akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

02 luglio 2009

1370. Compagnie da valutare


Il mio ospite, citando Socrate, mi fa debitamente notare (senza alcuna vena polemica - dice -) che il compagno di viaggio più difficile lo portiamo dentro di noi (poiché un tale si lamentava di non aver avuto nessuna utilità dai viaggi, gli disse: "E' naturale che sia così, visto che viaggiavi in compagnia di te stesso"...).
Io replico con il "mio" Seneca che un problema del genere - almeno per me - non si pone, dato che "tu non sarai sempre lo stesso, visto che cambi ogni giorno - anzi - ogni ora".

Venirsi a noia è impossibile, dunque, se si seguono le buone regole della conoscenza ("bisogna esplicare la nostra ricerca tra gli studi e i maestri di saggezza, per apprendere sì verità già acquisite, ma anche per cercarne altre non ancora trovate" - che poi è un gran bel pensiero relativista, direi...).

Per ora io e lui (con Socrate e Seneca alle spalle) ci accordiamo per una "patta d'accordo"; su chi avrà effettivamente ragione sarà comunque il tempo a pronunciarsi.
In tutta la sua brutale sincerità.

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8 Comments:

  • At 2/7/09 10:05 PM, Anonymous Frà said…

    Gran bel post Clelia.
    Bellissimo!!!
    Mi incuriosisce sempre più questa tua ricerca... la tua finestra è e rimarrà un enigma entusiasmante.

     
  • At 3/7/09 10:36 AM, Anonymous Domenico Fina said…

    Domani parto per la Sicilia in viaggio per una decina di giorni. Oggi nei viaggi, come direbbe Kundera, è l'errore burocratico, l'inceppo tecnologico, che potrebbe farsi poesia (nera). Oppure il traffico.
    Sai che cosa ricordo del viaggio a Siviglia dello scorso anno ?
    Una macchina che ci affianca perché avevavamo fatto un errore nella svoltare a sinistra. Ci affianca e ci riempie di insulti, scendono ed iniziamo a sputarci sui vetri e la cosa sorprendente era che erano tutte donne e l'unico uomo era quello che cercava di frenarle. Sembravano nei tratti zingare, ma forse non lo erano, erano la ferinità ostinata, avevano gli occhi
    stravolti di un sud che è in noi, allora si prova nostalgia per il nord e si vorrebbe andare in vacanza in finalndia; ma lì troveremo naturalmente altri inghippi. Essere passabilmente civili nel mondo passa attraverso tante prove e le parole si fanno da parte davanti ai fatti.
    Nicola Chiaromonte scriveva che "bisogna essere stati messi alla prova dalla vita senza sapere cosa rispondere", questa è una condizione essenziale per avere qualcosa da dire (senza voler concludere con nessuna morale).


    Buona giornata cara Clelia

    Dom

     
  • At 3/7/09 10:44 AM, Anonymous Domenico Fina said…

    L'"iniziamo" che ho appena scritto è "iniziano", io e il mio amico in macchina abbiamo assistito increduli con una faccia che poteva forse stare in qualche libro di Camus.

     
  • At 3/7/09 5:54 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie cara Fra.

    °

    Domenico, è cosa curiosa che di tutti i viaggi che facciamo ci restino spesso impresse le (poche) situazioni negative rispetto alle (molte) positive. Per quel che mi riguarda - questa volta - mi sono imposta che ciò non dovrà accadere (non sarà facile visto il lungo "periplo" progettato).
    Vediamo se i dieci anni "stanziali" hanno portato in me una qualche forma di (seppur minima) saggezza.
    Ti farò sapere.

    Un saluto caro a entrambi

    C.

     
  • At 3/7/09 9:19 PM, Anonymous picaro said…

    C'è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L'uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perchè, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sè stessi non si può fuggire. Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare.
    A. Tarkowsky

     
  • At 3/7/09 10:31 PM, Anonymous Anonimo said…

    ""Sembravano nei tratti zingare, ma forse non lo erano, erano la ferinità ostinata, avevano gli occhi
    stravolti di un sud che è in noi, """"
    ohibo' vedi clelia questo e' il modo peggiore di viaggiare! quello di chi si porta appresso i pregiudizi e ha non vede, ha gli occhi accecati qualsiasi sia la direzione cardinale del suo sguardo; ci manca solo che invochino gli spaghetti e la mammina

     
  • At 3/7/09 11:55 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Conosco la sensibilità di Domenico, la sua cultura e la sua umanità.

    E' un uomo sincero e non pregiudizievole.

    Io, per esempio, credo di aver capito il significato delle sue parole e il richiamo ancestrale a quella "femminilità ferina" che per secoli è stata la cifra delle culture mediterranee. Il riferimento a Nicola Chiaromonte - che se non ricordo male era di origini lucane - mi pare chiuda degnamente la narrazione di un episodio che non mi pare sia suscettibile di cattive interpretazioni.

    Domenico, infine, ha un'altra grande virtù (per me impareggiabile): firma sempre le sue parole con nome e cognome, e anche se non sempre c'è stata concordanza nei nostri dialoghi, io lo stimo molto per questo.
    E anche per altro.

    C.

     
  • At 4/7/09 9:39 AM, Anonymous Domenico Fina said…

    Grazie cara Clelia, sei davvero molto gentile.

    Volevo solo aggiungere che zingaro è una parola che non ha nessun connotato negativo - come tutte le parole. Ad Avezzano (AQ) dove vivo
    gli zingari vogliono essere chiamati zingari, da piccoli giocavamo a pallone insieme...



    Sto partendo per la Sicilia, mi porterò due libri: Il maestro e Margherita e Oblomov.

    "Santo Dio ! la vita ci raggiunge ovunque" è la frase che esclama Oblomov e mi fa sorridere un po'.

    Buona giornata
    Domenico

     

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