akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

06 marzo 2009

1204. La distanza è un altalena

Baghdad, Moschea KazimaynA Baghdad attraversammo una foresta di vetro grigio, / più alta delle grida mentre trasciniamo i passi, / le parole sono rifugi per il fango e le brecce, / le palme sventano l'astuzia del vento, / la distanza è un altalena, / le stazioni nelle città straniere sono cuori e arterie. / Abbandonammo la Resafa nei blocknotes degli informatori / e ai bombardieri che volano ora nel pieno della notte / e del sonno. / Ho in corpo n muro di Baghdad, / il Karkh tossisce, / vecchie nubi sono sui minareti, / e nell'alba la luce delle lanterne / non si coagula più. / L'estate lava i suoi piedi negli incendi, / l'anima è la dimora del sale, / le finestre aprono i loro bottoni, / i bracieri e l'anima si denudano in un singulto, / è l'alba che si affaccia da ogni morte. / Donne attraversano giardini incolti / dove sono le piaghe del tempo. / Da città che si svegliano a città martoriate, / da una notte di rugiada a una di canicola, / il Tigri rubato dalle telecamere, / sulle sue sponde villaggi, slogan, martiri, / lo abbandonammo in una notte di precoce allarme / sui fronti, amiamo, veniamo colpiti / e dolenti guariamo, / è un fiume o un tempio per gli annegati, / erranza d'acque nelle tane della creazione / che porta il figlio alla procreazione, / l'argilla alle mie parole...

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