1125. In viaggio verso la prossima sorpresa
Ogni volta che salgo in treno non so mai cosa scegliere, se sedermi in direzione di marcia o in quella opposta. A differenza di molti, per me è uguale. Poi però, due volte su tre, scelgo l'opposta. Forse, anziché andare con gli occhi incontro al paesaggio, preferisco esserne colto all'improvviso. Aggredito a volte. Trattenerlo nello sguardo quanto posso, tirando il collo oppure sbattendo la fronte sul finestrino, e passare subito alla sequenza, alla sorpresa successiva. Appena salito, ho appoggiato il libro, aperto, sul sedile, ho piazzato il trolley – leggero, questa volta – al suo posto su in alto, lo zaino col computer temporaneamente fra i piedi, sfilato di dosso il cappotto. E qualcuno deve proprio averlo notato, il gesto di questo qui – me – in piedi in mezzo al corridoio, al momento di dover appendere il cappotto, il mio solito slittamento, quel gesto incerto, le braccia che accennano verso una direzione e poi, movimento impercettibile, vanno nell'altra. Dentro a quell'ingradualità lieve, notata da chissà chi, ho appeso il cappotto alla mia sinistra, con il treno già in moto verso quella direzione a cui io, da quel momento, prendendo posto – lo zaino fra i piedi, il libro con le foto di Magdalena in mano – ho dato le spalle. E ho guardato fuori. Subito.
Pubblicato con Flock




0 Comments:
Posta un commento
<< Home