akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

27 maggio 2009

1335. Deserto, prigione e in mezzo le parole


E tutte quelle persone attorno a lei, che scopo avevano se non quello di produrre libri oltre a quelli già esistenti e che sarebbero stati l'oggetto di altri libri ancora? Quell'enorme biblioteca, sempre più difficile da controllare, minacciava di diventare un impervio deserto di parole stampate e gravava sul suo spirito come un peso intollerabile.
[...]La nebbia s'infittiva; Marian sollevò lo sguardo verso le finestre sotto la cupola e vide che erano di un giallo privo di luce. Poi il suo sguardo scorse un funzionario che percorreva la galleria superiore e, seguendo l'umore grottesco e l'infelicità beffarda, lo paragonò a un'anima nera e smarrita, destinata a vagare per l'eternità in una vana ricerca lungo scaffali senza fine. O, ancora, i lettori che sedevano in quelle file di banchi disposte a raggiera, che cos'erano se non mosche disgraziate prigioniere dentro una ragnatela enorme, il cui nucleo era il grande cerchio del Catalogo generale? Sempre più buio, sempre più buio. Dalla torreggiante parete di volumi sembravano uscire minuscoli granelli di polvere che finivano con aumentare l'oscurità; tra un istante il perimetro della sala, rivestito di libri, sarebbe stato solo il monotono confine di una prigione...