akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

13 giugno 2009

1353. Un'ipotesi d'amore


Finalmente ho trovato il segreto,
la chiave di cristallo che apre ciò che scrivo,
e un po' ne ho paura.
Forse nell'infinità dei campi
dove, sul limitare del fiume, fiorisce il giglio
ho visto le tracce che hai lasciato
così come te - in un miraggio di tempo -
hai visto me all'ombra di quel dirupo.
Se la tua bocca, appena aperta
in un delirio di melograni,
mi ha toccato appena al di là del sogno,
io non me lo ricordo.
Quel che invece rammento,
nel flusso impreciso delle memorie notturne,
è la vampa rovente
di un pensiero d'amore.
Una pura e semplice ipotesi d'amore.


2 Comments:

  • At 13/6/09 1:06 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Clelia, mi è capitato di leggere il libro di racconti “Notturni” di Ishiguro, ne avevi parlato bene anche tu. Oltre alla mirabile e deliziosa scrittura ciò che preme sotto le parole è l’ansia dello status, tutti i personaggi sono coppie alle quali Cechov avrebbe detto “Voi vivete male, signori !”. Nel far questo Ishiguro li mette a confronto con un terzo personaggio, spesso impacciato, che dal loro punto di vista non ha né arte né parte, come il quarantasettenne insegnante precario del secondo racconto. Lui li rassicura che vive bene, ma il suo vivere bene non coincide con il loro, sembra di assistere agli incontri tra Oblomov - il grande personaggio di Goncarov - e i conoscenti che vanno a trovarlo; tutti sono affaccendati in attività che li rendono un po’ meno liberi e un po’ più stupidi ma guardano Oblomov con una sottile commiserazione.
    La musica non è l’argomento principale, la musica è come se fosse la cartina al tornasole dei sentimenti, quando non si ama la musica si è in depressione. Quando non si ascolta la musica piacevolmente, vorrebbe dirci Ishiguro, siamo ovattati in affari di famiglia-lavoro-moda e ci sfugge qualcosa. L’amusicalità delle loro vite, le loro fregole, i loro capricci da piccole star, l’ansia dello status e più nessuno sa “come vivere”: questa è la vera domanda del libro.

    Un caro ciao

    Domenico Fina

     
  • At 14/6/09 12:21 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Domenico caro,

    sottoscrivo in pieno la tua ottima recensione. Il libro di Ishiguro mi ha lasciato sensazioni univoche (assai rare di questi tempi) legate a un tipo di letteratura che si fa "filosofia del vivere" (senza per questo scadere in una troppo facile "sociologia del sapere").
    Personaggi a volte evanescenti, ma sempre ben delineati (e in questo apparente ossimoro c'è tutta la maestrìa dell'autore); situazioni e condizioni d'essere mai banali e, come bene hai notato tu, c'è poi la musica che - pur se non protagonista assoluta - fa da background a tutta l'opera.
    Approfitto delle tue precise annotazioni per ribadire la mia predilezione per questo tipo di scrittura e di analisi della vita.

    Grazie ancora.

    C.

     

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