akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 marzo 2009

1249. Lettere dalla zona interdetta [XXXIV] Il confine conteso



...Hai ragione, il riconoscimento del mio vero essere si manifesta solamente nel momento in cui io ammetto il mio sbaglio, eppure in questo mio errore c'è per intero la mia possibile volontà di sbagliare e dunque torniamo all'annosa questione del libero arbitrio. Io ho la possibilità di comprendere fino in fondo la mia situazione, di capire il senso della mia esistenza, di decidere anche di sbagliare. E' in questa volontà - che tu chiami "peccato" e io libertà - la nostra sostanziale divergenza.
[Senza contare poi il corollario non irrilevante del confine ermeneutico fra errare e sbagliare. Su quel confine si potrebbero costruire intere città].

In risposta a una lettera di P.
18 giugno 1999

P.S. (attuale): Non è mutato molto il tuo pensiero sull'argomento,
e nemmeno il mio, del resto. Ma ci capiamo e stimiamo lo stesso,
perché siamo amici. E non è cosa da poco, mi pare.


°

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3 Comments:

  • At 31/3/09 3:25 PM, Anonymous Sils said…

    "E' in questa volontà - che tu chiami "peccato" e io libertà..."

    Ecco tutta - dico tutta - la differenza morale tra uomo e donna...

    Un saluto!

     
  • At 31/3/09 9:27 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Scrive Cristina Campo in una lettera ("Lettere a Mita"):

    “Quando una creatura degna del tuo amore rifiuta di incontrarti in un punto, è perché ti aspetta in un punto più alto”.

    Clelia, non è che tutti i tuoi amici, che siano spasimanti o compagni di dialettica li aspetti in un punto via via più alto ?

    Li vedo salire scale interminabili.

    Un caro ciao

    Domenico Fina

     
  • At 31/3/09 9:42 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao Sils, non esageriamo. Ho conosciuto degli uomini molto "liberi" sotto quel punto di vista.
    Però non hai del tutto torto, una certa differenza "morale" tra i due generi è senz'altro ravvisabile.

    °

    Domenico, au contraire, sono loro che - come in questo caso - aspettano me in un attico che tocca il cielo.
    Il fatto è che io amo le case basse, mi piace avere le radici ben salde sulla terra.

    Stammi bene, carissimo.

    C.

     

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