akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

05 marzo 2009

1201. Leggere (ovvero l'arte della pazienza)

1201.1 Fa anche parte del mio gusto non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente "frettolosa". Filologia, infatti, è quella onorevole arte che esige dal suo cultore essenzialmente una cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, diventare silenzioso, lento, essendo questa un'arte e una perizia di orafi della parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge lento. Ma proprio per questo fatto è oggi più necessaria che mai. E' proprio per questo mezzo che essa ci attira e ci incanta quanto mai fortemente, nel cuore di un'epoca del "lavoro", intendo dire della fretta, della precipitazione indecorosa e sudaticcia, che vuol dire "sbrigare" immediatamente ogni cosa, anche ogni libro antico e nuovo: per una tale arte non è tanto facile sbrigare una qualsiasi cosa, essa insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini lasciando porte aperte.

1201.1.1 Il libro esige pazienza. Chi vuole comprendere deve leggere tutto. Ogni pensiero viene ideato da un punto di vista, ma, dopo viene superato. Il lettore non può farsi irretire da singole asserzioni che appaiono per via. Questi orientamenti portano a situazioni-limite. Renderli presenti non significa ancora un mutamento. Ma essi possono ispirarlo. Questo stesso mutamento rinchiude in sé una nuova maniera di pensare.

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2 Comments:

  • At 6/3/09 7:33 AM, Anonymous sabrinamanca said…

    Sto leggendo Ravel di Jean Echenoz e sto facendo proprio questo: sto leggendo Tutto o meglio sto leggendo Ogni (parola frase capoverso) ma per leggere Tutto (e Ogni)oltre alla pazienza e la concentrazione bisogna che chi scrive (e Echenoz è uno dei pochi viventi)sappia scrivere Ogni e che questo Ogni formi un Tutto.

    Spesso mi son trovata davanti a evidenti contraddizioni all'interno di un personaggio o una storia, contraddizioni che a mio parere sono rimaste e di cui non ho compreso il senso, sempre se ce n'era uno.
    Scrittori mediocri non rileggono se stessi, lettori attenti non dimenticano.

    Un saluto gelido da questq città che fait un barrage contre le printemps!

     
  • At 6/3/09 12:16 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Hai ragione, ma noi lettori abbiamo una facoltà irrinunciabile, che è quella di riporre il libro.
    Io - lo confesso sinceramente - non sono tra coloro che cercano di "arrivare fino in fondo ad ogni costo". Anche perché un "arrivederci" a tempi migliori, mi ha fatto recuperare col tempo opere che - in origine - avevano destato in me qualche perplessità.
    Perché c'è anche questo di bello: a volte un certo libro ha una sua "età di riferimento" e se non la si è ancora raggiunta, l'opera non produce i risultati sperati.
    Il guaio è quando questa "età" la si è passata..., ma con gli occhi dell'esperienza e il cuore orientato al ricordo "costruttivo" certe cose si possono ancora recuperare.
    Almeno credo e spero.

    Un saluto affettuoso a te (anche qui la neve non vuole smettere di cadere...)

    C.

     

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