1379. Casualità

Oggi fra le lapidi sorde, all'ombra della Round Tower a Monasterboice, mi sono trovata a riflettere su quante parole mi sarebbero occorse per descrivere il silenzio, per descrivere - anzi - quel particolare silenzio.
Molte, troppe, o magari nessuna.
Ho optato per quest'ultima ipotesi e sono rimasta a lungo a fissare una croce cercando di capire il senso del suo "canto di pietra".
Qualcosa ho compreso; per esempio che fra gli esseri umani si possono trovare due sottogruppi di individui molto particolari: quelli che cercano incessantemente il silenzio senza trovarlo mai, e quelli che un bel giorno lo incontrano quando ormai non lo cercano più.
Oggi sento di potermi annoverare fra questi ultimi.
E non per mio merito.
Etichette: Bray (Ireland)



4 Comments:
At 15/7/09 7:38 AM,
AndreaCati said…
Il mio maestro di ermeneutica e teoretica mi diceva che per un filosofo del medioevo fu facile trovare Dio soltanto dal momento in cui lasciò atto di volontà per la sua ricerca,dimenticandosi di quello che voleva a tutti i costi. Un insegnamento mistico, perché ci dice di come noi non possiamo fare tutto e procurarci tutto con le nostre "mani", ma di quanto abbiamo bisogno di un intervento, di una mano, di qualcosa che accada come per "grazia" al di là dei nostri sforzi.
At 15/7/09 10:43 AM,
Giuliano said…
Orson Welles mette molte di queste croci nel suo Macbeth, contrapponendole alle streghe: il conflitto tra la nuova religione e quella antica (una cosa che in Shakespeare non c'è, se non sottotraccia). Adesso che vedo questo foto, mi viene spontaneo pensare che Welles visse a lungo in Irlanda.
In effetti, viste da qui queste croci hanno un aspetto strano, inquietante.
At 15/7/09 6:52 PM,
fabrizio said…
che coincidenza, Clelia, anch'io pensavo al silenzio.
ciao
fabrizio
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/07/15/vado/
At 16/7/09 1:31 PM,
Clelia Mazzini said…
Andrea, fermo restando che la mia idea sul silenzio non ha (e non ha mai avuto) una componente "mistica" - o comunque mirata alla ricerca di qualcosa che andasse "oltre" (l'umanità è un limite che per me resta invalicabile) - devo dire che il tuo spunto è interessante, e ti ringrazio per averlo illustrato.
Giuliano, è vero, c'è qualcosa di inquietante in esse, ma nel senso buono del termine (con una forzatura oserei dire che inducono "in quiete", non che fanno "inquietare"). Su Welles hai ragione, e qualcuno, qui, me ne ha a lungo parlato.
Grazie Fabrizio, gran bel dono, il tuo.
Un saluto collettivo.
C.
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