akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

16 agosto 2009

1399. Gemme d'irrealtà (ritorno a Tukholmaa)


Et saepe incidunt magnae res,
ut discendendum sit ab amicis...
Cicerone, Laelius de amicitia, XX 75

Si dice che sotto il "fungo" di cemento della Stureplan metà della popolazione di Stoccolma aspetti l'altra metà.
Credo sia vero, vista la gran marea di gente che gira intorno alla strana costruzione, ed è proprio lì che ci siamo date appuntamento io e M.
Quando la intravedo, fra le braccia tese di altre persone che corrono incontro agli amici, lei ancora non mi ha visto, poi si volta, mi riconosce, cammina in fretta verso di me, ci abbracciamo.
Non ci vediamo da molti anni eppure, dopo pochi minuti, la confidenza è la stessa di sempre.
Ci incamminiamo verso il Ladugårdsgärdet (dove credo che passerò molto tempo durante questa mia nuova permanenza a Stoccolma) e passeggiamo nel bel mezzo di questa distesa d'alberi riassumendo in poche parole tutto quello che è stato già detto nella nostra corrispondenza, quella sì per me così preziosa e mai interrotta.
Un leggero vento solleva sopra di noi una possente mongolfiera rossa che prima era seminascosta da questa specie di foresta cittadina. Vederla salire verso il cielo sembra quasi uno spunto onirico, una gemma d'irrealtà che si costruisce in questo presente discreto, vissuto intensamente come mai. Gli sguardi che noi, con tutti gli altri, rivolgiamo al cielo sono carichi di quell'ansia febbrile che spesso si prova nel momento del distacco.
Qui l'estate non ha il tono greve del silenzio che segna la controra, eppure sembra ben più presente a queste latitudini il senso precario della vita, così ben rappresentato da quel pallone pieno di gas che, ormai lontano, si è lasciato alle spalle i nostri sguardi e i nostri pensieri.
Riprendiamo il cammino, io e M., questa volta in silenzio, ognuna con i propri pensieri, che non hanno più bisogno di reciprocità né di parole.
La sera giunge discreta qui a Stoccolma.
Ce ne saranno molte per parlare e ridere, per sentirci leggère, come portate dal vento.

°

Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l'aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.

Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.


°

Del mio passaggio precedente da queste parti avevo parlato - en passant - >>>qui.

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3 Comments:

  • At 17/8/09 12:11 PM, Anonymous Bruno said…

    “... quas qui impedire vult, quod desiderium non facile ferat, is et infirmus est mollisque natura et ob eam ipsam causam in amicitia parum iustus.”

    Ma Cicerone non poteva immaginare che qualcuno avrebbe inventato i blog. E in ciò non mi sembra sottovalutasse tanto il fatto che l’uomo non fosse abbastanza “proficiens”, quanto piuttosto che si potesse rivelare tanto “infirmus” e “mollis” nel non saper sopportare l’assenza degli amici.
    Ma forse è vero (e già sai che il problema mi sta a cuore): l’amicizia via blog è “poco giusta”, irragionevole. Anzi, quella tra bloggers non può essere chiamata amicizia, sebbene quel tipo di legame sembri privilegiare lo stesso senso di priorità e di comunità che Cicerone sollecita.

    Certo però che un pò sorprende che due mesi fa, in uno dei miei usuali spostamenti a Stoccolma, io abbia immortalato col telefonino tre mongolfiere che sorvolavano il Vanadislunden e che ciò mi abbia suscitato lo stesso sentimento di distacco che hai provato tu.

    Ma allora, e bando alle tecnologie, se non amici, come chiamiamo le persone che sembrano avere il privilegio di queste, diciamo così, affinità?

    Una serena permenenza. Stoccolma discretamente ti accoglie, senza darti l’ansia che attenda proprio te.

     
  • At 18/8/09 12:56 PM, Anonymous Anonimo said…

    Raccontare Orazio mentre lasci gli amici è dolce, infinitamente bello. Non vorresti , sembri dire, ma i giorni chiamano ad un altro futuro.

    ‘’… spesso accadono grandi cose, per cui è necessario allontanarsi dagli amici…..’’

    La poesia di Saba che chiude il viaggio .. ai confini estremi delle terre del Nord, è ‘’geniale’’.
    Ed ora Stoccolma!

    Ho letto il commento di Bruno….
    Non so, adesso, se l’amicizia tra bloggers è possibile.
    Mi piace romanticamente ‘’pensare’’ come Pär Fabian Lagerkvist… uno svedese

    Uno sconosciuto è il mio amico, uno
    che io non conosco.
    Uno sconosciuto lontano lontano.
    Per lui il mio cuore è colmo di
    nostalgia.
    Perché egli non è presso di me.
    Perché egli forse non esiste affatto?

    Giovenale Nino Sassi

     
  • At 18/8/09 1:29 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Carissimi Bruno e Nino,

    io chiamo "amici" coloro che sento vicini al mio cuore, non (soltanto) quelli che sono vicino al mio braccio.
    Per questo un addio mi colpisce ma non mi abbatte mai. E' solo un passo prima del ritorno.

    Non credo si possano fare distinzioni relative allo "spazio-tempo"; Bruno ha usato il termine goethiano "affinità". Bene, lo faccio mio e dico che con alcuni appartenenti alla sfera dei blog sento di avere molte "affinità". Non è un termine riduttivo, perché l'affinità è parte integrante di un'amicizia.
    Diciamo che quelle maturate qui sono amicizie in "nuce", in potenza, in divenire. Si tratta di persone vicine al cuore, e questo in un'amicizia è ciò che conta davvero. Mi pare.

    Grazie per i vostri preziosi commenti (e per gli ottimi versi).

    Affettuosamente.

    C.

     

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