akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

05 febbraio 2009

1102. Lettere dalla zona interdetta [XXVIII] Notizie dal vulcano



Scivolando verso la Forgia Vecchia, a Stromboli, mi dicesti ciò che quel giorno io volevo sentirmi dire. Avesti tempo, dopo, per confermarlo e ritrattarlo, e poi per confermarlo ancora.
Oggi le tue parole, lontane e indistinguibili, mi sono sovvenute per un attimo alla mente, riportandomi indietro verso profumi che sembravano dimenticati e verso sere inconcluse. Da tempo sul mio orizzonte non appare cielo e mare, e fuoco. Altre acque, altri confini, altri silenzi.
Tu ci sei, quando vuoi esserci; tu ricami i giorni del divenire con l'arma della mia pazienza. Non avevi pretese e non ne hai. Mi sei rimasto in fondo sconosciuto ed è in questo modo che di te ho saputo tutto. E' bastato sfregare le mani sopra lo scisto che mi hai lasciato e il tuo "genio" prodigo ha riempito di silenzio i miei giorni. Quanto alle notti, be', di quelle ti parlerò un'altra volta; sappi solo che mi appartengono più di allora e che i sogni non sono tutto.
Senza il bisogno di sperare mi risveglierei incompleta.
Pronta a tutto pur di non fare niente.

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