Quella di Harald dai libri è diventata una vera dipendenza, in senso patologico: l'essenza delle spiegazioni fantastiche che gli scrittori danno del mistero della condizione umana gli permetteva, dopo aver letto fino a notte fonda, di alzarsi al mattino e presentarsi alle riunioni del consiglio di amministrazione. Ricorreva a vecchi libri, li rileggeva: il contesto dell'epoca in cui erano ambientati lo strappava al presente in cui suo figlio era in attesa di processo per omicidio. Ma come suo figlio, anche lui trovava i propri brani, parole onnipresenti per lui anche senza bisogno di copiarle insieme alle altre citazioni nel quaderno custodito sotto chiave nel suo ufficio. "
... L'uomo è come ha voluto essere e come fino alla sua estinzione non cesserà di voler essere; ha avuto piacere di uccidere e non paga quindi un prezzo troppo alto dando la vita. Muoia, dunque, e sconti la sua più intima voglia." [...]
Il
Naphta di Thomas Mann parlava a Harald nei silenzi che lo accompagnavano ovunque: i silenzi accusatori tra lui e la moglie, difensivamente ostili; i silenzi che abitava anche mentre sottolineava le irregolarità nelle decisioni discusse durante riunioni di affari o mentre dibatteva gli effetti delle nuove politiche fiscali...
1 Comments:
At 30/10/09 9:01 PM,
Matteo said…
i brani così estrapolati dai volumi di appartenenza sono come concrezioni del regno minerale.
E' difficile commentarli, più facilmente si lasciano osservare ed ammirare.
Spero questo luogo (blog)continuerà ad esistere e sussistere,
proiettandosi nell'avvenire.
Riaffacciandomi dopo un'immeritata assenza,scopro che è sempre una fonte inesauribile di orizzonti nuovi (e in primo luogo mi piace constatarlo per il sottoscritto, che si è sempre "fregiato" tra sé e sé di saperne molto di letteratura :))
un caro saluto
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