akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

22 febbraio 2009

1165. Giurisprudenza filosofica

Merry-Joseph Blondel - Licurgo...Eppure la cosa sta in modo tale che, dovendo essere la legge emendatrice dei vizi e raccomandare le virtù, essa venga derivata dalla scienza del vivere. Succede così che la sapienza è madre di ogni bene, e dal suo amore trasse la sua denominazione in greco la filosofia, della quale nulla di più fecondo, di più florido, di preferibile venne concesso dagli dèi alla vita umana. Questa sola infatti, nel mentre che ci ammaestrò in tutto il resto, ci insegnò pure quella che è la cosa più difficile, a conoscere noi stessi; ed è tale la forza ed il concetto di questo insegnamento, che esso venne attribuito non già ad alcun uomo, ma al dio di Delfi.

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2 Comments:

  • At 14/3/09 6:40 PM, Blogger Mauro Savino said…

    Ad Antifonte la deviazione non sarebbe dispiaciuta. Non per crapula ma per le stesse ragioni di Protagora.Apparteniamo più alla doxa che all'episteme.Nella versione di Hobbes: L'uomo non è buono.

     
  • At 14/3/09 10:10 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Concordo sulle conclusioni e aggiungo che il divario è anche tra doxa e alètheia, non solo tra doxa e episteme. Sul fatto che l'uomo non sia buono ho sempre riflettuto molto, soprattutto se questo voglia dire automaticamente che - per proprietà transitiva - esso possa essere definito "cattivo".
    Questo, a essere sincera, non mi pare possibile fino in fondo.
    Secondo me il discorso è assai più articolato e verte soprattutto sulla soggettività.
    Una soggettività che vada oltre la pura e semplice ipostatizzazione di un concetto, pur comprensibile, come quello di Hobbes.

    C.

     

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