche vent’anni galoppavo nel deserto alla luce della luna. Non c’erano muri, barriere, credevo fosse l’unico punto del Cairo dove si vedessero le stelle...

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1178. Cento porte segrete sulle buoni abitudini

Amo le brevi abitudini, e le considero l'inestimabile mezzo per imparare a conoscere molte cose e situazioni e per calare giù fino in fondo alle loro dolcezze e amarezze; la mia natura è interamente predisposta a brevi abitudini [...]. Ho sempre la convinzione che una determinata cosa m'appagherà durevolmente - anche la breve abitudine ha questa fede della passione, la fede nell'eternità - e che io sia da invidiare per averla trovata e conosciuta: ed ecco che essa mi nutre a mezzogiorno e a sera, e diffonde intorno a sé e dentro di me un profondo appagamento, cosicché, senza aver bisogno di confrontare o di disprezzare o di odiare, io non desidero altro [...] All'opposto, io non sopporto le abitudini durature e penso che, quando loro si manifestino, è come se mi si avvicinasse un tiranno [...]. Sì, nel fondo più intimo della mia anima mi sento riconoscente verso tutte le mie miserevoli condizioni e infermità e verso tutto quello che in me è pur sempre imperfetto: poiché simili circostanze mi lasciano sempre aperte alle spalle cento porte segrete dalle quali posso sfuggire alle abitudini durature. Senz'altro, la cosa più insopportabile, quel che è veramente da temersi, sarebbe per me una vita assolutamente priva di abitudini, una vita che continuamente esige l'improvvisazione: questo sarebbe il mio esilio, la mia Siberia.

...Morte non mi ghermire,
ma da lontano annunciati
e da amica mi prendi
come l'estrema delle mie abitudini

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27 febbraio 2009

1177. Il silenzio disponibile. Il passaggio che rivela

Edmond Jabès (1912-1991)La parola in realtà non incontra mai un silenzio, ma una disponibilità anche inconscia al dialogo (come una voce lanciata in una valle montuosa incontra almeno un'eco).
Per noi andare alle sorgenti del nostro essere è come aprirsi un varco nel passato; è attraverso questo passaggio che - abbastanza inesplicabilmente - noi abbiamo accesso al nostro avvenire.

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1176. Lettere dalla zona interdetta [XXX-XXXI] Quintessenze armoniche


Ho saputo riconoscerti nelle occhiate furtive, nei timidi sorrisi che nulla concedevano alla malinconia. Ho valicato con te le vette più impervie, misurato duna dopo duna quasi tutti i deserti della terra, soprattutto quelli umani, il che è tutto dire... So di non averti perso, so di poterti riconoscere ovunque, anche in mezzo ad una folla di persone che, di spalle, percorre un tragitto inverso al mio; potrei farlo anche senza girarmi, anche senza esibire quel buffo gladiolo viola che pretendevi donarmi da Paskowski l'ultima volta che venni a trovarti. "Buffo ometto" e giù a scherzare e a ridere sull'accostamento intravocalico... "farò la fine di de Molay, vedrai..."
[>>>continua a leggere > lettera a D. > 9 Maggio 2005]

°

Ho ritrovato quella pagina, e biancheggiava come la secca di un fiume. Da lì, aridi e contorti, sono spuntati i tuoi caratteri musicali, e mi sono sembrati rovi. In loro ho rivisto te, ho rivisto noi, e il segreto di quella banderuola di ferro che girava e girava con uno stridio incredibile che, a volte, in sogno, mi pare di sentire ancora...
[>>>continua a leggere > lettera a D. > 12 Novembre 2007]

°

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26 febbraio 2009

1175. Il fascino che illude

Il fascino che illudeAh, il mondo è saturo di prodigi, / e talvolta i discorsi degli uomini vanno al di là del vero: / ci ingannano, con un intarsio di variegate finzioni, i miti. / Ma è il fascino che ci fa amare le cose: / ne accresce l'incanto e il valore, / e in questo modo - assai spesso - / finiamo per dare credito a tradizioni non vere. / Ma i giorni a venire sono giudici attenti; / ecco perché l'uomo deve dire cose giuste / per evitare ogni colpa.

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1174. Un lungo viaggio verso l'Essere


Emanuele Severino80 anni fa nasceva >>>l'epigono moderno di Parmenide. Fondazione italiani celebra oggi Emanuele Severino con >>>un esauriente articolo di Cinzia Bianchino.

[Da notare la bella chiusa dell'articolo stesso, che toglie il teoreta dalla sua turris eburnea per riportarlo nei "mondi di terra" dov'è giusto che stia, e dove - magari - qualcuno vorrebbe non stesse].

1173. Il navigatore di sogni


Philip José FarmerSe >>>n'è andato discretamente Philip José Farmer, uno dei più grandi navigatori di sogni che abbia mai avuto modo di incontrare.
L'indimenticabile Ciclo del Mondo del Fiume mi ha accompagnato per lungo tempo, e in suo onore, oggi, voglio rileggere quei libri "d'argento" dell'Editrice Nord.

