akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

14 marzo 2009

1233. L'esercito della (presunta) verità

Che cos'è la verità?...La verità diventa allora un mobile esercito di metafore, metonimie, antropomorfismi* [...] e di lì un ordine piramidale di caste e gradi, leggi e delimitazioni, interamente costruito dal linguaggio, un immenso ‘colombaio romano’, cimitero delle intuizioni...
*Il corsivo è mio
Pubblicato con Flock

4 Comments:

  • At 17/3/09 6:05 PM, Anonymous Bruno said…

    Questo è un libro che rimpiango di non aver letto prima. E tuttavia benedico la coincidenza della tua segnalazione e di un mio viaggio di lavoro, eventi in sé non infrequenti, ma la cui unione si è rivelata particolarmente felice per me in questa circostanza: il seme di un soggetto così affascinante caduto in un terreno reso fertile da un’insolita disponibilità di tempo e dalla necessità di tenere calda la mente.

    (È vero, le coincidenze non esistono, o meglio non hanno natura propria, ma continuerei a chiamarle così per amore di sintesi).

    Non trovo dunque miglior modo di commentare il post e, per quanto posso, i contenuti dell’opera stessa, se non dedicando al tuo enciclopedico e labirintico blog, ma soprattutto a te, sua inesausta artefice, un poemetto anagrammatico.

    Del poemetto propongo una lettura che concilii, pur nel quadro comune della Temurah, l’approccio di Lullo con quello di Pico; ossia l’Ars Combinatoria pura, che declina un soggetto secondo le sue possibili, purché logiche, permutazioni, con la Cabala Estatica, che tende invece a scoprire l’esercito di (infinite) verità nascoste in un’”Archè” e che questa emana, divinamente, da sé.


    Akatalepsia di Clelia Mazzini

    Ne’ palazzi ami Keats, idilliaca
    liliale amica, pazza sei di Kant.

    Cantami l’Iliade (pazzia?). Il sakè,
    pallida malìa, è in tazza. “C.”, ki sei?

    Sei alkimia, placidezza latina,
    “delicia alati kalami”, spazi Zen.

    E ke callida pianista… Mai lazzi,
    ma tal ideali lasci in piazza ke

    lieta km. di laica alzi sapienza.
    Aeda e pia, in “small talk” ci aizzi.

    Itala “ink-Dea”, mi lasci là a pezzi:
    di clik impazzii, esalata aléna.

     
  • At 17/3/09 6:42 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Carissimo,

    come sempre riesci a stupirmi con i tuoi versi "pindarici" (qualunque sia la forma che decidi di dare loro).
    Ottimi i versi - come sempre - e bello anche il preambolo dove rammemori uomini che mi sono molto cari, dimenticandone forse uno che dell'ars combinatoria è stato artefice e interprete primario (basti ricordare i libri che Frances Yates gli ha dedicato).
    Porta per cognome il tuo nome, ed è per me un luminoso maestro.
    Da sempre.

    Grazie ancora per l'attenzione che mi dedichi e per i sempre suggestivi doni.

    C.

     
  • At 18/3/09 1:41 PM, Anonymous Bruno said…

    Carissima,
    quell’uomo “dimenticato” lo porto dietro da tempo. Non a caso trovi scritto “Bruno ha detto...” e non altro. Per me è sempre citato.
    La mia è un’attenzione musicale: i nuovi post partono dai precedenti (e dai commenti dei tuoi lettori) e pur introducono nuovi temi.
    Tu sai cogliere il germoglio dalla foglia.
    Questa arboreità bachiana mi coinvolge e per come si snoda, oltreché per i frutti che porta.
    Labirintico, arboreo... sarà mica frattale il tuo blog?

     
  • At 19/3/09 12:37 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    In effetti ci ho pensato anch'io.
    E mi piace rispondere domandando (sia pure implicitamente).
    Da qui l'innesto continuo del passato nel presente e del presente nel contingente (del futuro è difficile tracciare un disegno preciso, ma possiamo provarci).

    A presto, carissimo.

    C.

     

Posta un commento

<< Home