akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

14 maggio 2009

1318. Un (nuovo) senso per l'oltre


Vorrei parlare di una specie di paradosso, o meglio di un vero e proprio errore in cui la cultura occidentale è incorsa: l'opposizione tra la conoscenza che deriva dai sensi e quella che proviene dalla mente. Questa opposizione continua nella scienza che dice che il mondo sensibile è fantasmatico e dai sensi non può venire che una percezione falsata del mondo. Ma non è così, perché una delle nostre principali illusioni è quella di avere cinque sensi delimitati, fisiologicamente incompatibili tra di loro. Questo non ci aiuta a capire ad esempio l'arte della poesia, che parla dei colori senza poterli mostrare, oppure la musica che parla senza utilizzare le parole. Io credo che per capire questo tipo di esperienze, noi abbiamo bisogno di un sesto senso, cioè di quell'esperienza originaria in cui la distinzione tra i cinque sensi è del tutto inattendibile. C'è infatti un terreno unitario di senso, che io chiamo appunto 'il sentire del mondo', che ci permette di andare oltre la percezione dei cinque sensi...

10 Comments:

  • At 14/5/09 7:31 PM, Blogger mat said…

    E' vero: c'è una conoscenza "primaria" in cui non ci sono divisioni ed è la comprensione del tutto. Poi c'è una conoscenza "secondaria", in cui si analizzano le parti.

    Questi due modi di conoscere, non possono essere separati e sono sempre veri e validi entrambi.

     
  • At 15/5/09 8:57 AM, Anonymous Anonimo said…

    Valutare questa dimensione della percezione e della conoscenza , onnicomprensiva ,sinestetica è l'opera nuova che ci aspetta.La rete o la multimedialità sono gli strumenti nuovi a disposizione di una capacità umana primordiale,nobile e potentissima.Un saluto, Marinella

     
  • At 15/5/09 12:07 PM, Anonymous Anonimo said…

    Credo che l'arte in particolare si serva dei sensi senza alcuna frontiera ma soprattutto che il bambino che (come ho avuto opportunità di seguire a scuola)sia l'essere umano che più ne fa uso iniscrimminato insieme avendo un sesto senso che ,De Simone,chiama,occhio nella pancia.
    Grazie
    Tinti

     
  • At 15/5/09 6:23 PM, Blogger JLBO said…

    C'est l'héritage combiné du Mythe platonicien de la Caverne (République, Livre 7) et de la Quatrième Méditation de Descartes...
    D'une certaine façon, cela rejoint la distinction que faisait Pascal entre "esprit de finesse" et "esprit de géométrie"...
    "Le coeur a ses raisons que la raison ne connaît pas". Par l'une sans l'autre de ces voies (le "Tao") , que connaîtrions-nous du monde ?
    Auguri, chère Clelia

     
  • At 17/5/09 7:57 PM, Anonymous Anonimo said…

    Cara Clelia, sei nata il 15 maggio anche te? Marinella

     
  • At 21/5/09 10:15 PM, Anonymous sabrinamanca said…

    Fuori tema, direbbe la professoressa Rosenkrantz, sottolineandolo in blu:
    oggi ho pensato, Clelia mi manca. E' mai possibile???
    Un abbraccio

     
  • At 22/5/09 2:27 PM, Anonymous Anonimo said…

    C'è qualcosa che non torna. Dove è finita Clelia? Aiutateci a ritrovarla.

     
  • At 24/5/09 3:32 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Hai cambiato la foto, roteandoti - con l'immaginazione -, per vederti meglio sembrerebbe di ammirare una fanciulla in fiore, in dolce lettura.

    Ti sei presa un periodo di schermatura, ci vuole - di tanto in tanto sparire - lo diceva anche il buon Canetti e Montale voleva possedere la capacità prodigiosa di squagliarsi in pubblico.

    Ti sei orientata sull'amore che se non strappa i capalli quantomeno li elettrizza. I capelli si arruffano quando ci si immerge in una lettura totale, a me succede così, cioè quando si viene investiti da sentimenti violenti.
    L'amore stanca, ci si sente come Oblomov quando ospitava i suoi conoscenti in casa; sì, fa piacere ma cappero..scapperebbe.

    Ciao super Clelia

     
  • At 29/5/09 7:08 PM, Anonymous Anonimo said…

    Ciao clelia è da un pò che non passo ma è sempre un piacere ogni volta che ritorno, non mollare non mollare mai!

     
  • At 4/6/09 12:57 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Il tuo post di oggi mi ha fatto venire in mente "Una giovinezza inventata" di Lalla Romano, grande libro, forse il romanzo italiano che amo di più.

    Parte dall'aforisma di Elias Canetti: "Una giovinezza inventata che diventa verità nella vecchiaia".

    La giovinezza della Romano non è inventata, il racconto nel libro è fedele, sono i sentimenti che allora erano indefiniti e nella Lalla Romano che scrive il libro (a 73 anni) sono definiti.
    Cioè, per la Lalla Romano, l'amore che ha vissuto in giovinezza per uno giovane professore di filosofia (Antonicelli che lei nel libro nomina con la sola iniziale A.) è un ribollire inspiegabile, ingiusto, anche un po' stupido. Perché due anime non si saldano coem pezzi di un puzzle, in questo senso l'amore è degli intelligenti che non vogliono viverlo come duro capriccio o ossessione. Nonostante tra Lalla ed A. ci sia un sentimento forte l'intelligenza di lui e soprattutto di lei saprà distanziarli. C'è da dire che Lalla Romano sapeva di essere un cardo selvatico (come la chiamava un suo professore) e sapeva d'avere un profondo fascino che l'avrebbe preservata dalla solitudine verso l'altro.
    Sulla comprensione di due anime il libro è scettico come lo era nella Ricerca del tempo perduto di Proust o nell'Educazione sentimentale di Fluaubert, due autori da lei molto amati. Ma direi che la Romano assomiglia più a Cechov, lo scetticismo non sopprime la freschezza dei sentimenti, il brio aspro e vitale che era il suo segreto.


    Buona giornata cara Clelia

     

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