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25 febbraio 2009

1172. La modestia dei saggi (due segnalazioni due)

1172.1 Era un uomo che conosceva le lingue e scriveva versi. Si guadagnò il pane e il vino mettendo le parole nel posto delle parole, scrisse i versi come i versi si devono scrivere, come se fosse la prima volta...

1172.2
Impariamo a essere i secondi, i terzi, gli ultimi. Forse l''insegnamento più profondo dato dal rapporto con le cose reali - lasciato in noi da quella stagione di abbraccio alla vita, al passaggio dai venti ai trent''anni - è che la vita merita la pena di essere vissuta anche se non siamo grandi uomini.

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1171. Lontananza dai giorni incompiuti



Torna il tempo dei cori
giovani, delle risate
all'aria che sera inebria
d'erbe, quando folate
rubano alle mandole
dolci d'amore l'arie
futili - le melodie
che a serenate e a sagre
chiamano, e a carmagnole.

Non tu ritorni: e i giorni
che già furono a questi
simili, dall'allegrie
d'allora, ora a più agre
note fan punto, e pare,
tu ormai remota e sola
e in lacrime, nell'odor d'aglio
che sera toglie ai gigli
sian vissuti per sbaglio.


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1170. Amori non corrisposti

Per antiche memorie ...leggendo le antiche memorie, ci accade sovvente che c'innamoriamo di persone delle quali non conosciamo altro che il nome e gli costumi che ci vengono celebbrati dagli storici.
Gregorio Caloprese > Lezioni all'Accademia del duca di Medinaceli (1698-1701) > I, 7
Ed. Mirto, Napoli, 2000
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24 febbraio 2009

1169. Nel solco impossibile della sopravvivenza



Sferza la falce l'erba ormai alta
sferza e recide - continuo è l'arco
ma sfugge uno stelo - e rimane
a terra disteso - nell'onda degli altri
rimane - senza esser reciso
Lo rileva il rastrello che a sera
raccoglie il fieno nei mucchi
Non tutti recide la falce
Per quanto passi per questo - Ma
esser rimasto è ancora
morire - l'arco è continuo
e non c'è radice che tenga
Nessuno stelo si salva
da solo
Giusi Quarenghi
da Nota di passaggio

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1168. Se ci sarà un'altra volta

Mi è giunta ora >>>la notizia che OCO non ce l'ha fatta.
Non te la prendere.
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1167. Pro memoria 2

...Questa [...] è la descrizione che dà Epicuro del sapiente sempre felice: ha desideri limitati, trascura la morte [...] non esita ad andarsene dalla vita se è meglio così. Fornito di queste doti, egli prova sempre piacere; ed in realtà non v'è un momento in cui non abbia più piacere che dolore. Infatti conserva del passato un grato ricordo e domina il presente in modo da capirne l'entità e la piacevolezza, e non dipende dal futuro ma lo aspetta, godendo del presente [...]. E se qualche dolore sopravviene, esso non ha mai tanta forza per cui il sapiente non abbia da provare maggior gioia che angoscia.

> Pro memoria 1

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23 febbraio 2009

1166. Voci (e silenzi) intorno a mezzanotte


Intorno a mezzanotte
...La verità non hai saputo seguire:
la mia voce diceva interpellandomi.
Stentavi a capire le cose giuste
le belle e pure non hai tenuto di mira
rivolta a me la mia voce diceva.

Colei che tutto soffre hai trascurato
continuava la voce rivolta a me;
non si vanta, fiduciosa spera,
lungamente soffre ed è sempre gentile.
Così la voce rivolta a me diceva.

Non quanto ti proponevi hai insegnato
disse ancora la voce rivolta a me;
che la carità è di tutte le cose più grande.
E, gli sterpi consunti, il fuoco si estinse.
Così la mia voce che parlava con me.
Thomas Hardy
da Sguardo al passato
versione dall'inglese di Sergio Solmi
in "Quaderno di traduzioni" ed. Einaudi, 1969

°

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22 febbraio 2009

1165. Giurisprudenza filosofica

Merry-Joseph Blondel - Licurgo...Eppure la cosa sta in modo tale che, dovendo essere la legge emendatrice dei vizi e raccomandare le virtù, essa venga derivata dalla scienza del vivere. Succede così che la sapienza è madre di ogni bene, e dal suo amore trasse la sua denominazione in greco la filosofia, della quale nulla di più fecondo, di più florido, di preferibile venne concesso dagli dèi alla vita umana. Questa sola infatti, nel mentre che ci ammaestrò in tutto il resto, ci insegnò pure quella che è la cosa più difficile, a conoscere noi stessi; ed è tale la forza ed il concetto di questo insegnamento, che esso venne attribuito non già ad alcun uomo, ma al dio di Delfi.

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1164. Senza confini

Escher - Chancel InspirationL'uomo è un essere per immaginare.
Che cosa mai potremmo conoscere se non l'immaginassimo?


