akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

28 giugno 2009

1367. L'arrivo annunciato


Di stanze vuote e inappagate ore
angelo o demone tornami accanto.
Verrai dalla sede profonda
del tuo luogo interiore
quando più ombroso è il vano delle porte
più fermo il raggio della lampadina

e avrà senso la morte
e la vita - comunque la si viva -
purché io senta ancora se soltanto
in me fuori di me si gonfi l'onda
la strofica onda marina
destinata a disfarsi sulla riva.

4 Comments:

  • At 28/6/09 10:47 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Wittgenstein scrisse che quando ci si trova sul ghiaccio bisogna riformare l'attrito.
    Ovvero quando la vita si sgonfia bisogna cercare una puntura di spillo che ci risvegli; un sentimento che ci è caro ci sveglia sempre, forse l'amore, la curiosità, il ricordo d'essere stati "belli" dicevano i greci.

    Sembra assurdo ma ci sveglia spesso la retorica con cui cerchiamo di svegliarci, facendo appello a poesie, convincimenti, rimembranze, guizzi di memoria, per poi capire che se fossimo stati "spenti" davvero non basterebbe nessuna cura palliativa.
    E' un gioco, serio, come quando Canetti se la prende con la morte, non accetta la morte, Canetti lo fa sul serio.
    Noi, più modestamente, non accettiamo che la vita non stia sempre con noi e alle volte ci faccia lo sgambetto.

    Ciao
    Dom

     
  • At 29/6/09 10:44 PM, Blogger AndreaCati said…

    Questa poesia è stata un'onda che lentamente si è alzata, gonfiata, fino a sbattere a riva, fino all'ultimo verso, con l'acqua negli occhi.
    Grazie, non conoscevo l'autrice.

     
  • At 29/6/09 10:45 PM, Blogger AndreaCati said…

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

     
  • At 29/6/09 11:55 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao Domenico caro.

    °

    Andrea, lieta di avertela presentata.

    C.

     

Posta un commento

<< Home