akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

18 aprile 2009

1270. A futura memoria. Dal lato del sogno

L'esperienza giovanile di una generazione ha molto in comune con l'esperienza del sogno. La sua figura storica è una figura di sogno. Ogni epoca possiede questo lato incline ai sogni, il lato infantile. Per il secolo scorso esso emerge con estrema chiarezza nei passages. Mentre però l'educazione delle passate generazioni ha fornito loro nella tradizione, nell'istruzione religiosa, un'interpretazione di questi sogni, l'educazione odierna tende invece semplicemente alla distrazione dei bambiini. Proust poteva presentarsi come fenomeno ineguagliato solo in una generazione cui fosse venuta meno ogni risorsa corpooreo-naturale della reminiscenza (Eingedenken) e che, più povera delle precedenti, fosse abbandonata a se stessa, e potesse perciò impadronirsi solo in modo isolato, frammentario e patologico dei mondi infantili. Quello che io intendo operare è invece un esperimento di tecnica del risveglio: il tentativo di prendere atto della svolta copernicana e dialettica della reminiscenza.

Ho pensato a questa preziosa citazione leggendo l'ottimo (quasi) romanzo di Antonio Scurati, Il bambino che sognava la fine del mondo, un'opera spiazzante e per la quale è necessaria un'ulteriore lettura. Nel corso di questa approfondirò anche i motivi che mi hanno spinto all'associazione con il particolare testo di Benjamin. Per ora la lascio a futura memoria.

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3 Comments:

  • At 18/4/09 11:53 PM, Anonymous Anonimo said…

    Con la stessa espressione atipica di colui a cui il decespugliatore non vuole saperne di mettersi in moto, vengo umilmente a dire la mia su questo post di cui non mi è riuscito di accapire un cavolo romano.
    Che vorrebbe dire la frase “L'esperienza giovanile di una generazione ha molto in comune con l'esperienza del sogno.” ? Perché si parla di esperienza?
    Provo a buttare là che forse si vuole intendere “il ricordo dell’esperienza giovanile” da parte di una generazione non più giovane. Ci può stare?
    O forse; le motivazioni, gli obiettivi, gli scopi di un giovane si identificano con i sogni, con gli ideali? Ma allora perché parlare di ”esperienza?

    Poi dice “La sua figura storica è una figura di sogno” che riportata al soggetto sarebbe ;
    ” L'esperienza giovanile di una generazione è una figura di sogno” L’esperienza sarebbe una figura? Una figura di sogno?
    ( forse sto sognando)
    Ancora “Ogni epoca possiede questo lato incline ai sogni, il lato infantile” Vabbè qui si può capire che il bambino è propenso a sognare specie a occhi aperti. Ma il soggetto ( epoca) mette le pulci. Una frase di un generico che rattrista il radicchio. Ma poi il radicchio si riprende perché tutto viene svelato nella frase successiva con la citazione dei “passages”. Beato il radicchio, ma io non so proprio cosa siano i “ passages”. Forse i passaggi, le passeggiate o magari un gruppo musicale tipo i Passengers. Lo scopriremo.
    Andiamo avanti, ; “Mentre però l'educazione delle passate generazioni ha fornito loro nella tradizione, nell'istruzione religiosa, un'interpretazione di questi sogni, l'educazione odierna tende invece semplicemente alla distrazione dei bambini” . Interpretazione dei sogni. Quindi si parla proprio di sogni fatti mentre si dorme , fase onirica rem e via di seguito? sogni quindi, che nell’antichità venivano considerati vaticinii, profezie messaggi divini e che invece oggi vengono bloccati in dogana? Ok ma allora si parlava di dormite anche all’inizio?

    Vediamo ancora; “Proust poteva presentarsi come fenomeno ineguagliato solo in una generazione cui fosse venuta meno ogni risorsa corpooreo-naturale della reminiscenza (Eingedenken) e che, più povera delle precedenti, fosse abbandonata a se stessa, e potesse perciò impadronirsi solo in modo isolato, frammentario e patologico dei mondi infantili.” Se partisse, proverei a farmi largo col decespugliatore in mezzo ai periodi , ma non parte. comunque forse la frase vorrà dire che Proust impressionava la sua epoca, perché la gente aveva perso del tutto l’attenzione verso i sogni, i flussi della mente eccetera, che invece riscopriva felice nei suoi romanzi? Ah.. Se avessi letto Proust, che invece mi fa addormentare.
    Comunque non è finita..; “Quello che io intendo operare è invece un esperimento di tecnica del risveglio: il tentativo di prendere atto della svolta copernicana e dialettica della reminiscenza”
    Svolta copernicana si intende in genere di una trasformazione importante nel sistema delle conoscenze. dialettica mi pare che n senso hegeliano sarebbe lo scontro di due pensieri che ne generano un terzo, risultato di questi. Sono anche bravo quando m’impegno ma devo prendere atto che non mi riesce proprio di accapire quale sarebbe la svolta dialettica della reminescenza.
    E qui ho finito, chiedo lumi e spengo la luce. spero di essere stato stimolante ma anche simpatico.
    Saluti a tutti e sogni d’oro

    Ciao,k.

     
  • At 19/4/09 11:14 AM, Anonymous Anonimo said…

    Perdonami l’intrusione, Clelia. Seguono alcune riflessioni che suscitano i piani della tua lettura.

    Sogno e immaginazione spesso sono state forme con le quali l’io riflesso è venuto in soccorso nei momenti in cui l’io si riconosceva naufrago in un mare sargasso.
    Ma se nel Novecento la realtà diventa un incubo - La storia, dice Joyce per bocca di Dedalus , è un incubo da cui cerco di destarmi - e Svevo prevede la fine del mondo nell’analisi dell’insensatezza dell’esperienza reale da parte di Zeno, se oggi sogno diventa la fine del mondo per un bambino, forse, davvero non si può attendere oltre un piano che possa redimere realtà e riflesso di quello che siamo diventati.
    Redimere è una parola complessa, la storia, l’esperienza , ci hanno indicato che non sono i tagli, le cancellature, operazioni esteriori più o meno violente, a migliorare una situazione in un modo non effimero e transitorio.
    Redimere implica una trasformazione di aspetti valutati negativamente.
    Perché abbia valore occorre che derivi da un’azione interiore, sia diretta dai soggetti coinvolti.
    Che cosa può rendere intrinseca, autodiretta, una trasformazione culturale, sociale?
    Agire riconoscendo il terreno, patrimonio, comune. Spostarsi a cerchio con piccoli movimenti condivisi, consegnando a ciascuno la legittimità e la responsabilità della propria posizione.
    Mediazione interculturale, strategie di geopolitica nel micro-macrocosmo.
    Un sogno, ancora. Un grande sogno, semplice, in grado di coinvolgere l’immaginario, il rispetto della persona umana, il suo valore al di sopra e non comparabile ad alcun capitale, al di sopra di ideologie e dogmi (di religioni temporali) che ne asserviscono libertà ed esistenza.
    Resta per me importante un altro piano d’indagine relativo all’influenza sulle forme dell’immaginazione e del sogno, esercitata dalla massiccia diffusione dell’immagine nella comunicazione mediatica.

    rosa

     
  • At 20/4/09 2:35 PM, Anonymous Sils said…

    Ottimo (quasi) romanzo... Uf.
    Dopo tutti gli scrittori che hai antologizzato qui?
    A volte ti innamori, mi sa.
    E l'amore è cieco.

     

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