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1163. Debiti di riconoscenza

Ma se i Greci avessero odiato come noi Romani ogni novità
che letteratura leggeremmo oggi? E poi, che testi
avremmo da sfogliare sino a consumarli
durante le letture personali?
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21 febbraio 2009

1162. Dare la precedenza

Giambattista Vico (1668-1744)Tutta la storia si divide in storia delle cose e in storia delle parole: la seconda discende dalla prima perché è fuor di dubbio che le cose precedono i loro contrassegni.


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1161. Sguardi incerti sul domani

Verso dove?Riflettevo sul contenuto del frammento sofocleo¹ che recita:
Tu piangi un tuo caro quando muore, ma non sai se il futuro gli avrebbe recato o no del bene
e l'ho fatto non tanto per il contenuto in sé, ma perché stamani mi sono accorta quanto esso somigli a quest'altro di Lucrezio (che non traduco per non perdere il senso vero del verso, e anche perché è di suo già molto comprensibile la relazione col precedente):
...posteraque in dubiost fortunam quam vehat aetas²

¹Si tratta del fr. 761
²De rerum natura, 3, 1085
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1160. Semplice logica

William Blake - NewtonCiò che oggi è provato
fu una volta soltanto immaginato.

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20 febbraio 2009

1159. Illusione di tarda sera


Le guardiane del lago
...Questa notte mi favoleggio
senza sogno senza ricordo
insensibile un lampaneggio
d'immagini disincantate:
acqua e rupi d'ignoto fiordo,
astri vuoti, luce sfinita,
mia fermata e non morta vita,
neve d'alte alpi nell'estate.

Agostino Richelmy
da Favola

1158. Ognuno al suo posto

FrequentazioniIo sono per natura un ricercatore; sento cioè in me tutta la sete di conoscenza possibile e l'avida inquietudine di progredire in essa e anche la soddisfazione dopo ogni conquista. C'è stato un tempo in cui credevo che solo questo costituisse l'onore dell'umanità e disprezzavo gli ignoranti che non sanno nulla. E' stato però Rousseau a rimettermi a posto. Infatti questa presunta superiorità (che in realtà abbaglia) è del tutto scomparsa dopo la lettura delle sue opere, ho di conseguenza imparato a onorare gli uomini, e oggi mi sentirei più inutile del più umile lavoratore se non ritenessi che questa affermazione possa conferire un valore a tutte le altre e ristabilire di conseguenza i diritti di ogni essere umano.

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1157. Scienza e coscienza

Il fuoco della conoscenzaIn generale, il carattere che distingue chi sa rispetto a chi non sa, è l'essere capace di insegnare: per questo noi riteniamo che l'arte sia soprattutto la scienza e non l'esperienza; infatti coloro che posseggono l'arte sono capaci di insegnare, mentre gli empirici non ne sono capaci. Inoltre, noi riteniamo che nessuna delle sensazioni sia sapienza: infatti, se anche le sensazioni sono, per eccellenza, gli strumenti di conoscenza dei particolari, non ci dicono, però, il perché di nulla; non dicono, per esempio, perché il fuoco è caldo, ma solamente segnalano il fatto che esso è caldo...

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1156. La facoltà di essere liberi

Lo spirito della seraMa in capanne abita l'uomo / e s'avvolge nella verecondia dei panni / perché è più intimo, persino più vigilante; / e serbare lo spirito, / come la sacerdotessa la fiamma celeste, / questa è la sua intelligenza. // Perciò gli è data, / a lui simile agli dèi, / la libertà, e facoltà più alta di ordinare ed eseguire...

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19 febbraio 2009

1155. In cerca di un (reale) significato

IeriI momenti di felicità,
- non il senso di benessere,
la fruizione, l'appagamento,
la sicurezza o l'affetto,
o anche un pranzo eccellente,
ma l'illuminazione improvvisa -
Ne abbiamo avuto l'esperienza, ma ci è sfuggito il significato, e avvicinarsi al significato restituisce l'esperienza in una forma diversa,
al di là di ogni significato che possiamo assegnare alla felicità...

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1154. Lettere dalla zona interdetta [XXIX] Il gioco breve

