akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

05 marzo 2009

1200. Lettere dalla zona interdetta [XXXII] Gioie universali


Le tue pagine su Parigi mi hanno conquistata.
Questa volta l'esperimento pare riuscito. Mi ha impressionato l'humor (così raro in te...), la concretezza di certe descrizioni, la chiarezza dell'impianto. E' particolare poi il fatto che la "certezza globale" del lavoro la si ha solo al termine della lettura; leggendolo infatti a intermittenza, o in maniera incompleta, si potrebbe ricavare l'impressione di un dubbio pervasivo e condizionante. E invece non è affatto così. Le tue parole hanno bisogno di universalità; il particolare, l'effimero, il provvisorio, non si addice loro.
Mi hai scritto che è un'impressione "folle". Vedo dunque ciò che gli altri non vedono? E' possibile che io legga attraverso le tue parole una realtà profonda, come se tu fossi per me del tutto trasparente? Oppure ti duole scoprire che, per un verso o per un altro, certe "impalcature" che ti diverti ad erigere attorno a te non hanno con me alcun effetto?
Ho raccolto il tuo pianto, un giorno; lascia che mi dedichi ora alla tua gioia.

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