akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

17 febbraio 2009

1149. Antichi trionfi sempre nuovi

EpicuroMentre agli occhi di tutti l'umanità trascinava / sulla terra un'esistenza abbietta sotto il peso della religione, / che mostrava il suo volto dalle regioni del cielo / minacciando dall'alto i mortali col suo orribile aspetto, / per la prima volta un Greco, un essere umano!, osò alzare contro di essa / gli occhi mortali e per primo osò resisterle. / E non lo spaventarono né i falsi racconti sugli dèi, né i fulmini, / né il cielo col minaccioso brontolio, anzi ancor più / stimolarono l'indomita energia del suo animo, tanto che egli / desiderò spezzare per primo le porte strettamente sigillate della natura. / Dunque la sua vivida intelligenza trionfò, e lontano / si spinse al di là delle ardenti barriere dell'universo / e percorse l'universo immenso con la mente e col cuore.

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2 Comments:

  • At 17/2/09 10:41 PM, Blogger Lapidarius said…

    Carissima Clelia,

    in Dalla parte del silenzio del 15 febbraio, trascrivendo da akatalēpsía del 29 aprile 2008, riportavi una tua considerazione sulla scienza "dove" - dichiaravi - "l'esperimento è il limite di ogni teoria".

    Eppure, a parte il fatto che nelle stesse scienze naturali vi sono sistemi di concezioni che meritano l'appellativo di teoria - quali ad esempio le teorie evoluzionistiche o cosmologiche - per le quali è in genere arduo pensare ad una verifica attraverso esperimenti riproducibili in condizioni controllate, esistono discipline scientifiche ove l'esperimento gioca un ruolo marginale o addirittura nullo nella costruzione e nella verifica delle teorie, come ad esempio nella maggior parte delle scienze matematiche.

    Visto che ti so cultrice anche di queste ultime, posso chiederti se ritieni che le scienze matematiche abbiano uno status sui generis nelle discipline scientifiche, o se ad esempio, come alcuni, le ritieni più affini alla filosofia metafisica che non alle scienze naturali?

     
  • At 17/2/09 11:53 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Caro Lapidarius,

    innanzitutto scusami se nel risponderti sarò (volutamente) schematica, credo infatti che per dare corso esaurientemente ad una replica valida, avrei bisogno di ben altro spazio che non questa piccola form dei commenti.

    Fatta questa doverosa premessa ti confermo la mia profonda convinzione che la matematica sia più affine alla filosofia (e soprattutto alla branca di quest'ultima che porta il nome di logica) che non alle cosiddette "scienze esatte" (alle quali peraltro, mi par di capire, anche tu la associ con una certa difficoltà).
    Il fatto poi che al giorno d'oggi molti scienziati (specialmente i fisici teorici) ritengano la matematica un mero "strumento" utile alle loro ricerche, non cancella l'evidenza che essa abbia avuto natali ben diversi. E nel dir questo la mia mente corre a Pitagora, che dalla matematica ha saputo trarre ben più dei temi che oggi, nella mia limitatezza, posso definire "filosofici" o "scientifici". Pensa - per esempio - a tutta l'impalcatura "armonica" che il maestro crotonese ha elevato per "costruire" il concetto dell'ottava (e degli intervalli armonici di quinta legati alle proporzioni, o meglio, ai rapporti [3/2] che intercorrevano fra i vari suoni che componevano la scala pitagorica).

    Ad essere franca - e concludendo un po' brutalmente questa mia già lunga replica - non credo che la matematica possa più tornare nell'alveo che l'ha vista nascere, ma ogni tanto spunta dal novero dei bei cervelli pensanti qualche genio che sembra volerci illudere (penso al primo Russell, per esempio, a Wittgenstein, Frege ma anche a Feynman, senza dimenticare l'ultimo Carnap - e mi fermo qui, perché già troppi nomi mi stanno comparendo davanti, e non è giusto che ne scriva troppi, magari dimenticandomene colpevolmente qualcuno).

    Grazie dello spunto, come sempre prezioso, e a presto.

    C.

     

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