Non nego di pensare a volte ai tuoi occhi chiari; lo faccio quando il camino è acceso, e dentro di esso non arde solo la fiamma fisica del fuoco, ma anche quella più segreta e mia, quella che più ti rassomiglia. Quest'inverno mi ha portato memorie di silenzio che non credevo più di avere. Mi ha fatto riscoprire profumi di vento e giacinti, rumori di rami che si schiantano sotto il peso della neve, versi di animali notturni che non so se disperati per il freddo o appagati per una preda, comunque utili nella loro impalpabile, quotidiana presenza.
Come sempre esco sul prato, nel tardo pomeriggio, per dare il miglio ai passeri; mi aspettano, arrivano fiduciosi, se ne vanno lieti. Al ritorno, prima di rientrare in casa, mi soffermo un poco a guardare i passi che ho percorso sulla neve, quelle stesse mie orme doppie che sempre più spesso mi accade di non riconoscere. Come le parole, che leggère a volte mi sfuggono, quando richiudo il pianoforte o mentre osservo l'ultimo sole che mi lascia per venirti incontro.
Ma tu ci sei, nonostante tutto, e mi ricordi quei mattini pieni d'aria di quando era estate, in cielo e nella mia vita, o di quando, dietro una porta chiusa, non c'era solo il vento e un prato nevoso, ma la certezza del tuo arrivo, il suono lieve del campanello, la tua risata cristallina, il tuo sguardo soddisfatto.
La memoria è un gioco breve, a volte avverso a volte solidale (Orione intanto grava sul lago, riscatta un tempo di passione e mi colpisce basso, però senza ferirmi).
Domani magari mi sveglierò migliore; magari metterò agli atti tutto quello che è rimasto appeso a un filo, riconsidererò il presente, mi dedicherò a svelare qualche arcano.
Per ora voglio accontentarmi di questa assenza vigile, di questi gesti lenti, di questo silenzio che pare ridurre la distanza che mi separa dal mio bene. Voglio restare immobile con il buio sulle spalle, e gioire come i passeri per qualche briciola di tempo che ritorna, per qualche stilla d'acqua cristallina che mi ricorda i tuoi occhi, sinceri e chiari.
Occhi che non mi hanno mai delusa, occhi che mai mi deluderanno.

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18 febbraio 2009

1153. Il gambero filosofico

Verso la notteIn filosofia si lascia una posizione non per sostituirla con un'altra, ma perché anche quella non era altro che una stazione del cammino. Quel che rimane identico, nelle forme del pensare, non è altro che il cammino. E le strade del pensiero celano sempre al loro interno un aspetto misterioso del conoscere: noi possiamo percorrerle in una direzione o nell'altra, ma spesso è proprio il procedere a ritroso ciò che più ci consente di avanzare.

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1152. Un Giano nell'anima

Le cose hanno differenti qualità, e l'anima differenti inclinazioni; niente infatti di quel che si offre all'anima è semplice, e l'anima non si offre mai semplice per alcun motivo. Da ciò deriva il fatto che si piange e si ride di una stessa cosa.

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1151. Inno laico

Spinta dal >>>bell'intervento di ieri di Lapidarius (al quale, dopo la mia replica, ha appena fatto seguito l'>>>altrettanto pregevole di oggi), sono andata a ricercare le suggestive parole che Isador Ducasse dedica alla matematica; le ho finalmente trovate e ne trascrivo qui una parte (nella "partecipata" traduzione di Leonardo Sinisgalli):
O matematiche severe, non vi ho dimenticato da quando le vostre sapienti lezioni, più dolci del miele, filtrarono nel mio cuore come un'ombra rinfrescante. Aspiravo istintivamente, fin dalla culla, a bere dalla vostra fonte, più antica del sole, e io continuo a calcare il sacro sagrato del vostro solenne tempio; io, il vostro più fedele iniziato... Aritmetica! Algebra! Geometria! Trinità grandiosa! Triangolo luminoso! Colui che non vi ha conosciuto cosa ha perso! [...] Nelle epoche antiche e nei tempi moderni, più di una grande immaginazione umana ha scorto il proprio genio, atterrito, nella contemplazione delle vostre figure simboliche tracciate sulla carta bruciante, come altrettanti segni misteriosi, vivi di un alito latente, che [...] non erano che la stupefacente rivelazione di assiomi e di geroglifici eterni, che sono esistiti prima dell'universo e che contniueranno dopo di lui [...]. Ma l'ordine che vi circonda, rappresentato soprattutto dalla regolarità perfetta del quadrato, caro a Pitagora, è ancora più grande; [...] l'opera memorabile è consistita nel fare uscire, dalle viscere del caos, i vostri tesori di teoremi e i vostri magnifici splendori...
Lautréamont > Canti di Maldoror
> (il brano citato è tratto da il Quaderno di geometria di Leonardo Sinisgalli,
edito nel 1935 dalle ed. Campo Grafico di Milano)


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1150. Sonorità biografiche

Cuore, mio cuore, straziato da pene che paiono insanabili / risollèvati e difenditi dai nemici; fallo a viso aperto, / fronteggiando senza paura i tranelli di chi ti è ostile. / Non farti vanto di vittoria e non deprimerti se sconfitto; / giosci per ciò che ti allieta e senza eccesso rattristati per i rovesci. / Comprendi, finalmente, l'armonia che sta alla base della vita.


