akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

12 febbraio 2009

1125. In viaggio verso la prossima sorpresa

Il lago, dal trenoOgni volta che salgo in treno non so mai cosa scegliere, se sedermi in direzione di marcia o in quella opposta. A differenza di molti, per me è uguale. Poi però, due volte su tre, scelgo l'opposta. Forse, anziché andare con gli occhi incontro al paesaggio, preferisco esserne colto all'improvviso. Aggredito a volte. Trattenerlo nello sguardo quanto posso, tirando il collo oppure sbattendo la fronte sul finestrino, e passare subito alla sequenza, alla sorpresa successiva. Appena salito, ho appoggiato il libro, aperto, sul sedile, ho piazzato il trolley – leggero, questa volta – al suo posto su in alto, lo zaino col computer temporaneamente fra i piedi, sfilato di dosso il cappotto. E qualcuno deve proprio averlo notato, il gesto di questo qui – me – in piedi in mezzo al corridoio, al momento di dover appendere il cappotto, il mio solito slittamento, quel gesto incerto, le braccia che accennano verso una direzione e poi, movimento impercettibile, vanno nell'altra. Dentro a quell'ingradualità lieve, notata da chissà chi, ho appeso il cappotto alla mia sinistra, con il treno già in moto verso quella direzione a cui io, da quel momento, prendendo posto – lo zaino fra i piedi, il libro con le foto di Magdalena in mano – ho dato le spalle. E ho guardato fuori. Subito.

Pubblicato con Flock