akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

22 giugno 2009

1361. Problemi di vista


Tutti prendono i limiti della loro visione
per i limiti del mondo.

6 Comments:

  • At 23/6/09 1:38 PM, Anonymous Anonimo said…

    cara clelia, stimolata come al solito dal tuo post con l'aforisma di shopenhauer, ho voluto leggere l'intero "la saggezza della vita", dove ho trovato altri aforismi molto significativi, purtroppo mi sono imbattuta in questo e mi sono bloccata: "raccontano che i negri, senza distinzione fra liberi e schiavi, si uniscono in gran numero nel
    locale più ristretto, perchè non saprebbero vedere mai abbastanza spesso ripetute le loro
    faccie nere e camuse." cioè frasi decisamente razziste...
    come ce lo spieghiamo? bisogna aggiungere a quell'individualismo di cui parla "il proprio tempo" come paradigma dimenticato? e così, come facciamo noi contemporanei ad assumere chi sostiene dei limiti personali senza neppure individuarli, prima di tutto dentro di sè?
    mariagrazia

     
  • At 23/6/09 1:40 PM, Anonymous Anonimo said…

    poco prima dice: "Si pretende che i negri sieno di tutti gli uomini i più socievoli,
    come sono senza dubbio i più limitati nelle facoltà intellettuali"
    sempre mariagrazia

     
  • At 23/6/09 3:30 PM, Blogger Lapidarius said…

    Nel cogliere l'occasione per salutare con affetto di fedele lettore Clelia, i cui post mi sono molto mancati durante i mesi scorsi in cui non ho avuto accesso a Internet, darei al quesito proposto da Mariagrazia una mia risposta.

    Una risposta che è a sua volta risposta alla più generale questione se si debba giudicare un'opera intellettuale (filosofica, scientifica o artistica che sia) sulla base delle caratteristiche soggettive, individuali e biografiche di chi la pensa, la crea o la produce o se, al contrario, detta opera ed il pensiero che la informa vadano considerati separatamente rispetto alle caratteristiche individuali e personali dell'autore.

    Personalmente, aderisco a questa seconda ipotesi per motivi logici, e nella fattispecie per non incorrere nella fallacia logica dell'argomento "ad hominem", che potremmo qui enunciare in modo non rigoroso, ma suggestivo, così: "Un'affermazione filosofica o scientifica corretta, una teoria o un'azione politica efficace e commendevole, o una produzione artistica di pregio non possono provenire da un individuo considerato abietto secondo i criteri morali o sociali prevalenti nella sua, nella nostra, o in qualche altra epoca".

    A me tale argomento pare, infatti, logicamente insostenibile, ancorché sia utilizzato sistematicamente e - ahimé - sempre più frequentemente, negli antagonismi politici, economici e persino in quelli personali.

    Ora, è ben vero che Schopenhauer considerava inferiori altre razze in specie quelle africane (benché fosse contrario alla schiavitù praticata negli Stati Uniti fino a dopo la sua morte), considerava le donne creature la cui unica vocazione doveva essere quella di obbedire, propugnava la sterilizzazione la segregazione di intere categorie sociali, dai malfattori agli individui meno dotati intellettualmente (e fu purtroppo anche preso in parola sul punto dai suoi connazionali meno di ottant'anni dopo la morte), era contrario ai sistemi di governo democratico, e per giunta, dalle sue biografie emergono anche poco edificanti episodi di cinismo personale.

    Se applicassimo l'argomento ad hominem nel leggere Schopenhauer, tuttavia, saremmo costretti a destituire di valore - perché dette da lui razzista, misogino e estimatore delle dittature - affermazioni come:

    Chiunque sia crudele nei confronti degli animali non può essere una brava persona

    ed invece lodare l'irreprensibile Spinoza, un mite dalla specchiata vita virtuosa, che nonostante ciò riteneva che gli animali sono funzionali esclusivamente al sollazzo umano.

    Il che non mi pare ammissibile.

     
  • At 23/6/09 10:08 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Cara Mariagrazia,

    non vorrei apparirti insensibile di fronte alle inqualificabili espressioni di Schopenhauer che tu riporti, però credo che nelle parole dello stesso filosofo (intendo quelle che ho citato nel post) sia contenuta la risposta alle tue perplessità.
    In quel pronome indefinito posto come incipit voglio credere che Schopenhauer abbia incluso anche se stesso.

    °

    Lapidarius, rileggerti è sempre un piacere. Bentornato.

    Un saluto affettuoso ad entrambi,

    C.

     
  • At 24/6/09 12:12 PM, Anonymous Anonimo said…

    Cara Clelia, figurati si mi puoi apparire insensibile...e poi sì anch'io ho pensato a una tautologia, oppure a un paradosso russelliano,e hai ragione tu, nei "limiti" di chi scrive di "limiti" c'è per forza anche se stesso.
    oltre al fatto che forse, la scienza moderna offre delle risposte in più...e che forse oggi Schopenauer non scriverebbe più simili cose...
    grazie comunque.
    si va avanti , faticosamente, nella ricerca quotidiana...
    ciao
    Maria Grazia

     
  • At 24/6/09 1:33 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie a te, carissima.

    Un abbraccio.

    C.

     

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