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17 febbraio 2009

1149. Antichi trionfi sempre nuovi

EpicuroMentre agli occhi di tutti l'umanità trascinava / sulla terra un'esistenza abbietta sotto il peso della religione, / che mostrava il suo volto dalle regioni del cielo / minacciando dall'alto i mortali col suo orribile aspetto, / per la prima volta un Greco, un essere umano!, osò alzare contro di essa / gli occhi mortali e per primo osò resisterle. / E non lo spaventarono né i falsi racconti sugli dèi, né i fulmini, / né il cielo col minaccioso brontolio, anzi ancor più / stimolarono l'indomita energia del suo animo, tanto che egli / desiderò spezzare per primo le porte strettamente sigillate della natura. / Dunque la sua vivida intelligenza trionfò, e lontano / si spinse al di là delle ardenti barriere dell'universo / e percorse l'universo immenso con la mente e col cuore.

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1148. Uno spietato avvenire scritto nel passato

...In questa rete di discontinuità e di rotture, che spezzano, proiettano lontano o capovolgono d'improvviso progressioni durate milioni (o miliardi) di anni, in questo intreccio sempre imprevedibile di caso e di necessità, noi - lo abbiamo detto - siamo solo una piccolissima parte. E dobbiamo ammettere - ne va della nostra obiettività - che nella storia della vita quel che viene dopo è quasi sempre solo uno dei cammini realizzabili, moltissimi dei quali avrebbero potuto tranquillamente escluderci: le forme di volta in volta prescelte hanno guadagnato l'esistenza, ma spesso in cambio della distruzione delle alternative, che solo retrospettivamente appaiono perdenti. Un osservatore che avesse visto in azione, settanta milioni di anni fa, un piccolo mammifero e un rettile enorme, non avrebbe potuto dedurre da niente - in quel contesto - quale differente avvenire si preparava per le due figure. Il prima, nella storia della vita, è potenzialità, ricchezza, virtualità: è l'albero che si apre. Il dopo, riflette sempre la durezza di una scelta compiuta; è il cono che si stringe e si chiude.

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1147. Reti evocative

Un'idea che viene in mente (Einfall) al soggetto, apparentemente in modo isolato, è sempre un elemento che invia in realtà, coscientemente o meno, ad altri elementi. Si scoprono così delle serie associative che Freud designa con diverse espressioni metaforiche: linea (Linie), filo (Faden), concatenamento (Verkeltung), sfilata (Zug), ecc. Queste linee si intersecano formando delle reti con "punti nodali" (Knotenpunkte) per i quali passano ancora altre linee, altre reti, altre idee.

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1146. L'elemento unificante

Cosa significa "oggettivo"? Non significherà "umanamente oggettivo" e non sarà perciò anche umanamente "soggettivo"? L'oggettivo sarebbe allora l'universale soggettivo, cioè: il soggetto conosce oggettivamente in quanto la conoscenza è reale per tutto il genere umano storicamente unificato in un sistema culturale unitario. La lotta per l'oggettività sarebbe quindi la lotta per l'unificazione culturale del genere umano; il processo di questa unificazione sarebbe il processo di oggettivazione del soggetto, che diventa sempre più un universale concreto, storicamente concreto. La scienza sperimentale è il terreno in cui una tale oggettivazione ha raggiunto il massimo di realtà; è l'elemento culturale che ha più contribuito a unificare l'umanità, è la soggettività più oggettivata e universalizzata concretamente.

*I corsivi e i virgolettati sono di Gramsci, le evidenziature sono invece mie.
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16 febbraio 2009

1145. La felicità ultima


Felice colui che ha potuto investigare la causa delle cose
/ e mettere sotto i suoi piedi ogni paura, il destino inesorabile / e il frastornante fluire dell'avido Acheronte.

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1144. Libere incomprensioni

A quante e a quali significazioni diverse non è stata abusata questa parola di libertà? A quanti inganni non s'è prestata e a quante discordie? Quanti odi non ha ella commesso, quante lacrime e quanto sangue non hanno sparso gli uomini che la presero a vessillo per abbaruffarsi con altri uomini che volevano la libertà altrettanto e più di essi! Ma, o non s'intendevano sul significato del vocabolo o non volevano intendersi, e in nome della libertà facevano e fanno a chi può meglio opprimere e soverchiare.

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1143. Una vertigine di versi perfetti

A proposito di persone che parlavano poco (e scrivevano ancora meno) segnalo un >>>"vertiginoso" post di Roberto dedicato a Vincenzo Cardarelli. Come sempre puntuale, come sempre da leggere fino in fondo.

[So che già lo sai, Roberto, ma ricordo a me stessa - e a chi non lo sapesse - che Cardarelli ha scritto dei versi dedicati proprio al poeta-filosofo "eponimo" del blog tuo e di Vito, eccoli:

