akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

02 aprile 2009

1251. Mala tempora currunt II

Alcuni si sono chiesti da dove mi fosse venuta questa improvvisa passione per la filosofia, altri desideravano sapere che cosa ritenevo sicuro su ciascun problema; ho notato inoltre che molti erano sorpresi del fatto che accordassi la mia approvazione soprattutto a quella filosofia che toglie la luce e stende per così dire l'oscurità della notte sulle cose (quae lucem eriperet et quasi noctem quandam rebus offunderet), e che intraprendessi inaspettatamente la difesa di una disciplina abbandonata e già da tempo tralasciata. Ma io non ho incominciato a occuparmi di filosofia all'improvviso, e fin dalla giovinezza ho dedicato a questo studio energie non trascurabili, e mi sono dedicato più intensamente alla filosofia quanto meno sembravo occuparmene (cum minime videbantur tum maxime philosophabamur) [...]. E se è vero che tutti gli insegnamenti della filosofia fanno riferimento alla vita, ritengo di aver osservato nella mia attività pubblica e privata i precetti della ragione e della dottrina. Se poi qualcuno chiedesse qual è il motivo che mi ha spinto a scrivere queste riflessioni solo così tardi, non c'è nulla che possa spiegare con più facilità. Siccome languisco nell'inattività, dato che la situazione dello Stato è tale che per guidarlo non si sente più bisogno del Senato ma basta un solo "uomo forte", allora ho ritenuto che fosse necessario per il bene dello Stato stesso esporre ai miei concittadini la filosofia, perché ritengo di grande importanza per il prestigio e per la gloria di Roma che concetti così importanti e famosi figurino anche nella sua letteratura...

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