akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

10 dicembre 2009

1447. Ha tirato il sasso e non ha nascosto la mano


Tre giorni fa David Randall aveva "scandalizzato" i lettori di Internazionale (e non solo loro) con >>>questo articolo (il cui assunto era secondo me più provocatorio che reale, anzi, per certi aspetti era persino condivisibile).
Ieri, lo stesso autore, ha sentito il bisogno di >>>tornare sull'argomento. Da ciò che scrive mi pare si possa dedurre che l'idea della provocazione non era poi così peregrina.

6 Comments:

  • At 10/12/09 11:09 AM, Blogger Giuliano said…

    Beh, io ho avuto più fortuna di Randall: vivendo in Italia sono stato contemporaneo di Italo Calvino, di Dino Buzzati, di Primo Levi; e ho seguito l'uscita dei loro ultimi libri.
    Detto questo, sono d'accordo con Randall. Il vero problema direi che è la critica, ormai inesistente e ridotta all'ufficio marketing. Quando si prende una fregatura (cioè una cosa qualsiasi spacciata per capolavoro), o magari due, poi è difficile credere ancora al parere di questi finti critici letterari.
    Alle volte mi sembra che sia come per le canzoni, conta più l'aspetto fisico di quello che si canta...

     
  • At 10/12/09 10:17 PM, Anonymous Anonimo said…

    Credo che il signor Randall, voglia semplicemente provocare il dibattito. Il signor Randall dimentica che spesso e volentieri, i libri di storia seguono il filone politico generazionale. Ha mai sentito parlare di revisionismo storico?
    Hubert

     
  • At 11/12/09 8:58 AM, Blogger Patrick Grimaldi said…

    Il ragionamento di Randall non fa una grinza, ma non tiene conto del motivo principale per cui si leggono romanzi: il piacere di farlo.

     
  • At 11/12/09 10:04 AM, Anonymous Domenico Fina said…

    Ogni lettore o non lettore di romanzi lo motiva come meglio crede ma quello che ci è andato più vicino è forse Kundera. Un romanzo affina la conoscenza dell'animo umano e non può essere sostituito né con un saggio né con un'autobiografia né con un trattato. Tra i numerosi esempi Kundera cita Anna Karenina. Perché finisce sotto un treno, era andata lì per incontrare il suo amante, prima di arrivare alla stazione aveva rimuginato sulla sua esistenza ma non aveva intenzione di uccidersi. Invece lo fa. Se si volesse spiegare il perché non basterebbe
    nessun trattato di psicologia. Il romanzo mostra che l'agire sor-prende anche noi, si pensa una cosa e se ne fa un'altra. La verità dell'agire si chiarisce
    all'interno di un romanzo, il romanzo inventa (nel senso di invenire), trova dei sensi su noi stessi proprio perché non ha l'intento di spiegarli ma li trova naturalmente durante il suo sviluppo narrativo.

    Broch nei sonnambuli troverà altre caratteristiche umane, fisse, primigenie come se fossero miti.
    Lo stesso fa Flaubert quando mostra il potere della stupidità sulle nostre vite, l'abitudine di formarsi idee che arrivano dall'aria, per sentito dire, mette gli uni contro gli altri, tutti i cittadini si sentono in diritto di dire e giudicare senza saper mai andare all'anima delle cose. Flaubert in una delle sue lettere
    colleriche scrive che di questo passo "creperemo nella farsa".

     
  • At 16/12/09 7:29 PM, Blogger remo bassini said…

    Ultimamente, quando scrivo libri mi accompagna una frase di Pasolini, celebre: Io lo so ma non ho le prove. Oppure: Io so, ma non posso dire.
    Uso (anche) la narrativa, quelle due cose che srivo, per raccontare, certo camuffando ma senza amplificare, una realtà che oggi è censurata.
    Si chiama Bastardo posto il romanzo che spero esca, quanto prima, e che parla di questo.
    Anche della mia impotenza a gridare dei mali e delle ingiustizie.
    Bastardo posto potrebbe avere tanti altri titoli: Gli inginocchiati. Oppure: gli imbavagliati.
    Il problema oggi è il silenzio e, da sempre, anche la narrativa può essere denuncia.

     
  • At 19/12/09 8:23 PM, Blogger Stefania said…

    Bello questo dibattito (anche se unidirezionale) sulla funzione del romanzo e bellissime le citazioni di scrittori che riportate. Anch'io mi sono un po' scandalizzato dalle dichiarazioni di David Randall. Mi sono scandalizzata non tanto del fatto che non gli piaccia leggere libri di narrativa, ma del fatto che accantoni la narrativa come non degna di essere letta se la paragoniamo alla saggistica. Secondo me la narrativa (o almeno i romanzi di grandi scrittori come appunto Tolstoj, Pasolini o Flaubert) nutre l'anima, non potrei vivere senza!

     

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