akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

02 maggio 2009

1290. L'arte 'fabbricante'

Già s'è detto che il fine della poetica, o vogliam dire della poesia (poco importante il distinguere questi due nomi) in quanto ella è arte fabbricante, è quello di dilettar coll'imitazione. Ora in due maniere può dilettarci la poesia: o colle cose e verità ch'ella imita, o colla maniera dell'imitarle. Cioè, la verita e cose che si rappresentano dal poeta, possono arrecarci diletto; o perché sono nuove e meravigliose per se stesse, o perché tali si fan divenir dal poeta. Quanto è alle cose e verità, noi sappiamo per esperienza che non ogni vero, a noi rappresentato dall'altrui ragionamento, ci muove e ci diletta; siccome non ogni cibo solletica il palato nostro, benché sieno tanto il vero, quanto il cibo pascolo proprio, l'uno dell'intelletto e l'altro del senso nostro...
Ludovico Antonio Muratori > Della perfetta poesia italiana (1706) > I, I, 7
> in "Opere", Ed. Ricciardi, 1964

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Aggiornamento:
Ciò che cita >>>pessima in questo post mi pare in tema con quanto illustrato da Muratori qui sopra; per questo motivo ne consiglio caldamente la lettura.

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