akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

16 luglio 2009

1380. Coordinate incerte (la via del dubbio)


Che qualcuno cerchi la verità e non la trovi dipende certo dal fatto che le vie che conducono alla verità, come quelle che nella steppa di Nogaj vanno da un luogo all'altro, sono tanto larghe quanto lunghe.

L 539

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6 Comments:

  • At 17/7/09 8:37 AM, Anonymous Anonimo said…

    Ciao Clelia ..io amo le diverse verità
    Ale

     
  • At 17/7/09 7:43 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Interessante l'aggettivo.

    Può essere inteso come "varie" o come "altre"; e poi è al plurale, che non fa mai male.

    La verità unica, magari con la "v" maiuscola, sa tanto di dogma. Per me è inconcepibile.

    Ciao a te.

    C.

     
  • At 18/7/09 3:01 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Lichtenberg in una delle sue osservazioni scrive che ancor più della conoscenza del mondo per un uomo è importante costruirsi nel mondo e aggiunge che è un proposito kantiano.
    Canetti esprime bene nella sua opera il conflitto tra metamorfosi e identità, essere se stessi e allo stesso tempo vivere, capirsi, comunicare con gli altri con un linguaggio neutro.
    In un suo mirabolante aforisma si chiede perché bisogna essere come si è avendo incontrato le persone che abbiamo incontrato, non si può essere diversi nonostante le persone e gli ambienti frequentati ?
    Sì, si può esserlo, è che si vive di romitaggio come certi personaggi di Rohmer che cercano autentici amori in spiagge affollate. Una epica senza eroi che ha però ancora un senso profondo.

    Un caro ciao

    Dom

     
  • At 18/7/09 6:06 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Restituisco l'affettuoso saluto e vi allego un ringraziamento particolare per lo sviluppo del tema.
    Come sempre agisci in profondità, e questo mi reca sempre motivi di proficua riflessione.

    A presto, carissimo.

    C.

     
  • At 19/7/09 3:25 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Clelia, sono stato nella bella Sicilia e tra le tante cose belle il ricordo più vivido è questo:
    un monumento che Catania ha dedicato a Giovanni Verga. C’è la barca Provvidenza al centro della fontana e due dei Malavoglia, uno in piedi l'altro in ginocchio, con i visi spaventati che cercano di resistere a una violenta tempesta. L’acqua che cade su di loro e cola sui visi fa l’effetto del naufragio. Ai bordi della fontana c’era una poltrona di pelle rossa immersa nell’acqua, gettata lì come se fossimo vicino a una discarica; anch'essa faceva uno strano effetto. Ho pensato che i vinti raccontati da Verga non erano poi così vinti e che quella poltrona abbandonata non era il segno di fatale trascuratezza. Ho pensato anche che i catanesi avessero voluto punire il lato da vecchio menagramo di Giovanni Verga, ma queste sono stampalate fantasie, la verità è che a me quella poltrona faceva sorridere e forse rendeva un passante più vicino ai sofferenti del Verga e alla loro "allegria di naufraghi"
    come avrebbe scritto Ungaretti.

    p.s. spero di non dover rendere conto a qualche altro bloghista
    che andrà a cercare in questo ricordo un sintomo di snobismo da viaggiatore (che per la verità non ho e non so nemmeno cos'è).

    Ciao, ancora, carissima

     
  • At 19/7/09 9:47 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Comprendo bene le tue sensazioni,io stessa, negli ultimi giorni qui a Bray mi sono dedicata ad un "pellegrinaggio letterario" (ne darò conto nell'ultimo post che scriverò da qui).

    Tu sei tornato da un'isola e io sto per partire da un'isola verso altre isole. Qualcosa ci accomuna sempre.

    Ti saluto caramente (e non preoccuparti vigilerò sui commenti...)

    A presto, carissimo.

    C.

     

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