akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

09 aprile 2009

1259. La nostra felicità


Ora lo spirito non guarda
né avanti né indietro
e solo il presente
è la nostra felicità.


5 Comments:

  • At 9/4/09 2:50 PM, Anonymous Sils said…

    Eh, ma Clelia, quanto concentrarsi sul presente... Ne parli molto. Troppo?

    Goethe non fu uomo granché felice. Forse nemmeno granché sereno. Passa per olimpico, ma - vecchio - disse che mettendo insieme tutte le ore di felicità che aveva avuto non avrebbe raggiunto un mese e mezzo. E dopo i quaranta non ne ebbe nessuna.

    Per me vivere solo nel presente è un campanello d'allarme, spesso. La felicità può arrivare da tutte le direzioni, persino dal passato, qualche volta dall'avvenire...

    No?

    Saluto!

     
  • At 9/4/09 7:13 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Cara Clelia, a proposito di presente, ti allego il post che ho appena spedito sul forum di
    Di Stefano. Grazie e ciao.


    Posso parlarvi di quello che vedo, L’Aquila dista 45 Km a nord, dove vivo io ad Avezzano il terremoto non ha avuto effetti funesti. Qualche cornicione crollato, qualche campanile spezzato nei paesi vicini e lo spavento che non passa. Le reazioni sono diversissime, chi dorme all’aperto seduto davanti alla sua casa, chi dorme in macchina nei piazzali della cittadina, chi dorme in tenda, chi resta a dormire dentro casa.
    Il terremoto è preceduto non da un vero e proprio boato come si dice spesso, ma da un sommovimento generale che somiglia ad un TIR che sta passando accanto alla tua casa, poi arrivano le vibrazioni del pavimento e i mobili che tremano, quadri che si staccano dal muro, oggetti che cadono.
    Gli attacchi di panico sono frequenti, ero a lavoro lunedì notte e una persona è stata portata d’urgenza in infermeria in barella mentre gridava e diceva che stava soffocando. Al pronto soccorso gli hanno detto di alzarsi (con ironia benevolente) perché di casi come il suo se ne vedono da mattina a sera. Lui si e tranquillizzato. Martedì sera prima delle 20 c’è stata una scossa molto forte e abbiamo evacuato l’azienda. Durante l’evacuazione una persona ha cercato di calmare gli altri dicendo di fare piano e che non era il caso di allarmarsi, è stata spintonata mentre lo diceva. Dire agli altri di stare calmi in alcuni casi sortisce l’effetto contrario, “chi sei tu ! che ne sai che cosa sento io !”, evidentemente questo pensiero scatta nella testa di alcune persone.
    Molti a L’Aquila si sono feriti cadendo dal primo piano a terra per un fatale imprevisto, scappando all’esterno sono caduti perché la tromba delle scale non c’era più, era già franata.
    Avezzano è stata ricostruita interamente dopo il terremoto del 13 gennaio del 1915, morirono 37000 persone e quelle giovani sopravvissute andarono a morire in guerra pochi mesi dopo, una sola casa è rimasta in piedi, era stata costruita con cemento armato, l’armatura di ferro sorregge la casa durante le oscillazioni. La casa oggi è ancora in piedi. E’ anzitutto per questo che l’effetto del terremoto qui è stato mite. A l’Aquila ci sono palazzi costruiti in cemento armato a seguito del boom degli anni ’60 franati completamente, e questo è desolante: il marito di una mia amica ha visto crollare la palazzina dove lavora e i due palazzi affiancati sono rimasti in piedi. I tre palazzi sono identici ma uno solo è crollato, qualcosa
    purtroppo non è stato fatto a regola d’arte.
    C’è da dire che l’isteria che può diffondersi è dovuta al fatto che le scosse non si placano, nessun esperto è in grado di fare previsioni con una logica rasserenante, l’epicentro delle ultime scosse un giorno si sposta a sud, quello dopo si sposta a nord, poi a nord est, verso il gran Sasso. Gli esperti sono velatamente disarmati.
    Lo scrittore Umberto Piersanti (abruzzese anch’esso) ha scritto su La Stampa che gli abruzzesi sono un misto di orgoglio e pudore, rinnovando la formula che vuole l’abruzzese forte e gentile. Sono d’accordo sia sull’orgoglio che sul pudore.
    Quello che non mi convince sta all’interno di quello che mi convince, gli aiuti e la solidarietà di questi giorni sono memorabili, la paura è quella che resta dal momento in cui si sono spente le luci, gli aquilani lo sanno e lo temono, la ricostruzione e il ritorno alla normalità avranno tempi lunghi e gli italiani non sono “maturi” per tempi lunghi, lo ricordava ancora oggi Stella sul Corriere. Il modo di dire “gli amici si vedono nel momento del bisogno” è ben detto ma gli amici si vedono anche e soprattutto nel momento in cui il bisogno sembra non esserci più. Ma qui entriamo nella natura intima delle persone ed è tutto un guazzabuglio.
    Quello che non bisogna dimenticare ognuno lo sente da sé, col lutto, col silenzio, con la sua sensibilità, con l’immedesimazione. Nessuna cronaca può rendere l’idea di chi muore sotto un cumulo di mattoni, il senso di soffocamento, il grido, l’atroce sensazione che non sarai più in questo mondo.

     
  • At 9/4/09 8:04 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sils, se la felicità arriva dal passato potrebbe chiamarsi "rimpianto", con tutto ciò che ne consegue; se arriva dal futuro, potrebbe chiamarsi "illusione", la quale notoriamente è un bene indisponibile.
    Quella del presente è transeunte, certo, e effimera quanto vuoi, ma è.
    Allora lascio da parte rimpianti e illusioni e mi concentro su questa.
    (Ma poco, però, senza esagerare, per non cadere preda dell'infausto ybris...).

    °

    Domenico, grazie.
    E non aggiungo altro, che le parole in certi casi non servono.

    Un saluto caro a entrambi.

    C.

     
  • At 13/4/09 8:22 AM, Anonymous sabrinamanca said…

    Mi pare che chi decifra correttamente il passato sarà capace di prevedere il futuro. E tutto questo si fa nel presente, no?

     
  • At 13/4/09 11:21 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Si dovrebbe fare, sì. Il condizionale è comunque d'obbligo, credo (vista la difficoltà di ogni "previsione").

    C.

     

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