akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

25 giugno 2009

1364. Sogni nomadi


In lontananza una carovana anima il deserto, infinita successione di sagome traballanti. Duecento forse i cammelli, ancora più numerosi i cavalieri. In testa, il sayd appollaiato su una cavalcatura ingualdrappata. Dietro di lui, i guerrieri dal volto velato scrutano ogni monticello di sabbia da cui possono sbucare i predoni. Sulle cavalcature più belle, le donne sognano la prossima oasi e furtive incrociano lo sguardo degli uomini che caracollano attorno a loro. Dietro, i mercanti calcolano il profitto che trarranno dalla rivendita delle sete e delle armi ammucchiate nei bauli. Squadrano gli allevatori di bufali intravisti sulla pista e i pastori che passano a dorso d'asino, radunando pecore e capre.
Quando il sole scompare dietro l'ultima duna, a un cenno del sayd la carovana si ferma. Gli uomini piantano le pesanti tende. Le donne accendono i fuochi. Nella notte si aggirano oscuri cavalieri. Alle prime luci del giorno, si fermano a poca distanza dall'accampamento, in attesa che un cenno del sayd li autorizzi a entrare nel cerchio dei fuochi per condividere il caffé bollente e il semolino tiepido.

2 Comments:

  • At 27/6/09 11:19 AM, Anonymous Anonimo said…

    Il nomadismo del deserto ha temprato l'evoluzione dell'essere.
    L'ascolto del silenzio e degli spazi infiniti delle dune ha forgiato le tre religioni monoteistiche. Quale eredità ci porta quest'esperienza ascetica? Forse gli eredi degli uomini blu, siamo noi nomadi navigatori di internet? Il silenzio della nostra voce ci ricolma del bisogno ancestrale di comunicare, virtualmente, con persone così vicine ma lontane nel deserto della nosra solitudine

    Hubert

     
  • At 27/6/09 1:27 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Un bel parallelismo, il tuo.

    Confesso di non averci mai pensato, ma l'idea ora mi intriga.

    Grazie del pensiero.

    C.

     

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