Omar KhayyamKayyâm, nei mattini d'estate, / basta avere una foglia in bocca / il sole dei giardini / ci ubbriaca meglio del tuo vino / che noi non berremo. / Abbiamo, dopo di te, / bevuto in ben altre cantine. / Abbiamo la gola rossa / dei nostri vini d'Occidente, / o mio vecchio, melodico persiano. / Ma la tua dolce infanzia di filosofo / questa è un gran dono. / Tu hai guardato il mondo / tra nebbie e per distanze siderali. / Tu hai potuto iridare / di primordiali curiosità / l'ombra della vita. Dove tutto non era / che disperata certezza / tu hai fatto domande / proposto accordi e tutto era concluso. / E quando, non la durezza della faccia di Dio, / pietosamente a te ascosa, / ma la tua carne stanca / ti rimbrottava, / da quell'oscuro e flebile scontento / nasceva la grazia d'un ritmo. / Così dell'umano / viaggio eludesti / le premesse fatali, / convinto di non saperle / e illuso di doverle ricercare. / E questo era il buon vino, / Kayyâm. / Il dio che ti propiziava / questa bevanda d'inganni / faceva la tua fortuna / e il tuo canto. / E tu libavi alle rose / del tuo ridente sepolcro, / non sospettando, o impavido, / che la tua vita era già / un cimitero fiorito. (1916)]
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1142. Parole, parole, parole...


Abbiamo parlato abbastanza. Tutto è diventato parola. Per questo ho amato tanto il cinema muto...

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1141. Politica d'altri tempi (nel bene, nel male)

Claudio imperatoreL'imperatore Claudio, conscio di essere soggetto all'ira e al risentimento, se ne scusò con un editto, facendo distinzione tra i due sentimenti e promettendo che la prima sarebbe stata di breve durata e di nessuna conseguenza, e il secondo non sarebbe mai stato ingiusto.

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15 febbraio 2009

1140. Verso un appuntamento che nessuno ha stabilito

Siamo all'interno di una caffetteria della catena Denny's. Un'illuminazione banale ma sufficiente, un arredamento e un vasellame insignificanti, una planimetria studiata con precisione fin nei minimi dettagli da specialisti di marketing, in sottofondo una musica innocua a basso volume [...] Il locale è stato realizzato in ogni sua parte con elementi anonimi e interscambiabili. In questo momento è quasi pieno. Gettiamo un'occhiata intorno, poi fermiamo lo sguardo su una ragazza seduta vicino alla finestra. Perché proprio lei? Perché non un'altra? Non lo sappiamo. Eppure per qualche motivo la nostra attenzione è attirata da quella ragazza... cosí, è una cosa che ci viene spontanea. Seduta a un tavolo per quattro persone, sta leggendo un libro. [...] Capelli corti e neri, lisci. Quasi niente trucco, e nemmeno un gioiello. Un viso piccolo e magro.[...] Ogni tanto fra le sopracciglia le si forma una ruga, segno che sta riflettendo. La ragazza è molto infervorata nella lettura. Non stacca quasi gli occhi dalle pagine di uno spesso libro dalla copertina rigida, di cui non possiamo leggere il titolo perché ha ancora la fodera di carta della libreria. Deve trattarsi di un argomento impegnativo, a giudicare dalla serietà con cui sta leggendo. Sembra divorare il testo riga per riga, senza saltare una parola. Sul tavolino c'è una tazza di caffè. [...] A intervalli regolari la ragazza porta la tazza alla bocca, ma non sembra trovare il caffè di suo gradimento. Lo beve perché ce l'ha davanti, quasi fosse suo dovere, per cosí dire. [...] La musica in sottofondo è Go Away Little Girl, di Percy Faith e la sua orchestra. Ovviamente nessuno l'ascolta. Alcuni dei numerosi clienti stanno consumando al Denny's una cena tardiva, altri bevono solo un caffè, ma lei è l'unica donna sola. Ogni tanto solleva gli occhi dal libro e guarda l'orologio che ha al polso. Il tempo però non sembra scorrere alla velocità che vorrebbe. Tuttavia non dà l'impressione di avere un appuntamento con qualcuno. Non si guarda mai attorno, né getta occhiate verso la porta, spera soltanto che il tempo passi un po' piú in fretta. Peccato che all'alba manchi ancora molto, non c'è bisogno di dirlo. Ora smette di leggere e guarda fuori dalla finestra. Dalla caffetteria al primo piano si ha una buona visuale sulla strada animata e allegra, che malgrado l'ora è ancora illuminata e piena di gente che va e viene. Gente che sa dove andare, altra che non lo sa. Gente che ha un obiettivo, altra che non lo ha. Gente che cerca di fermare il tempo, altra che vorrebbe farlo passare in fretta. Dopo aver osservato un momento lo spettacolo di quella folla incoerente, la ragazza fa un sospiro e torna a posare lo sguardo sul libro...

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1139. Una pace generata dall'errore (?)

Penso dunque al perseguimento della pace poiché riguarda la ragione e le cose a essa collegate. Eppure questo punto di vista è sbagliato, perché finisce col separare lo spirito da tutte le attività che gli sono proprie; è anche vero però che questo processo astratto e questa consapevolezza di sbagliare sono necessari: mi fanno infatti capire che ogni punto di vista reca in sé un certo (se non notevole) margine di errore.

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1138. Il terzo (in)comodo

Reilee Bach - The LetterLe anime hanno un loro particolar modo d'intendersi, d'entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor proprii e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l'impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d'ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l'angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.

