akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

08 aprile 2009

1258. Pene d'amor perdute

Lo struggimento per l'oggetto d'amore perduto comporta dipendenza, ma si tratta di una specie di dipendenza che opera da stimolo alla restaurazione e alla preservazione dell'oggetto. [...]Ci è ben noto che talvolta esperienze penose di vario genere stimolano le sublimazioni. Vi sono persone nelle quali la pressione di frustrazioni e di avversità dolorose fa nascere addirittura attitudini creative del tutto nuove, per cui cominciano a dipingere, a scrivere o a intraprendere attività produttive di tipo diverso. Altre persone diventano più produttive su un piano differente: diventano più capaci di apprezzare cose e persone, più tolleranti nei rapporti con gli altri, diventano insomma più sagge. [...] Imbattersi in avversità dolorose di qualsiasi tipo riattiva sempre la posizione depressiva infantile, e superarle implica un'elaborazione psichica analoga al lavoro del lutto.
Melanie Klein > Mourning and its relation to manic-depressive states
> The Writings of Melanie Klein, Vol. 1

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3 Comments:

  • At 10/4/09 12:27 PM, Anonymous Francesca said…

    Indubbiamente è vero. Provare dolore è un atto che definirei soprattutto naturale oltre che necessario, però provarlo a seguito di una perdita che non sia prettamente materiale pare essere diventata una cosa sempre più innaturale... perchè si deve essere felici sempre, si deve stare bene sempre, perchè non ne vale la pena, perchè è inutile stare male, perchè c'è sempre qualcosa che può colmare il dolore, ecc... Può essere un pensiero banale, ma l'elaborazione è fondamentale per far si che ciò che si vive non ci renda degli idioti ed incapaci a gestire una vita in ambito sociale e personale. Però questo per certi soggetti pare essere un optional troppo costoso.

     
  • At 10/4/09 12:49 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Cara Francesca,

    concordo in pieno, e aggiungo: è bene rendersi conto che ciò che si ha non lo si ha per sempre. Anche questa è una legge naturale che tendiamo a rimuovere.
    Se noi focalizzassimo di più la nostra attenzione sul valore transitorio di ciò che ci è caro sapremmo apprezzarlo meglio quando lo abbiamo, così da non doverlo rimpiangere quando - ineluttabilmente - non lo avremo più.

    Grazie del pensiero.

    C.

     
  • At 13/4/09 1:35 PM, Anonymous Francesca said…

    grazie a te di questa riflessione.
    Mi sta particolarmente a cuore...
    Per una come me che pensa sempre con gli occhi rivolti sempre altrove e mai qui.

     

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