akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

08 maggio 2009

1309. Qualcuno lo dica agli amici

Era proprio questo ciò che desideravo, hoc erat in votis: un pezzetto di terra, oh!, non molto grande, ma recintato e sottratto agl'inconvenienti di uno spazio pubblico; un pezzetto di terra abbandonato, sterile, bruciato dal sole, terreno ideale per i cardi e gli imenotteri. Qui, senza timore di venire disturbato da persone di passaggio, potrò interrogare l'ammofila e lo sfecide e dedicarmi a questo difficile colloquio in cui le domande e le risposte vengono condotte nel linguaggio della sperimentazione; qui, senza dover affrontare lontane spedizioni in cui si perde tanto tempo prezioso, senza quelle corse faticose che ottundono l'attenzione, io potrò studiare i miei piani d'attacco, tendere le mie imboscate e seguirne i risultati ogni giorno, a qualsiasi ora. Hoc erat in votis, sì, era proprio questo il mio desiderio, il mio sogno, sempre accarezzato e che sempre mi sfuggiva perdendosi nelle nebbie dell'avvenire. [...] In mezzo alle rovine che mi circondano un mozzicone di muro resta in piedi, incrollabile sulla sua base fatta di calce e sabbia: è il mio amore per la verità scientifica. Ma questo sarà abbastanza, miei industriosi imenotteri, per accingermi ad aggiungere degnamente ancora qualche pagina alla vostra storia? Le mie deboli forze non tradiranno la mia buona volontà? Perché vi ho abbandonato per così lungo tempo? Degli amici me l'hanno rimproverato. Ah!, ditelo voi a questi amici, che sono non soltanto miei ma anche vostri amici, dite loro che la colpa non era da attribuirsi a dimenticanza o a stanchezza da parte mia! Io pensavo sempre a voi, ero convinto che il nido delle cerceridi aveva ancora dei magnifici segreti da rivelarci e che la caccia allo sfecide ci riservava ancora nuove sorprese. Ma il tempo mancava, e io ero solo, abbandonato da tutti, in lotta contro la cattiva sorte. Prima di filosofare bisognava vivere. Ditelo voi a questi amici e loro mi perdoneranno.

3 Comments:

  • At 8/5/09 10:22 AM, Blogger Giuliano said…

    Fabre è un grandissimo scrittore e una meraviglia assoluta, purtroppo vale per lui lo stesso discorso che va fatto per Primo Levi: pochi hanno la cultura e la sensibilità giusta per capirli, perché a scuola queste cose non si insegnano.

    Se penso che, chiedendo in giro, quasi nessuno saprebbe dare una spiegazione precisa di che cos'è "Il sistema periodico degli elementi", mi viene da piangere. Nessuno conosce il nome di Mendeleev, nessuno sa chi sia stato Giulio Natta: però poi si ascoltano interminabili discussioni sulle staminali e sul DNA... (basate su cosa?)

    Grazie per aver riproposto anche queste pagine meravigliose!

     
  • At 8/5/09 10:25 AM, Blogger Giuliano said…

    post scriptum:
    l'altra sera a un quiz tv è uscita per l'ennesima volta la fatal domanda: "chi ha detto che l'uomo discende dalla scimmia?"
    Però Charles Darwin questa cosa non l'ha mai detta, lui ha fatto il disegno dell'albero, dei rami che ne nascono e che hanno una radice in comune...
    Ma ormai il messaggio che è passato è questo, che tristezza.

     
  • At 8/5/09 11:37 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    La testimonianza ha questo in sé: l'idea del ricordo e della sollecitazione a ripercorrere strade che sembrano familiari e invece sono state irrimediabilmente obliterate dalla patina della consuetudine (che tutto stravolge).
    Il giudizio non rientra (o - meglio - non dovrebbe rientrare) nei sentimenti del testimone. Egli apre il libro e legge; l'evocazione è tutta nell'animo di chi ascolta.

    I tempi sono quelli che sono, è vero. Per questo noi apriamo i libri. E lo faremo fino a quando qualcuno non deciderà di bruciarli (come purtroppo è già avvenuto in passato e - temo - avverrà ancora in un futuro neanche troppo lontano).

    Ciao caro,

    C.

     

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