akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

17 dicembre 2009

1457. Il punto che non muta


Come cerchio da cerchio e suono da suono, sorgono l'uno dall'altro piccoli drammi dentro la mente e si dissolvono e tornano a formarsi intorno al punto che mai non muta. Quella che aspetto e quella che mai ho scordato, quella in cui mi riposo o quella a cui non voglio pensare o quella che è ritornata improvvisa attraverso il buio del sonno? Passano a una a una e ognuna è la prima e la sola. Il pensiero si attacca a quel punto unico, come la bocca alla bocca; guarda la faccia e ode le parole, ripete l'incontro e ricomincia il dialogo, lo ripete e lo ricomincia, lo tenta e lo moltiplica, lo abbandona e lo sopprime e poi lo ritrova e lo rinnova tante volte, fin che l'incanto è esaurito; si scioglie, si rompe, si disfà come una bolla d'aria scolorata; e non ne resta più niente, è distrutto; è soltanto la contentezza vaga e amara che sia distrutto; la contentezza così intenta e così fissa che a poco a poco lo torna a creare...
Passano le ore, i giorni, gli anni: non so più da quando. Ci devono essere tante cose dietro, che mi aspettano forse; pendono e ondeggiano nella memoria come i brandelli di una tela non compiuta. Ma tutto è interrotto, sospeso, disciolto nella dolcezza del vivere, così uguale e così piana nel suo liquido velo, che alla fine non ne resta nulla tra le mani che vorrebbero stringerla. Mi resta lo sbattimento vago e doloroso degli occhi che devono ingranarsi con la realtà, e il vuoto e la stanchezza di questo minuto.


[via faranews]