akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 luglio 2009

1387. Per una metafisica del caso


Non dobbiamo esorcizzare la forza del caso. La meccanica quantistica ci sta spiegando sempre meglio che l'intero universo si determina secondo una ragione probabilistica (anche se forse la casualità è solo necessità non formalizzata): e allora perché non dovremmo ammettere l'esistenza delle stesse regole quando ci avviciniamo a vicende che ci riguardano piú da vicino?
Altrimenti, avremmo sacrificato inutilmente la storia alla metafisica.

§ II


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2 Comments:

  • At 31/7/09 9:51 PM, Anonymous Baotzebao said…

    Gli e' che le parole della metafisica sono - letteralmente e doverosamente in/adeguate a documentare ciò che la percezione rileva. Bene così , anche perché laddove le parole mancano li' c'e' il luogo per la poesia - di frasi-note-immagini in apparenza, di allusioni percettive fatta, in sostanza. Non e' questione di supe o infe riorita', ma di adeguatezza: prova ne sia che l'opera di filosofi come Schiavone ( rari, eh... ) sanno trovare il modo per dar conto dell'esistenza di un oltre-metafisico. Il resto e' questione di Attenzione...disattenta.

     
  • At 1/8/09 12:27 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Certo, caro, anche se da qualche parte bisogna pur cominciare (cominciare e non finire, perché a questo ci invita - quasi ci "obbliga" - la metafisica: a domandare sempre, oserei persino dire a dubitare sempre).

    Comunque mai come oggi ho compreso e gradito le tue osservazioni.

    Un saluto affettuoso per te.

    C.

     

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