akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

12 febbraio 2009

1127. Geografia malinconica

Ma quando anch'egli venne in odio agli dèi / solo allora vagava per la pianura Alea, / rodendosi l'animo ed evitando il passo degli uomini. [Iliade, VI, 200-2]
"Solo allora vagava per la pianura Alea". Il divorzio dagli dèi produce dunque [in Bellerofonte] solitudine ed erranza. Il verbo alaomai, qui utilizzato all'imperfetto, significa appunto vagare, andare errando. Nella sua forma sostantiva, ale (l'andar errando, l'errore), esso assume anche un significato figurato, e può indicare una perplessità, un disordine, un turbamento dell'animo. Il motivo dell'erranza domina dunque la melanconia di Bellerofonte. Non a caso il nome della pianura, Aleion, vuol dire "pianura degli errabondi", ossia di chi non ha più patria né dimora: in questo caso di chi, inviso agli dèi, è stato spinto a vagare senza meta, evitando i sentieri battuti, le strade, i percorsi frequentati dagli uomini. "Evitando" è reso con aleeinon (da aleeino, forma epica di aleomai), che richiama, per assonanza, il verbo precedente. All'interno dei tre versi citati, la condizione errabonda di Bellerofonte - epicentro della descrizione omerica - diventa così il registro dominante da cui dipendono l'orizzonte del significato e il gioco delicato delle assonanze...

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