akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

05 aprile 2009

1254. Conforto


Egli riteneva che nulla fosse incurabile (άνίατον) per la filosofia e che, anzi, per opera della filosofia, tutti potessero liberarsi (καθαίρεσθαι) da ogni genere di pratica deteriore, dagli affanni, dalle passioni e, in breve, da tutte le preoccupazioni della vita.

Giuliano > Epistole > LXXXII, 445

[L'imperatore parla di Fedone di Elide]

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1 Comments:

  • At 7/4/09 12:40 PM, Blogger JLBO said…

    "La philosophie ne sauve pas, qui entend répondre elle-même aux questions qu'elle pose."
    Philippe NEMO, Job et l'excès du mal, Grasset, 1978, p. 232.

     

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