akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

21 aprile 2009

1271. Al riparo

Vedi quei ragazzi? Sono esattamente come noi ai nostri tempi, desiderano le stesse cose e sognano lo stesso sogno ma è tutto più concentrato, più piccolo. Quando viaggiano per il mondo si confondono nel sistema e nell'esistenza di tutti i giorni. Nel loro bisogno di amore si sentono molto più soli di noi ai nostri tempi. Ma di tanto in tanto si radunano in un luogo segreto, al riparo dalla civiltà, e per qualche giorno vivono alla maniera in cui noi abbiamo vissuto per anni, ballando abbracciandosi e stordendosi alla luce della luna. Una buona parte di loro sa bene che si tratta di un sogno limitato nel tempo e nello spazio. Quelli che non ne sono consapevoli dovranno comunque guardare in faccia la realtà. […] Io non so più se un altro mondo è davvero possibile ma seppure lo è, prima bisogna trovare il modo di fuggire da questo.

Pubblicato con Flock

4 Comments:

  • At 22/4/09 7:40 AM, Anonymous Anonimo said…

    Clelia con questo brano mi hai fatto tornare in mente un paio di ricordi non tanto passati della mia vita.
    Stavo con un ragazzo che abitualmente andava in un "luogo lontano dalla civiltà e ballava tutta notte sotto la luna". Era un posto di aggregazione, se vuoi anche di una certe elite (qui inteso non tanto per indicarne l'essenza nobile o meno, ma per cercare di racchiudere un genere), dove si stava in tranquillità immersi nella natura a fare un pò baldoria e conoscere persone nuove (assai strambe nel loro girovagare nel mondo) e per tornare in contatto con se stessi. Ecco all'inizio io la prendevo come un'avventura però dopo la seconda volta sentivo che da parte mia l'esperienza poteva dirsi completa. La visita in questo mondo di evasione per me era finita - sarà che per me rimaneva molto più interessante la scoperta di questo mondo - ed invece notavo che in lui si consolidava l'abitudine di una necessità: la necessità di altro al di fuori di quello che era già.
    E allora questo sentire non ha bisogno effettivamente di un altro mondo... Ha bisogno di un mondo in cui scappare.
    E allora l'evasione è davvero un riparo?

     
  • At 22/4/09 7:40 AM, Anonymous Anonimo said…

    scusa Clelia mi firmo! Francesca

     
  • At 22/4/09 12:07 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    E' chiaro che sull'argomento dell'evasione (o della "fuga", per dirla alla Laborit) le sensibilità e le conclusioni sono (e devono per forza essere) diverse.
    Quello che a me interessa è il fatto che, come per il piano religioso e spirituale, nell'uomo sembra essere insita (quasi naturalmente) un'analoga tensione all'evasione.
    Non tutti la percepiranno in maniera simile, ma credo tutti la considerino un valido "presidio" a cui almeno guardare nei momenti di necessità.
    Forse è un retaggio istintivo e ancestrale che ci collega alla nostra animalità. Non saprei dire.
    Quello che so è essa che vale quasi come un principio di tutela; che poi si decida di adottarlo o meno, questo è un altro discorso.

    Stammi bene, carissima.

    C.

     
  • At 22/4/09 12:13 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    E' chiaro che sull'argomento dell'evasione (o della "fuga", per dirla alla Laborit) le sensibilità e le conclusioni sono (e devono per forza essere) diverse.
    Quello che a me interessa è il fatto che, come per il piano religioso e spirituale, nell'uomo sembra essere insita (quasi naturalmente) un'analoga tensione all'evasione.
    Non tutti la percepiranno in maniera simile, ma credo tutti la considerino un valido "presidio" a cui almeno guardare nei momenti di necessità.
    Forse è un retaggio istintivo e ancestrale che ci collega alla nostra animalità. Non saprei dire.
    Quello che so è essa che vale quasi come un principio di tutela; che poi si decida di adottarlo o meno, questo è un altro discorso.

    Stammi bene, carissima.

    C.

     

Posta un commento

<< Home