Da centomila anni sto guardando
quello che ora soltanto vedo.
Dunque è un attimo tutto il tempo
che centomila avi in me stanno guardando.
Quello che non videro, intenti a zappare,
a ubbidire, a uccidere, ad amare,
e quello che vedono, giù nella materia,
più a fondo di me - bisogna confessarlo.
Ci conosciamo noi, come la gioia il dolore.
Io possiedo il passato, essi il presente.
Scriviamo versi - mi guidano la penna.
Ricordo, e in me li sento.
Attila József
da "Poeti ungheresi del Novecento"
a cura di Amedeo di Francesco e Marta Koszegi
Ed. Lucarini, 1990
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