akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

15 febbraio 2009

1139. Una pace generata dall'errore (?)

Penso dunque al perseguimento della pace poiché riguarda la ragione e le cose a essa collegate. Eppure questo punto di vista è sbagliato, perché finisce col separare lo spirito da tutte le attività che gli sono proprie; è anche vero però che questo processo astratto e questa consapevolezza di sbagliare sono necessari: mi fanno infatti capire che ogni punto di vista reca in sé un certo (se non notevole) margine di errore.

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2 Comments:

  • At 16/2/09 12:00 PM, Blogger Gioacchino said…

    Ciao, Clelia. I tuoi ultimi post mi sono stati di grande aiuto. In questo in particolare ritrovo un esempio di un'assurda contraddizione che da tempo alimenta alcuni dubbi su me stesso, sul mio modo di pensare a me (che mi penso). Tutto ciò che siamo è un regno dai confini imprecisati, forse suddiviso al suo interno in altri piccoli regni, forse addirittura inesistente: fonte di leggende che lo fanno immaginare reale e degno di essere vagheggiato. A volte mi sembra una buona idea inventare in esso un ordine e dei confini interni, senza limitarne l'ampiezza; altre volte mi lascio guidare dai suoi influssi verso la fonte, come un rabdomante. Quando la pace mi sembra vicina ma ancora irraggiungibile, una strana logica mi suggerisce di cercare una "follia" nuova e diversa, addomesticata dalla ragione. So che impossibile e inutile, ma sento che la ribellione che provo in quei momenti è positiva.
    Di chi è l'opera del post precedente? A presto,

    Gioacchino

     
  • At 16/2/09 1:33 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    L'opera è di Reilee Bach e si intitola "The Letter" (quando l'immagine è ingrandibile - come in questo caso - il titolo e l'autore compaiono nella barra in alto del browser quando apri l'immagine).

    Quanto al resto, non valuterei negativamente la fantasia dei "regni del confine". Certo, essa deve essere ben diretta e controllata, ma non credo che possa esistere essere umano esente dal suo mondo immaginario.

    Se non ricordo male Aristotele faceva derivare l'etimo della parola fantasia da pháos, luce.
    Segno questo che, per illuminare le nostre vite, altrimenti alquanto tenebrose, un po' di immaginazione non guasta mai...

    Stammi bene, carissimo.

    C.

     

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