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1137. Per una possibile morale (indipendente)

L'uomo è fine a se stesso, pertanto si deve determinare da sé e non farsi mai determinare da qualcosa che gli è esterno. L'uomo deve essere ciò che è, e questo solo perché egli vuole e deve volere così. L'io deve essere determinato nel modo in cui potrebbe essere determinato eternamente. Pertanto il principio della sua morale sarà questo: agisci in modo tale che il pensiero massimo della tua volontà diventi per te una legge eterna.

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14 febbraio 2009

1136. Inconvenienti del tempo

"Il tempo mi sconvolge in pieno" disse lei. "Quando uno perde il baricentro emotivo" - si bloccò, come facesse uno sforzo sovrumano, poi riprese rauca - "ecco cosa gli accade. I miliardi di anni e i millesimi di secondo si scambiano di posto. E io non riesco più nemmeno a contare, quando penso al tempo..."

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*L'immagine è Möglichkeit 3 di Bernard Ammerer
(facendoci 'clic' sopra si può ingrandire)

1135. Squarci di consapevolezza (sull'avvenire)

Paul Cézanne - La montagna Sainte-VictoireOra credo di aver imparato che cosa significa amare: essere capaci, non di prendere iniziative di rilancio di sé e di "esagerazione", ma di essere attenti all'altro, di rispettare il suo desiderio e i suoi ritmi, di non chiedere nulla ma imparare a ricevere e ricevere ogni dono come una sorpresa della vita, ed essere capace, senza alcuna pretesa, sia dello stesso dono sia della stessa sorpresa verso l'altro, senza usargli la minima violenza. Insomma, la semplice libertà. Perché mai Cézanne avrebbe dipinto la montagna Sainte-Victoire a ogni istante? Perché la luce di ogni istante è un dono.
In questo modo, la vita può ancora, nonostante i suoi drammi, essere bella. Ho sessantasette anni, ma mi sento finalmente - io che non ho avuto mai giovinezza, perché non sono stato amato per me stesso - giovane come non mai, anche se non sarà per molto.
Sì, in questo modo l'avvenire dura a lungo.

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1134. Fantasie malinconiche

La mia malinconia ha per molti anni lavorato a fare in modo che io potessi dare del "Tu" a me stesso nel senso più profondo. Fra la mia malinconia ed il mio "Tu" c'era tutto un mondo di fantasia. E' questo mondo fantastico che ora in parte io ho estratto da me grazie ai miei pseudonimi. Come colui che non ha una vita felice, decide di passeggiare fuori il più possibile - e volentieri farebbe a meno della casa -, così la mia malinconia mi ha tenuto lontano da me stesso, mentre io, scoprendo e vivendo poeticamente, ho percorso un mondo tutto pieno di fantasie.

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1133. Molestie postdatate

Vuoi liberarti d'un tratto delle molestie che oggi ti affliggono? Riesci a pensarle oggi con la stessa mente con cui le penserai tra vent'anni? Ossia con la mente con cui pensi oggi le molestie che ti hanno afflitto vent'anni fa?

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1132. Una feconda inutilità

Era il 27 agosto 1926, alle quattro del pomeriggio, i negozi erano affollati, nei magazzini le donne facevano ressa, nelle case di moda le mannequins giravano su se stesse, nelle pasticcerie chiacchieravano gli sfaccendati, nelle fabbriche sibilavano gli ingranaggi, lungo le rive della Senna si spidocchiavano i mendicanti, nel Bois de Boulogne le coppie d'innamorati si baciavano, nei giardini i bambini andavano in giostra. A quell'ora il mio amico Franz Tunda, trentadue anni, sano e vivace, un uomo giovane, forte, di molti talenti, era nella piazza davanti alla Madaleine, nel cuore della capitale del mondo, e non sapeva cosa dovesse fare. Non aveva nessuna professione, nessun amore, nessuna speranza, nessuna ambizione, e nemmeno egoismo.
Superfluo come lui non c'era nessuno al mondo.

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13 febbraio 2009

1131. Il sommo bene

Cerchiamo un bene che non sia in apparenza tale, bensì solido e costante e più bello nella sua parte più nascosta; dissotterriamolo. E non è posto lontano; lo si troverà, bisogna solo sapere dove tendere la mano; ora invece, come nel buio, passiamo oltre senza vedere ciò che pur ci è vicino, inciampando, proprio in ciò di cui sentiamo la mancanza.

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1130. Geometria di pace

Tutto ciò che [...] distingue il nostro tempo dalla barbarie antica è quasi interamente frutto della geometria. [...] Se la ragione umana fosse conosciuta con la stessa certezza con cui conosciamo la ragione delle grandezze nelle figure, l'ambizione e l'avidità - la cui forza si sostiene sulle false opinioni umane circa la ragione e il torto -, sarebbero disarmate, e l'umanità godrebbe di una pace tanto costante, che sicuramente non si dovrebbe più combattere per ottenerla.

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1129. Il mattino ha l'oro in bocca



Tu sei l'incanto delle mattine che non torneranno.

