akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

10 febbraio 2009

1119. ...pulvis es et in pulverem reverteris

Il mondo umano, non diversamente da quello animale, sembra segnato dall'irragione e dall'assurdo, per il fatto di declinarsi in una molteplicità inconciliabile di individui e di ragioni; individui che non possono alla fine far altro se non riconoscere la loro totale estraneità rispetto alle ragioni dell'altro, per non dire poi del loro disgusto, sorretto dalla incoercibile convinzione che, tutto sommato, l'altro sia affetto da palese follia, morbosa ostinazione, demenziale pretesa.
Così l'ampio spettro della vita morale degli individui e dei popoli, i loro culti e le loro cerimonie, le loro credenze e i loro divieti, i loro tabù e le loro norme di condotta, le costumanze alimentari e sessuali, nonché, naturalmente, i loro modi fantasiosi di acconciarsi, rivestirsi, spogliarsi, colorarsi, deformarsi cranio, narici, orecchie e piedi, infibularsi persino lingua e sesso, adornarsi di penne, piume, posticci, parrucche, pietre e metalli e altre inutili e stupidissime cose considerata, chissà perché preziose, e infine di circondarsi della più stravagante varietà di oggetti futili e nondimeno giudicati onorevoli e anzi indispensabili, tutto questo spettacolo "storico" della umana sovrabbondanza e sollecitudine non può che richiamare, per analogia, al varietà di aspetti dei nostri fratelli, o se si preferisce cugini, animali, nonché la loro e scandalosa incomprensibilità allo sguardo di una ragione sobria e disincantata, bisognosa di un perché o di un "cui prodest". Domanda tanto più urgente se confrontata poi con l'infinito male che affligge le esistenze individuali, siano esse animali o umane, e con l'orribile, titanica violenza di cui si nutre il procedere della vita, poiché nulla di meglio si è trovato per conservarla e per accrescerla se non il destinarla a un'universale autofagia e all'invincibile legge di subordinazione dei deboli e sventurati ai forti del momento, nononstante le pretese generose (ma invero esse stesse sospette di inconsapevole o inconfessata volontà di violenza) delle molteplici razze di riformatori, rivoluzionari, utopici restauratori e affini che hanno attraversato le storiche vicende dell'itinerario umano verso la polvere, ogni volta lasciando tutto come prima.

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2 Comments:

  • At 11/2/09 3:28 PM, Anonymous sabrinamanca said…

    Che voglia di piangere...

     
  • At 11/2/09 3:34 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Non è il caso...

    A me piuttosto - per l'occasione - mi è tornata repentina la voglia di riprendere in mano la stupenda "A se stesso" di Giacomo Leopardi, o di recitare il magnifico, ultimo verso di "Aspasia".

    Pensa un po' come possono essere diverse, in noi, le reazioni.

    Ciao cara, stammi bene.

    C.

     

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