akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

23 aprile 2009

1279. Un respiro contro vento

"Quando non ci sei, non mi esci di mente", / mormorava il guerriero ed aggiunse / "e quando ci sei, io non riesco a distogliere gli occhi da te né ho bisogno // di dirtelo perché lo sai molto bene". / Lei assentì in un cenno impercettibile. / Entrambi sentivano voluttà e timidezza / e paura che il tempo non bastasse. // Una corda vibrava, intima e fonda / al suono di quel che dicevano o tacevano, / ancor più se tacevano. Tutto era così urgente / ed è così breve la vita, breve vita / che mezze parole arrivavano a sconvolgere. / Dal mondo li preservava un pudore insperato / come il cavo della mano protegge la fiamma / d'un fiammifero sfregato contro il vento // ed era forse tutto in bianco e nero, / leggermente sfocato nella nebbia che saliva / dalle acque, come la gioventù oziosa, quando, / perduta la vita per delicatezza, con Rimbaud, // si espone al soprassalto insperato. / Neppure prolungata la vita si risolve. / Restano soavi malinconie sfumate. / Egli andava costruendo così la sua torre più alta, // per respirare senza distogliere gli occhi da lei / e senza che lei gli uscisse di mente, / ma non sapendo con certezza che fare: / erano forse per sempre sventurati, // e cercavano forse dolci complicità, / come se il desiderio fosse un gioco fatto / di azzardo e di disperazione a fine notte. / Qui starebbe la radice della loro infelicità // e per delicatezza si sarebbero rovinati la vita. / Questa sarebbe la gromma dell'interdetto, / fatto di cui non dissero né osarono, / che più avrebbe giovato se non fosse stato così, // anche se Pentesilea si allontanava dalle ombre, / anche se il figlio di Peleo oltrepassava la morte, / anche se il sole incendiava le pietre / che incorporarono per sempre il loro mito alle parole.

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