akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

08 aprile 2009

1257. I conti con la realtà


Ricordo il giorno in cui per la prima volta vidi il mare. Il mare è grande e vasto, il mio sguardo spaziava lontano dalla spiaggia nella speranza di essere liberato: laggiù in fondo però stava l'orizzonte. Perché ho un orizzonte? Dalla vita avevo atteso l'infinito.

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Ma neanche dolore

10 Comments:

  • At 8/4/09 3:00 PM, Blogger gabrilu said…

    Indimenticabile, per me (e questo brano di Mann me l' ha rievocata) la pagina di "Confessioni di un italiano" in cui Carlino Altoviti (memorabile incipit "Nacqui veneziano, morirò italiano"--- chissà che ne pensa la Lega del Nord Est, ma non divaghiamo) si trova per la prima volta di fronte al mare.
    Che poi, in fondo, il Mediterraneo (e figuriamoci la Laguna) in confronto al mare del Nord di Mann è una bagnarola --- detto affettuosamente, eh :-)

     
  • At 8/4/09 7:55 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Una "bagnarola", sì, ma piena di civiltà.

    Bello il fil rouge con Nievo.

    Grazie carissima.

    C.

     
  • At 8/4/09 10:25 PM, Blogger PuroLino.it said…

    Ho scoperto questo Blog attraverso Tumblr... sono estasiata!

     
  • At 9/4/09 12:29 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ti ringrazio per l'entusiasmo.

    Benvenuta.

    C.

     
  • At 9/4/09 3:43 AM, Anonymous Luigi said…

    Di solito, quando leggo, non amo commentare, soprattutto quando il mio commento non ha da aggiungere niente a quello che leggo. Ma stavolta devo dire che la citazione di T. Mann è di sublime bellezza.

     
  • At 9/4/09 3:57 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Hai ragione, è più o meno lo stesso pensiero che ho avuto io quando l'ho evidenziata sul testo e poi trascritta qui.

    C.

     
  • At 9/4/09 11:35 PM, Blogger gabrilu said…

    Il fil rouge con Nievo è speculare.

    Perchè quando Mann (o almeno, il personaggio del suo testo narrativo) si trova di fronte il mare, che nel suo immaginario rappresenta "l'infinito", quello che lo colpisce è l'orizzonte, e cioè una linea netta che gli dà l'idea del "finito". Di "limite". Di "confine".

    Carlino invece, quando si trova di fronte al mare, si trova in una condizione psicologica opposta: il mare gli fa capire che l'orizzonte (il suo orizzonte, quello che lo ha delimitato sino a quel momento) può essere spostato, e che non è detto che egli debba rimanere sempre come è stato sino a quel momento.

    Che la cucina di Fratta è meravigliosa. Ma che forse, nel mondo, c'è anche dell'altro.

    Per Carlino, il mare è la scoperta che il proprio orizzonte può esser anche bello ma limitato.
    Ma chissà. Forse è anche possibile pensare di poterlo oltrepassare.

     
  • At 10/4/09 1:15 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie, carissima Gabrilu, per la suggestiva appendice, così densa di spunti ermeneutici (e di passione letteraria, ovviamente).

    C.

     
  • At 13/4/09 7:39 AM, Anonymous sabrinamanca said…

    Da quando ho letto questo minuscolo racconto niente esprime meglio la mia meraviglia di bambina davanti al mare (e al suo essere ponte fra questa e quella terra)


    La funzione dell'arte

    Diego non conosceva il mare. Il padre, Santiago Kovadioff, lo condusse a scoprirlo.
    Si diressero a sud.
    Lui, il mare, se ne stava più in là delle alte dune, ad aspettare.
    Quando il bimbo e suo padre, dopo tanto camminare,
    alla fine raggiunsero quelle cime di sabbia, il mare esplose davanti ai loro occhi. E fu tanta
    l'immensità del mare, e tale il suo splendore, che il bimbò restò muto di bellezza.
    E quando alla fine riuscì a parlare, tremando e balbettando chiese a suo padre
    - Aiutami a guardare!

    Edoardo Galeano

     
  • At 13/4/09 11:22 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    A me a colpito molto il titolo; in relazione al breve narrato sembra avulso, ma ovviamente non lo è.

    C.

     

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