Vincenzo Cardarelli
da Natura

12 febbraio 2009

1128. Squilibri volontari

La via morale, di cui la buona volontà è il principio e la sostanza, sorge in quanto il pensiero riflessivo interviene su di un quadro dove sono "piccole percezioni insensibili", "dolori impercettibili", "piccoli impulsi", un movimento di "inquietudine" sentita senza essere conosciuta che fa agire "nelle passioni come nelle situazioni tranquille, che ci determina prima di qualsiasi consultazione nei casi che ci sembrano i più indifferenti poiché non siamo mai perfettamente in equilibrio, e non potremmo essere divisi esattamente a metà tra i due partiti" (G.W. Leibniz, Saggi, II, § XXI, 36)
Come sviluppare in noi la vita morale? Scrive Leibniz nella Teodicea: "E' vero che non siamo direttamente i padroni della nostra volontà, sebbene ne siamo la causa: non scegliamo infatti le volontà, allo stesso modo che scegliamo le nostre azioni mediante le nostre volontà. Continuiamo tuttavia a mantenere un certo potere sulla nostra volontà, poiché possiamo contribuire indirettamente a volere un'altra volta quel che vorremmo volere nel momento presente*... ciò che non è velleità; ed è ancora in ciò che abbiamo un dominio particolare, e addirittura sensibile, sulle nostre azioni e sulle nostre volontà, che risulta però dalla spontaneità unita alla intelligenza" (Saggi di Teodicea, III, 301)
*Il corsivo è mio
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1127. Geografia malinconica

Ma quando anch'egli venne in odio agli dèi / solo allora vagava per la pianura Alea, / rodendosi l'animo ed evitando il passo degli uomini. [Iliade, VI, 200-2]
"Solo allora vagava per la pianura Alea". Il divorzio dagli dèi produce dunque [in Bellerofonte] solitudine ed erranza. Il verbo alaomai, qui utilizzato all'imperfetto, significa appunto vagare, andare errando. Nella sua forma sostantiva, ale (l'andar errando, l'errore), esso assume anche un significato figurato, e può indicare una perplessità, un disordine, un turbamento dell'animo. Il motivo dell'erranza domina dunque la melanconia di Bellerofonte. Non a caso il nome della pianura, Aleion, vuol dire "pianura degli errabondi", ossia di chi non ha più patria né dimora: in questo caso di chi, inviso agli dèi, è stato spinto a vagare senza meta, evitando i sentieri battuti, le strade, i percorsi frequentati dagli uomini. "Evitando" è reso con aleeinon (da aleeino, forma epica di aleomai), che richiama, per assonanza, il verbo precedente. All'interno dei tre versi citati, la condizione errabonda di Bellerofonte - epicentro della descrizione omerica - diventa così il registro dominante da cui dipendono l'orizzonte del significato e il gioco delicato delle assonanze...

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1126. "Coincidentia oppositorum" in Hegel (?)

La Logica studia l'Idea in sé, così come si invera nell'essere, nel non essere e nel divenire. L'essere è il primo momento dell'Idea in sé, è il concetto più povero di determinazioni, anzi è talmente povero che qualsiasi determinazione, in quanto particolare, costituisce già una negazione dell'essere nella sua pura e astratta generalità. Appunto perché privo di determinazioni, l'essere richiama il suo opposto, il non-essere, il nulla, confondendosi con esso. Dall'unione dell'essere e del non essere sorge il divenire; nel divenire infatti ciò che non è incomincia a essere e viceversa.

*
Per quanto riguarda >>>il titolo

1125. In viaggio verso la prossima sorpresa

Il lago, dal trenoOgni volta che salgo in treno non so mai cosa scegliere, se sedermi in direzione di marcia o in quella opposta. A differenza di molti, per me è uguale. Poi però, due volte su tre, scelgo l'opposta. Forse, anziché andare con gli occhi incontro al paesaggio, preferisco esserne colto all'improvviso. Aggredito a volte. Trattenerlo nello sguardo quanto posso, tirando il collo oppure sbattendo la fronte sul finestrino, e passare subito alla sequenza, alla sorpresa successiva. Appena salito, ho appoggiato il libro, aperto, sul sedile, ho piazzato il trolley – leggero, questa volta – al suo posto su in alto, lo zaino col computer temporaneamente fra i piedi, sfilato di dosso il cappotto. E qualcuno deve proprio averlo notato, il gesto di questo qui – me – in piedi in mezzo al corridoio, al momento di dover appendere il cappotto, il mio solito slittamento, quel gesto incerto, le braccia che accennano verso una direzione e poi, movimento impercettibile, vanno nell'altra. Dentro a quell'ingradualità lieve, notata da chissà chi, ho appeso il cappotto alla mia sinistra, con il treno già in moto verso quella direzione a cui io, da quel momento, prendendo posto – lo zaino fra i piedi, il libro con le foto di Magdalena in mano – ho dato le spalle. E ho guardato fuori. Subito.

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