akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

28 marzo 2009

1247. Lettere dalla zona interdetta [XXXIII] Una strada non secondaria



Sono venuta a trovarti e a lungo ho parlato con te di quelli che chiami "princìpi", ma che in cuor tuo intendi come "dogmi". Tu sai quanto io sia lontana dai precetti, dagli obblighi e dalle presunte verità. Non starò qui a tediarti con i miei argomenti che - tra l'altro - conosci benissimo. I tuoi princìpi non sono regole geometriche che puoi applicare meccanicamente alla vita una volta acquisiti; o almeno, anche se fossero tutto questo, non potrai applicarli a "tutte" le vite. Ma non voglio apparire presuntuosa e quindi mi limiterò a dire che non potrai sicuramente applicarli alla mia vita.
Detto questo non dirmi che non "ho alcun principio", penso infatti che se si crede in qualcosa lo si debba fare per presa di coscienza, attraverso un'intuizione, un'emozione, persino attraverso la conoscenza diretta, esperienziale della condizione morale che ha generato una simile "necessità". La mistica non c'entra, e non c'entra neanche - e parlo sempre per me - un presunto "senso spirituale". La filosofia, in questo caso, basta e avanza. Parlo qui della filosofia di Seneca o, se preferisci, di Pirrone, laddove con "filosofia" si intende "esempio di vita" e non puro e semplice sofisma.
Come puoi dirmi che le pagine dei miei autori prediletti sono "pagine morte"? Come puoi affermare che non sono nate per essere rilette?
Gli autori sono un mero strumento di se stessi; ciò che vivifica la loro "arte" sono proprio io, io che ripercorro i loro pensieri, che li rinnovo e li rianimo. Non sono morti, non in me almeno.
Vorrei che tu capissi, vorrei che tu scegliessi.
Non sono nata per scrivere, io sono nata per leggere. E' attraverso la lettura che si riformula l'antico atto della trasmissione del pensiero, così come è nell'ascolto che si manifesta l'idea di base della comprensione. Se tutti parlassimo (o scrivessimo) che merito ne avremmo? Che senso avrebbero tante voci sovrapposte, tante idee che si perdono nel caos informe di una lingua incomprensibile?
Se ti adoperi a comporre parole con la maggior cura possibile pensa a me che dovrò leggerle, pensa a me che potrò capirle, pensa a me che saprò trasmetterle. I piccoli caratteri che vergherai su un foglio non avranno nessun senso se non ci sarà - nel futuro - una persona qualsiasi (proprio come me) che saprà comprendere la tua azione e trasformarla in reazione, che saprà andare oltre il gesto puro e semplice dello scrivere per approdare - nuova - a quello del comprendere.
Lascia perdere i "principi" di verità e cerca di seguirmi sulla strada - non secondaria - della conoscenza.
Che poi è quella degli uomini, quella della vita pura e semplice.

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Gabri ha visto giusto
in effetti - come annunciato - sono stata >>>qui.
Poi, sulla via del ritorno, mi sono fermata a Bruxelles dove mancavo da tanto (troppo) tempo.
Ho visitato un amico caro e ho vissuto giorni sereni, ad ascoltare e capire, senza pensare troppo a quello che poteva essere, ma solo a ciò che era.
La realtà sopra ogni cosa.
La vita sopra tutto.
Un saluto collettivo a chi è passato di qui e ha lasciato i suoi (graditi) pensieri.

C.

3 Comments:

  • At 28/3/09 9:20 PM, Anonymous Anonimo said…

    Ti leggo con piacere a consolare pensieri che a volte mi paiono solitari; sento anch'io voci antiche e mestose,tanto grandi da aver sorvolato agilmente quanto di grossolano è accaduto alla nostra contemporaneità.Bentornata,
    Marinella

     
  • At 28/3/09 9:22 PM, Anonymous Anonimo said…

    ...maestose :) marinella

     
  • At 29/3/09 11:49 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie carissima Marinella.

    Bentrovata.

    C.

     

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