1138. Il terzo (in)comodo
Le anime hanno un loro particolar modo d'intendersi, d'entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor proprii e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l'impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d'ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l'angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.
Luigi Pirandello - Il fu Mattia Pascal > cap. XI
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2 Comments:
At 15/2/09 10:43 PM,
Bruno said…
In quel tuo vivere severo l’occhio lontano dipinge un’ansia di nubi sulla tua speranza di pesco.
Per ora ti manca il coraggio. Di leggerla, di spedirla. O di rispondere.
Lettera, misterioso protocollo d’anime. Una bella tela che porta il suo vero dono: un groviglio di parole non scritte.
Quelle che il filo d’inchiostro ha catturato per te correndo sulla carta dove il tuo vento di attesa le ha spinte.
At 15/2/09 11:14 PM,
Clelia Mazzini said…
Tu sì che conosci/capisci il tormento e le difficoltà epistolari.
Tu sì che sai cosa si annida fra il tempo della ricezione e quello della trasmissione (un deserto di giorni e di passi).
Tu sì che puoi aprire il foglio nero di righe o bianco di stupore e ricavarne sogni o consuetudini.
Per questo ti leggo tanto volentieri, quando scrivi.
C.
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