akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

08 febbraio 2009

1113. Pregiudizi egoici

Bisognerebbe domandarsi una buona volta quanto pochi siano quelli che indagano fino in fondo e si chiedono: perché vivi qui? Perché frequenti questo o quello? Come sei giunto a queste convinzioni religiose? Perché mangi (o non mangi) certi cibi? La casa in cui vivi è veramente costruita per te? e così via. Ma nulla è più raro della definizione di "ego" per noi stessi". Eppure vige il pregiudizio che noi conosciamo il nostro "ego", che esso non perda l'occasione per farci sentire la sua presenza; invece alla ricerca del nostro vero "ego" noi non dedichiamo un attimo, quasi che il fatto che si pensi di "conoscerci" ci dispensi da una ricerca metodica in tal senso...

Pubblicato con Flock

6 Comments:

  • At 8/2/09 6:54 PM, Anonymous Anonimo said…

    Cara Clelia oggi ti "diverti" con il tuo ed il nostro (di lettori) "ego" giocando sulla linea di confine tra ciò che possiamo accogliere nell'io e ciò che respingiamo.Nell'Ego sono presenti proiezioni che appartengono alla società, in quel confine, nella distinzione tra io ed ego, può accendersi una lotta furibonda. In quel luogo troviamo uno specchio preciso di quel che siamo, senza saperlo, mentre ci sembra di muoverci alla cieca.
    Ancora un invito all'autenticità, ma anche, forse, una possibilità aperta a scoprire linee di prossimità.
    Felice di averti ritrovata, Clelia.
    Rosa

     
  • At 8/2/09 8:16 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Carissima Rosa,

    il piacere è tutto mio.

    Giusto quello che dici, ma voglio ricordare a me stessa che proprio nell'occhio del ciclone pare che regni la pace più assoluta.

    Chissà che non accada anche nel centro di quel "vortice" che si trova sul limitare di quel "confine" al quale tu stessa accennavi.

    Voglio sperarlo.

    Stammi bene.

    C.

     
  • At 8/2/09 10:54 PM, Anonymous Graziano Spinosi said…

    Buonanotte Clelia.
    Graziano

     
  • At 9/2/09 3:43 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Carissimo Graziano,

    altrettanto a te.

    C.

     
  • At 11/2/09 3:37 PM, Anonymous sabrinamanca said…

    Parli alla seconda persona, quasi che il tuo ego e tu, foste separati, ecco.

    Mi affascina sempre, e mi fa sorridere e riflettere, e tanto altro ancora, quando nella narrazione, in una banale conversazione perfino, cambiamo continuamente e repentinamente di persona.
    Si va dal si impersonale, al noi, al tu e spesso accade che stiamo parlando di noi.

    Correggo: passo dal si impersonale, al tu, al noi, e sto raccontando di me.

    E naturalmente mi succede (e pure questo verbo, succedere!) quando racconto di emozioni e stati d'animo.

    un saluto invernale.

     
  • At 11/2/09 6:30 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Carissima, le sensazioni che trasmetti con la tua "analisi discorsiva" sono condivisibili e coinvolgenti.
    Ho sempre ritenuto questi "passaggi" come evidenze di valore e non qualcosa di cui doverci in qualche modo scusare; voglio dire che il passaggio di persona è assolutamente fisiologico in uno spirito curioso e (auto)riflessivo.

    Ricambio il saluto (invernale sì, ma non freddo).

    C.

     

Posta un commento

<< Home